sabato 26 febbraio 2011

Ci basta l'astrazione?

Ho appena terminato il libro di Lorella Zanardo "Il corpo delle donne". 
Un gran bel lavoro, valido e ben inquadrato. 
Credo che resterà una piccola guida per il mio futuro.
Vorrei riportare qui un paio di passaggi che trovo molto importanti, e che già da un pò rappresentano una fonte di discussione, spesso divergenza, con alcune persone.

Certo, le mie letture sono state tante, alcune, poi, fondamentali. Ma erano l'approdo di un ricerca, non arrivavano mai per caso. Erano frutto di un lungo lavoro su me stessa, di esperienze reali e fisiche, che vivevo sulla mia pelle e che soltanto dopo trovavano conferma nella lettura. E le esperienze più potenti sono spesso quelle che ci portano fuori dai contesti abituali, quelle che ci permettono di superare i confini in cui ci rinchiudiamo.


Mettersi alla ricerca della propria verità. Accettare di non sapere; avendo fiducia che nuove consapevolezze emergeranno durante il viaggio; senza preoccuparsi di sapere tutto e convincendoci che i dubbi possono essere utili. Concedersi, finalmente, la libertà di dire: "Non so, ci devo pensare. Mi prendo il mio tempo".


Li considero passaggi salienti, al di là dell'idea principale dell'autrice.
Dovremmo ricordare che abbiamo bisogno del cuore, e del corpo. Sono anche loro a fare il cervello, che non è il comandante di nessuno. 
Complimenti!

.

Ma perchè le donne devono solo piacere?

Facendo un giro sui quotidiani in rete capito su questo articolo del Corriere.
Si parla della donna flexisexual, ovvero la donna che riconosce la complessità e la flessibilità della propria sessualità e si sente quindi libera di vivere il proprio erotismo anche con altre donne, pur continuando a scegliere partner sessuali maschili. Se mi fermassi qui degli aspetti positivi ne vedrei: è decisamente ora di esprimere la propria libido, il proprio immaginario erotico e di vivere il sesso in maniera libera, fluida; riconoscere e accettare di buon grado che anche una sola volta nella vita si può essere attratti da persone del proprio sesso, e magari avere con loro un'avventura o una relazione duratura. Mi rendo conto che le persone omosessuali sono spesso, purtroppo, le prime a farsi portavoce di una rigidità sessuale ed affettiva: non di rado mi capita di parlare con altri ragazzi gay che, come dire ... tengono la "patata" ben lontana. 
Ma è dura anche per le persone gay e lesbiche, in effetti, tornare ad essere fluide dopo aver compiuto un percorso di comprensione di sé generalmente molto faticoso.
Tuttavia, arrivando alla fine dell'articolo emerge questo: «Penso che le ragazze bacino altre donne per attirare l'attenzione dei ragazzi, perché questi ultimi pensano che il bacio saffico sia sexy e seduttivo - spiega al sito della Abc la giovane Lauren DeGiorgi, laureanda in psicologia alla East Carolina University - Di solito noi siamo ubriache quando facciamo cose simili». Prima delusione.
E come conferma alla mia delusione, questo articolo correlato: "l’emancipazione 2.0 di donne che possono finalmente uscire dal cliché della bella che deve piacere solo all’uomo: finalmente donna-oggetto per altre donne, ecco il vero riscatto".
Ma quale riscatto, scusate?
Ma perchè le donne devono e possono solo restare  nel recinto della seduzione? Pensare di affascinare ed eccitare anche per quello che si pensa e afferma no, eh? Proprio non ci riusciamo a considerarci tutti soggetti ...

giovedì 24 febbraio 2011

E' questo il maschile che vogliamo?

In questi giorni la TV ci ricorda che al termine di una partita Gennaro Gattuso, giocatore del Milan, ha reagito ad una discussione con Joe Jordan, assistente della squadra avversaria, dandogli prima una spinta al collo e poi una testata. 
Qui e qui i video. Qui l'intervista. 
Grave, la pena: cinque giornate di squalifica, oh! Che ve credete!
Io ci ho provato a mettermi nei suoi panni, come nei panni di uno sport in quanto dimensione più collettiva, ma proprio non riesco a trovare sufficiente una simile punizione per un'azione così grave. Il calcio è il primo sport nazionale in Italia, il più seguito; seguitissimo dai giovani, maschi in primis. Queste persone, questi giocatori, sono gli stessi che poi vengono chiamati per realizzare pubblicità, che poi andranno in onda sulle nostra televisione, e per i quali molti italiani nutrono una profonda invidia, per stile di vita, modelle strafighe incluse. Possibile che il maschile che vogliamo sia questo? Possibile che un modello di maschilità debba provenire da qualcuno che, dopo aver agito in un tal modo, replica: "Ci mancava che mi davano un mese di galera. [...] Il mio motto è 'portare rispetto a chi porta rispetto'. Buono sì ma scemo no."? 
Non so voi, ma io mi oppongo.
Voglio essere un maschio diverso, e voglio accanto dei maschi diversi.

mercoledì 23 febbraio 2011

Ancora natura biologica

Trovo questo post molto interessante, e mi permette di scoprire questo.
Non assumo alcuna posizione: non ne ho le competenze, la preparazione, non sono tantomeno a conoscenza dellle ultime ricerche.
Trovo, però, che essere al corrente del dibattito pubblico che riguarda l'omosessualità e la sua rappresentazione sia importante.
Un dubbio, tuttavia, mi sorge: perchè a così poche persone viene in mente che se un maschio di 6 anni o meno si sente a proprio agio a ballare Lorella Cuccarini con una gonnellina potrebbe non dipendere da nessun gene gayo bensì da un fatto puramente culturale? Intendo: parliamo ancora di responsabilità della natura biologica quando vediamo ogni giorno bambine che si strapperebbero i capelli per il vestito rosa da principessa? 
Personalmente credo di poter affermare che ogni espressione femminile che assumevo da bambino, ogni gestualità particolarmente effeminata che ricercavo e andando avanti così provenissero dalla convinzione di non potermi percepire come un maschio completo, non ne avevo i giusti requisiti., da qui il diritto. Perciò: meglio ibridarsi - "Magari se mi spaccio per una femmina posso esprimermi!". 
Riflettiamo.

martedì 22 febbraio 2011

Schegge di liberazione dalla Slavia

Con il mondo slavo nel cuore da ormai quindici anni, e da aspirante slavista, cerco di conoscere anche cosa accade in quelle zone del mondo. 
Scopro ora alcune news.
Sono molto inquieto e preoccupato per tutto ciò che ancora non può esprimersi, ma nello stesso tempo commosso dalla costanza, la tenacia e il coraggio di persone come Sergej Androsenko (a dispetto di ogni altra traslitterazione = sbagliata!).
Il 14 febbraio scorso è stato organizzato il primo gay pride di Minsk. Numero massimo di persone patteggiato: 15. Qui la notizia in italiano, qui in russo - ma le immagini parlano chiaro.
Complimenti, davvero.

Riferisco pure, però, che il tanto democratico Lukašenko, dopo l'incontro di novembre con il ministro degli Esteri tedesco  Guido Westerwelle, ha ribadito la sua condotta: "A me i gay non piacciono e allora gliel'ho detto. Bisognerebbe condurre una vita normale." Bravo: tu sì che hai capito!

ps: questo è l'esito di ripetuti tentativi di organizzare un gay pride a Mosca. 




lunedì 21 febbraio 2011

Naturaliter anticalcio, cara la mia Chiesa?

Facendo il classico giro mattutino tra blog, col pensiero rivolto ancora al post di ieri, mi torna in mente questo episodio. Significativo, in qualche modo.
Il sottoscritto: sei anni, al primo anno della scuola elementare, amante di molte cose, ma di sicuro non del calcio. Mio padre: grande persona, una mente più che aperta - come alcuni hanno già avuto modo di leggere altrove - e amante sfegatato del suddetto sport.
Un giorno mia madre mi chiede: "Ame, tuo cugino sta andando a scuola di calcio, non lontano da casa. Ti piacerebbe? Ti va?". Ricordo la mia reazione emotiva distintamente, espressa tutta nel cervello: "Non posso andarci, non voglio. A me piace la pallavolo, vorrei imparare a suonare la chitarra, voglio imparare nuove lingue del mondo - la mia passione per il russo stava per esplodere - non voglio giocare a calcio!". Nulla di tutto questo uscì dalla mia bocca: "Sì, mamma. Mi piace! Bene!".
Quale immensa delusione avrei dato a mio padre, e non solo? Quale terribile verità sarebbe emersa inevitabilmente di fronte ad un mio rifiuto? Ma soprattutto: quale maschio non ama il calcio? Il calcio è maschio! Il calcio è il simbolo dei maschi - ecco, forse ho confuso i livelli: il fatto che io lo fossi e che mi piacessero non voleva dire che fossi per forza uguale a loro. Troppo tardi, ci si arriva.
Una settimana di allenamenti, mi impegnavo sul serio. Un'esperienza traumatica: mi sentivo fuori luogo, non era un'attività interessante per me; i miei compagni si azzuffavano per ogni piccola discussione, e io provavo vergogna: per loro - "Poveracci", pensavo - e allo stesso tempo per me, perchè sapevo che non avrei mai aderito a quei comportamenti. 
Riflettere: un bambino di sei anni soffre perchè si sente inadeguato a non picchiare quando gli parte la brocca.
Dopo la settimana di prova mia madre mi ritrova fuori in giardino a parlare e piangere da solo. Preoccupata, si avvicina, cerca di capire. Le spiego qualcosa, e lei: "Se non ti piace perchè ci sei andato?!", io: "Per fare contento papà!". 
Ovviamente mi hanno ritirato, senza particolare preoccupazione. Ma il mio senso di umiliazione e inadeguatezza è rimasto, a lungo. "E allora so' proprio frocio, cazzo!"
Sì, sono frocio, e il calcio lo aborro tuttora. Con consapevolezza e un pizzico di orgoglio, ammetto.

Si parla ancora "in nome della natura", ahimè ...

Oggi leggo questo articolo, e trovo conferma a molte cose che penso da tempo.
Diciamone una per riassumerne diverse: per prospettive, princìpi motori e progetti attuali, l'istituzione della Chiesa cattolica è decisamente dannosa. 
Molte volte mi sono chiesto - e non smetto di farlo - quanto delle nostre opinioni al riguardo siano frutto di luoghi comuni e passaparola, che non sono mai dei buoni punti di partenza. La risposta che trovo è che una gran parte proviene proprio da lì, ma diciamo pure che questi cari signori non si fanno mancare nulla! 
Tra le innumerevoli demenzialità, alla domanda dell'intervistatore: "Eccellenza, più grave eticamente peccare in lussuria secondo natura, con donne, o con uomini?", monsignor Giacomo Babini afferma: "Certamente il secondo caso. Meno grave eticamente peccare seguendo la natura che contro la natura e violentarla con la omosessualità, siamo nell' eresia. La omosessualità praticata é una forma eretica e contraria al diritto naturale, violenta la natura e rende difficile, salva la misericordia di Dio, la entrata nel Regno dei Cieli."
Ora. Con tanta pazienza mi metterei qui a provare a disintegrare ogni singola frase di quest'idiota, ma preferisco lasciar parlare qualcuno che usa strumenti di sicuro più invasivi dei miei. Ecco, e ancora ecco, e ariecco.

domenica 20 febbraio 2011

Risposte che pongono domande

Uno dei miei rosari, uno dei miei punti fermi.
Scoperto in rete, guardo questo video con una frequenza costante: è il minimo che io possa fare per esprimere la mia gratitudine ad una donna e militante come Adele Faccio, che forse sarebbe fiera dei primi risultati ottenuti in questi giorni di manifestazione.
La vera rivoluzione l'ha fatta anche lei; l'ha preparata, perlomeno, nel mio cervello.
Vi dirò: quando le sento dire, con forza garbata e matura, "Voglio continuare a parlare", mi commuovo.


giovedì 17 febbraio 2011

Piccolo sussulto ... . _.,-.- ----...--..-.si comincia.

Ciao, a tutti.
In realtà non c'è ancora nessuno: io non esisto ancora - potenzialità della rete!
Tenderei a scrivere ogni piccolo inutile dettaglio della mia vita fino ad oggi, per come mi conosco. Ma vorrei riuscire a non cascarci, questa volta. Preferisco lasciarmi leggere, intanto, sperando di tessere una rete con molti di voi, che hanno già una vita, qui. 
Poche cose riguardo al blog. 
Perchè creare un blog?!
Chi scrive è un ragazzo di ventidue anni - ops, irrompe la mania ... - che da poco si rende conto di quanto non abbia mai parlato, in realtà; di quanto avesse avuto da dire in tutti questi anni, senza mai trovare modi e tempi giusti; di quanta voce e suoni abbia mandato giù, insieme alla saliva, non sapendosi spiegare il perchè. Allora, almeno.
Ora è diverso, sono diverso.
Sono nuovo. 
Pochi giorni fa ho rivisto un gran film, I giorni dell'abbandono. Questa frase: Non posso soffiare via il passato come se fosse un brutto insetto che si è fermato sulla mia mano, no?
Ecco: nulla potrebbe descrivermi meglio di queste parole, su ogni livello.
Ho lasciato il mio "grande amore", che non ha perso tempo per tracciare una linea d'inchiostro scuro tra le sue giornate. Già, proprio sul mio nome, su di me. Qualcosa di incomprensibile, oltre che abissale.
Oggi due zie di questo meraviglioso paese in cui vivo - credetemi: lo sarebbe davvero se solo fosse spopolato! - sono venute a trovare il mio meraviglioso nipote - lui lo è veramente, sempre - e in tutta la loro  più convinta e radicata ignoranza e appiattimento delle individualità mi hanno ricordato quanto ancora si dovrà lavorare per far aprire gli occhi e le orecchie alle ignoranze. Dura reponsabilità, che mi prendo volentieri, come in molti hanno fatto con me, e continuano a fare. Contribuire, si può.
Vicino alla laurea - in aprile: si tratta del mio primo lavoro autonomo, importante, accorato.
Oggi ho comprato una nuova sacca: ganzissima!
Insomma: sono nuovo. Sono fatto di nuovo