lunedì 21 febbraio 2011

Naturaliter anticalcio, cara la mia Chiesa?

Facendo il classico giro mattutino tra blog, col pensiero rivolto ancora al post di ieri, mi torna in mente questo episodio. Significativo, in qualche modo.
Il sottoscritto: sei anni, al primo anno della scuola elementare, amante di molte cose, ma di sicuro non del calcio. Mio padre: grande persona, una mente più che aperta - come alcuni hanno già avuto modo di leggere altrove - e amante sfegatato del suddetto sport.
Un giorno mia madre mi chiede: "Ame, tuo cugino sta andando a scuola di calcio, non lontano da casa. Ti piacerebbe? Ti va?". Ricordo la mia reazione emotiva distintamente, espressa tutta nel cervello: "Non posso andarci, non voglio. A me piace la pallavolo, vorrei imparare a suonare la chitarra, voglio imparare nuove lingue del mondo - la mia passione per il russo stava per esplodere - non voglio giocare a calcio!". Nulla di tutto questo uscì dalla mia bocca: "Sì, mamma. Mi piace! Bene!".
Quale immensa delusione avrei dato a mio padre, e non solo? Quale terribile verità sarebbe emersa inevitabilmente di fronte ad un mio rifiuto? Ma soprattutto: quale maschio non ama il calcio? Il calcio è maschio! Il calcio è il simbolo dei maschi - ecco, forse ho confuso i livelli: il fatto che io lo fossi e che mi piacessero non voleva dire che fossi per forza uguale a loro. Troppo tardi, ci si arriva.
Una settimana di allenamenti, mi impegnavo sul serio. Un'esperienza traumatica: mi sentivo fuori luogo, non era un'attività interessante per me; i miei compagni si azzuffavano per ogni piccola discussione, e io provavo vergogna: per loro - "Poveracci", pensavo - e allo stesso tempo per me, perchè sapevo che non avrei mai aderito a quei comportamenti. 
Riflettere: un bambino di sei anni soffre perchè si sente inadeguato a non picchiare quando gli parte la brocca.
Dopo la settimana di prova mia madre mi ritrova fuori in giardino a parlare e piangere da solo. Preoccupata, si avvicina, cerca di capire. Le spiego qualcosa, e lei: "Se non ti piace perchè ci sei andato?!", io: "Per fare contento papà!". 
Ovviamente mi hanno ritirato, senza particolare preoccupazione. Ma il mio senso di umiliazione e inadeguatezza è rimasto, a lungo. "E allora so' proprio frocio, cazzo!"
Sì, sono frocio, e il calcio lo aborro tuttora. Con consapevolezza e un pizzico di orgoglio, ammetto.

2 commenti:

  1. Hhuauauauhauhauhauh Io invece ricordo troppo bene l'espressione di tua madre raccontandomelo!
    Allora ero la tua Donna.. <3

    RispondiElimina
  2. Già, ai tempi eri la speranza di mia madre! Hai fatto cilecca, e per questo ti odierà per sempre! ;-)

    RispondiElimina