domenica 27 marzo 2011

Ora ci si trova con il radar!

Oggi un caro amico mi parla di una nuova moda gaya che mi lascia basito, oltre che preoccupato. 
Si chiama Grindr: si tratta di un social network, credo funzionante solo su IPhone, che permette ai soli maschi gay - o bisex, al massimo! - di rintracciarsi grazie ad un sistema di geolocalizzazione. Ebbene sì: ormai ci siamo ridotti a scovarci come segugi, solo che al posto dell'olfatto si usa la tecnologia.
Tutti gli iscritti hanno un profilo, con una foto e un nick. Nel momento in cui si trovano ad una distanza ravvicinata, sul profilo verrà specificato, così da potersi mettere in contatto. 
Qui, qui qualche informazione.

Non vorrei essere bigotto, né conservatore. 
Ma sono convinto - e la mia esperienza personale me lo conferma - che gli incontri migliori, quelli ricchi di sapore, di gusto, anche se poi conoscono presto una fine, restino quelli casuali, involontari. Soprattutto quelli non dettati dalla ricerca a mo' di gay radar.

7 commenti:

  1. Ciao!
    Ne ho sentito parlare anche io da alcuni amici gay...mi sembra però di aver capito che sia un'applicazione che si possa scaricare per ogni cellulare che accetti una tale tecnologia..
    Comunque, a me non piace come modo per conoscere le persone anche perchè lo trovo estremamente impersonale..
    Ti dirò però che tra i miei amici c'è un 50% che lo detesta, un pò come me, un 50% che lo trova un buon modo per creare il primo contatto con qualcuno...
    mah...
    ai posteri l'ardua sentenza!!

    Seya

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  2. Ciao!
    Ieri me ne parlava questa caro amico, consapevole che mi avrebbe quasi gisgustato - aveva quasi paura di dirmelo :D
    Sai, non è tanto l'impesonalità che mi preoccupa - in fondo, nonostante io diffidi anche di questo metodo, so e riconosco con piacere che le chat hanno spesso permesso una conoscenza trasformataisi in una relazione sincera, più o meno duratura - quanto l'iniziativa di ricercarsi con un segnale a seconda della distanza. Finisce per confermare lo stereotipo secondo cui le persone gay sono sempre a caccia, sempre in agguato: "Ti viene voglia di qualcosa - più o meno carnale? Ecco chi c'è a disposizione nelle vicinanze!".
    Tremendo, a mio avviso.

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  3. Concordo sul rischio sterotipo!!!!

    Seya

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  4. Un Netlog omosessuale eh.. Che cosa triste!
    Le chat sono una cosa, gli "scopatoi" un'altra. Passatemi il francese. E per di più il fatto che sia riservato ai soli gay lo trovo ancor più imbarazzante per tutti gli omosessuali che non vogliono e non posso permettere che si trasmetta questa immagine.

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  5. @Katia
    Io nutro i tuoi stessi timori.
    Ad oppormi non mi oppongo; sto imparando - non sono ancora molto bravo - a non esprimere giudizi morali di fronte a situazioni che mi si addicono poco; vale un po' quello che ci siamo detti su Berlusconi: se 'sta cosa esiste e funge, vuol dire che qualcuno ne fa uso. In molti sostengono che io sia troppo rigido nel giudicare inappropriati, dannosi e controproducenti saune gay, palestre gay e simili - mi dicono che per molti uomini, magari adulti o anziani, che non hanno o non hanno più l'opportunità di rimettersi in gioco e di vivere in modo sincero laloro affettività e il loro erotismo, questi sono luoghi in cui questi possono rubare qualche piacevole conoscenza. Mi metto nei loro panni, e cerco di pormi domande.
    La mia opposizione, però, non procede su via morale etica: credo che finchè continueremo a concedere, accettare e chiudere un occhio su queste dinamiche, non solo a questi stessi uomini non verrà mai chiesto né permesso di riprendere in mano la loro vita, ma l'intera società non evolverà.
    L'obiettivo non dovrebbe consistere nell'ottenimento di valvole di sfogo, nell'avere il meno peggio, ma nell'avere il meglio.
    Continuo a pensare.

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  6. Esatto, così non si evolve, così non si va da nessuna parte. Giudicare no, però è come se venisse accettata una palestra o una sauna per le sole Bionde, o per le sole persone Obese, perché magari, per i più diversi e bislacchi motivi, non riescono a relazionarsi con il mondo, tutto. Credo che il peggio sia proprio per quelle persone che si sentono protette da un'ambiente a loro "riservato", mi sembra quasi un non volersi assumere la responsabilità della propria vita.. No?

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  7. Sono d'accordo.
    Hai detto bene: si tratta della capacità di relazionarsi con il mondo, è questo che mi fa stare male. Il rischio di perderla.

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