mercoledì 16 marzo 2011

Orgoglio italiano

Lo dico chiaramente, senza troppi giri di parole: io detesto il patriottismo.
Trovo che non sia neppure necessario spiegare per quali ragioni, che si allacciano all'etimologia, al patriarcato, al machismo, al senso del sacrificio come prova di coraggio e a molti altri aspetti, del tutto correlati alle dinamiche che al giorno d'oggi non permettono ai vari generi di vivere con pari dignità.
Tuttavia, oggi mi è capitato di riguardare il filmato in cui Roberto Benigni riceve l'Oscar dalle mani di Sophia Loren, e vi dirò che mi sono commosso.
All'inizio mi sono chiesto: sarà il ricordo del film "La vita è bella", con tanto di musica di sottofondo, che mi colpisce? Sarà la felicità, gli applausi e la commozione del parterre tutto in una situazione così importante?
In realtà no: a commuovermi sono l'espressione, il tono di voce, l'emozione condivisa tra i due italiani, consapevoli di essere, in quel momento e contesto, rappresentanti privilegiati di un paese, di una cultura intera.
Non ero io a sentirmi orgoglioso, in effetti. Ma è stato altrettanto forte vedere come i due italiani si siano stretti in un abbraccio: è evidente che la Loren abbia gioito con passione e affetto, oltre che con stima.
Di critiche da rivolgere a Benigni e Loren ne avrei: lui assume a volte l'insopportabile atteggiamento dell'umile borghese di sinistra (ringraziare i suoi genitori per avergli dato il "dono più grande: la povertà" mi sa tanto di finto); lei mi dà l'idea di essere una gran fascistona!
Questo, però, non basta a svalutare il loro grande lavoro e impegno nell'arte, grandioso per tutti e due.
Questo video mette in luce come, anche in un paese alla frutta come il nostro, ci siano ancora modi e motivi per essere orgogliosi.


9 commenti:

  1. Forse, in realtà, due parole in più spese per argomentare la tua avversione per il patriottismo non avrebbero fatto male. ;)

    E' senz'altro sensata l'analisi etimologica che richiama patria e poi pater, altrettanto chiaro il tuo pensiero verso quello che è machismo e senso del sacrificio come prova di coraggio... e probabilmente condivido in parte. Tuttavia mi sembrava un po' azzardato fare del patriottismo solo questo. Come spesso capita ci si può rifare al passato (e neanche troppo remoto) per trovare ottimi esempi di patriottismo genuino e volto ad un vero amore per la patria. Sentimento vivo in uomini, donne e bambini nel quale furono riposte speranze e fatiche che, in alcuni casi, ha portato benefici non indifferenti.
    Per quanto fra la folla ci possa essere stato chi desiderava dare sfoggio del proprio coraggio, non farei di tutta un'erba un fascio. Né di oggi, né di ieri, né di domani. :)

    Un abbraccio.

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  2. @Dario :)
    Se non mi sono dilungato, anzi: se non ho proprio argomentato la mia avversionene e paura per il patriottismo è per due ragioni: 1. Meriterebbe molto più di un post, e non escludo che lo si farà. 2. Non volevo concentrarmi su quello, facendo perdere valore all'aspetto positivo. In più, sono molti i blog in cui se ne è parlato. Non volevo dire male qualcosa che qualcuno ha già espresso meglio di me.
    Hai ragione riguardo l'"azzardo". Sapevo di liquidare un mare di sfumature con questo post, ero molto titubante: alla fine ho deciso di concentrarmi su ciò che mi interessava, ma accolgo la correzione. Ti dico: da solo faccio fatica a trovare buoni esempi, o buone interpretazioni del patiottismo, ma forse perchè lo sto intendendo in un solo modo, ben preciso. Se puoi, fammene notare.
    Resta il fatto che apprezzo molto di più l'amore che due persone esprimono e condividono per un patrimonio culturale comune, a cui entrambi hanno contribuito, piuttosto che il senso di appartenenza atavico, spesso retorico.

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  3. Avevo immaginato che la tua scelta di non argomentare fosse per mettere in luce un aspetto diverso da quello solitamente inteso, e in questo sei stato bravo. Non è sempre facile vedere tutte le sfaccettature delle situazioni e reputo importante avere la possibilità di fruire di fonti che stimolino ad una riflessione più ampia, senza atrofizzarsi solo un singolo punto; per questo apprezzo molto il tuo post e mi sono permesso di commentarlo.
    Forse è importante sottolineare la differenza tra patriottismo e nazionalismo che, naturalmente, non si trova solo in una sottile sfumatura ma si concentra in qualcosa di ben più consistente e probabilmente ben noto a tutti.
    Dal mio punto di vista, che si tratti di Giovanna D'Arco, del "mito" di Giovan Battista Perasso o degli innumerevoli personaggi che hanno fatto il Risorgimento Italiano, o anche di alcuni esponenti del Sionismo, che per quanto sia una forma di nazionalismo moderno ha al suo interno delle posizioni moderate, mi riesce difficoltoso credere che siano stati mossi dal desiderio di far sfoggio del proprio coraggio piuttosto che da valori sentiti che, ahimè, oggigiorno sembrano essersi un po' illanguiditi.
    Forse è tra queste figure che si trova un patriottismo vero e genuino che ha saputo stupire e commuovere, nel bene e nel male, sia vinti che vincitori.
    Oggi non c'è più il bisogno di morire per la patria, o meglio, mi correggo: alla nostra generazione (e nel nostro Paese) non è ancora stato chiesto di morire per la patria; forse è proprio la forma del patriottismo stesso che è mutata necessariamente in base al contesto storico in cui viviamo. In quest'ottica risulta chiaro, e secondo me anche giustificabile, il "senso di appartenenza atavico", ma non in senso spregiativo. A mio avviso è importante coltivare una memoria storica al fine di permettere che il richiamo alla storia intersechi al patriottismo del XXI secolo, mutato in tutte le sue forme, il patrimonio culturale comune a tutti noi.

    Un abbraccio influenzato e un colpo di tosse. :) Devo rimettermi al più presto.

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  4. Sono io che ringrazio te. Penserò a quello che mi hai detto, mentre tutti e due cerchiamo di guarire.

    Un abbraccio!

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  8. Mi piace pensare che il patriottismo, anziché su un'omogeneità etnica, religiosa, linguistica o di altri aspetti privati delle persone, si possa fondare sulla scelta quotidiana di partecipare al benessere e alle decisioni della comunità alle cui regole si è soggetti, e di assicurare a qualunque altro cittadino il diritto di parteciparvi nella stessa identica misura.
    “La Patria non è un territorio, è l’idea che sorge su quello; è il pensiero d’amore, il senso di comunione che stringe in uno tutti i figli di quel territorio. Finché uno solo tra i vostri fratelli non è rappresentato dal proprio voto nello sviluppo della vita nazionale – finché un solo vegeta ineducato fra gli educati – finché uno solo, capace e voglioso di lavoro, langue per mancanza di lavoro, nella miseria – voi non avrete la Patria come dovreste averla, la Patria di tutti, la Patria per tutti. Il voto, l’educazione, il lavoro sono le tre colonne fondamentali della Nazione; non abbiate posa finché non siano per opera vostra solidamente innalzate. E quando lo saranno – quando avrete assicurato a tutti il pane del corpo e quello dell’anima – muovete allo sviluppo della missione Italiana e ricordatevi che quella missione è l’Unità morale d’Europa …”
    Giuseppe Mazzini, Dei doveri dell’uomo, 1842

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  9. @Giulia Mi fai riflettere. Il pensiero da te riportato mi pare non solo aderente ed aderibile, ma sostanzioso, pieno. Giusto. Non sono ora in grado di dirti se quello che il video mi ha suscito sia così lontano da ciò a cui il tuo pensiero tende, ma di sicuro ci rifletto.
    Ammetto con piacere che uno dei migliori gesti che ho compiuto e che mi hanno reso più felice negli ultimi tempi è stato riuscire a comunicare con un giovane di origine indiana, con cui spesso viaggio in treno di ritorno dall'università. Sempre troppo stanco per rompere le barriere, anche se con una voglia di provarci che gli si leggeva in faccia, se ne stava in silenzio, solo. Dopo mesi di incontri e semi-chiacchierate, ormai l'uno non manca di riservare e tenere libero un posto all'altro se ci si vede da lontano. In questi casi sento un grande esempio di integrazione. La mia, si intende.

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