domenica 29 maggio 2011

"E' maschio o femmina?" "Ehm ... non ve lo diciamo."

Appena letta la notizia sono rimasto in silenzio per un po'. 
E' proprio vero che letture, blog, convegni e altro, l'"attivismo sedentario", insomma, rappresenta solo una piccola parte delle battaglie. Quando qualcuno ci mette la faccia e agisce modificando il proprio stile di vita in nome dell'etica in cui crede, impone agli altri di ripensare tutto da capo.
Due genitori canadesi, Kathy Witterick e David Stocker, hanno deciso di non rivelare a nessuno il sesso del loro terzo figlio, Storm, se non agli altri due figli. Il motivo? Vogliono che il bambino o la bambina possa scegliere di costruirsi liberamente il proprio genere di appartenenza, il proprio ruolo di genere, senza subire pressioni, schemi, irrigidimenti dall'esterno, che arriverebbero puntualmente dalle persone, che modificherebbero il loro atteggiamento e il loro modo di porsi e di riferirsi al bambino in base a questa informazione.
Bel coraggio, di sicuro. 
Ciò che mi lascia perplesso, nel pensare questa iniziativa protratta nel tempo, è ovviamente la ripercussione sull'infante. La psicologa infantile che interviene nel video (sotto) teme che si possa trattare di un "esperimento sociologico", un atto estremo di cui potrebbe pagare le conseguenze il piccolo. 
Non ho le competenze per parlare; mi limito, dunque, a chiedermi se e come questa decisione dei genitori non sia, in fondo, un'aspettativa essa stessa. Chiedono all'infante una performance che esige consapevolezza, (auto)ironia e cultura. La trovo forse inappropriata per un bambino.
Io ho preso a costruirmi pezzo per pezzo il genere che meglio mi esprime in età adulta, da pochi anni, facendo leva su una ricerca intellettuale e corporea costante. A quali strumenti può ricorrere un bambino? 
Tuttavia, riconosco la portata rivoluzionaria di questa sfida, di questa protesta. 
Questi genitori mi fanno parecchio felice.

Ecco le fonti.
Qui una discussione della CNN.

ps: nell'intervista prende la parola anche la mamma di un bambino che ha volontariamente scelto di esprimere la propria maschilità in modo del tutto personale e non normativo.
Qui trovate una bella intervista.

sabato 28 maggio 2011

Meglio tacere

Dal blog di Lorella Zanardo, Il corpo delle donne:

Ricevo e pubblico perchè ritengo questo intervento importante. Ho molto da dire ma aspetto i vostri preziosi commenti.

Sono uno scrittore professionalista e giornalista, ritornato in Italia da qualche mese dopo una permanenza di 22 anni all’estero, in California, per la precisione, dove lavoravo come corrispondente estero.
Ho incorporato quindi un modello culturale difficile da comunicare in Italia, oggi divenuto un paese regredito.
Qui di seguito un articolo che doveva uscire sul corriere della sera ma è stato definito “inappropriato”. Mi hanno spiegato che di questo argomento “è meglio non parlarne” e soprattutto “è meglio che non sia un maschio a parlarne”.
Mi piacerebbe sapere il perchè.
Sergio Di Cori Modigliani

Una tragedia italiana: il lusso che non possiamo permetterci.
(in calce all’intervento di Maria Laura Rodotà)

Roma. 23 maggio 2011.
Sex, lies, arrogance: “Sesso, bugie a e arroganza: che cos’è che trasforma i maschi, quando diventano potenti, in porci?”. Questo è il titolo in copertina di un numero speciale dell’autorevole settimanale americano Time, oggi in edicola. Affronta di petto un tema che da molto tempo è diventato centrale nel dibattito sociale in corso nelle democrazie occidentali più evolute, dalla Germania alla Gran Bretagna, dai paesi scandinavi agli Usa e alla Francia: come affrontare l’aumento spaventoso di aggressioni sessuali, violenza contro la persona, e abusi personali contro le donne che –ed è questo il tema dell’articolo e del dibattito oggi in prima pagina su tutti i media statunitensi- si sta diffondendo come moda perniciosa tra gli uomini potenti, la maggior parte dei quali appartiene e proviene da un ceto sociale privilegiato e da un censo superiore?
In Italia, la notizia è stata pubblicata e diffusa da tutti i media, nessuno escluso, che hanno scelto di destinargli un ruolo marginale rispetto alle telefonate tra Bossi e Berlusconi, gli indici di ascolto di Sgarbi, o gli ormai triti e ritriti commenti sui festini ad Arcore. Ma qualche giorno fa, una scrittora italiana di origine spagnola, Carmen Llera Moravia, ha pubblicato sul Corriere una breve lettera, davvero encomiabile nella sua cifra sentimentale, quanto pericolosa nella sua irresponsabilità sociale dal lieve ma palpabile taglio gossip, che non ha suscitato eco alcuna, sostenendo che Strauss Kahn è un gentiluomo dolce, generoso, incapace di atti come quelli che gli sono stati imputati.
Dopo qualche giorno, sempre su questa testata, è apparsa una risposta a quella lettera, firmata Maria Laura Rodotà. Tutt’altro stile e motivazione. L’intervento della Rodotà, infatti, conteneva diverse enunciazioni forti –vere e proprie esche pepatissime- presentate con garbo, con solida argomentazione, e con una qualità di raziocinio che offrivano un’ottima scusa per dare inizio a un dibattito sulla violenza sessuale da parte dei maschi potenti sulle donne che occupano un ruolo socialmente e professionalmente subalterno.
Dopo aver letto con estremo piacere intellettuale la lucida argomentazione della Rodotà, immaginavo già (nella mia fantasia utopistica) che sul tavolo del direttore si sarebbero rovesciate una valanga di lettere, commenti, interventi, provenienti dai settori più disparati della nostra società civile: dalla Santanchè alla Finocchiaro, dalla Bonino alla Polverini, dalla Marcegaglia alla Camusso, dalla Maraini alla Murgia, dalla Perini alla De Gregorio, dalla Moratti alla Mafai, e così via dicendo. Un’ottima occasione per essere testimone di un bel confronto trasversale destinato a discutere su un argomento ostico –ma reale- che riguarda l’intera società occidentale. Fino a quindici anni fa sarebbe stato così, non ho alcun dubbio al riguardo. Esattamente come da dieci giorni sta accadendo in tutte le democrazie occidentali, sulle prime pagine dei loro quotidiani, in tutti i loro talk show televisivi, per radio, sulla rete, su facebook e su twitter.
Invece, non è accaduto nulla.
Da noi, la stimolantissima miccia innescata dalla Rodotà non ha preso fuoco perché nessuno ha voluto accenderla. Mi sono chiesto, naturalmente, il perché. Soprattutto in un paese come il nostro dove basta poco o niente (e spesso per motivazioni risibili e irrilevanti) scatenare polemiche e zuffe tra intellettuali e pensatori di sponde opposte.
Ho girato questa mia perplessità a diverse persone, di cui alcune membri eccelsi della ricca pattuglia di opinionisti, e ne ho ricavato –pur nella loro differenza- una agghiacciante quanto tragica similitudine, questa sì drammaticamente trasversale, che sintetizzata dovrebbe suonare pressappoco così: “parlare dell’affaire Strauss Kahn e delle implicazioni che esso comporta è un lusso che noi non possiamo permetterci”.
Perché la nostra norma si è ormai abbassata, appiattita, e siamo quotidianamente obbligati ad occuparci di aspetti, fatti e accadimenti che –in verità- poco hanno a che fare con delle realtà psicologiche e sociali che invece appartengono alla collettività nazionale. Hanno anche aggiunto, in molti, il fatto che “in questo momento è meglio non parlare di quest’affare perché il rischio che finisca per riaprire la questione di Ruby & co. è troppo alto” (e questo davvero non riesco a comprenderlo.
A questa tragica considerazione va aggiunta la penosa marea di idiozie da vera e propria leggenda metropolitana sub culturale che identificherebbe Strauss Kahn in una vittima di un complotto anti-semita internazionale. Come intellettuale ebreo pensante protesto vivamente per queste stupidate che –e sia questo molto chiaro- disonorano chi le diffonde, chi le sostiene, chi le evoca. Sono scempiaggini pericolose. Si tratta di tutt’altro e di ben altro.
Il silenzio e la latitanza di risposte allo splendido intervento della Rodotà è invece il sintomo chiaro e inequivocabile che identifica la nostra società attuale come una società borderline, ovverossia squilibrata nelle sue facoltà di esercizio razionale.
Talmente abituati a vivere sull’orlo di una continua debacle, di catastrofi socio-politiche annunciate e di emergenze costanti e continue quotidiane, da essere ormai inconsciamente assorbiti da questa enorme pattumiera mediatica al punto tale da essere andati a finire completamente fuori dal dibattito mondiale delle società che contano.
Penso che sia questo, invece, “il lusso che davvero non possiamo permetterci” pena l’esclusione per sempre dalle palestre, circoli e ambienti che davvero contano. Dobbiamo ritornare a seguire l’autentica quotidianità, approfittando degli spunti che la cronaca ci offre per parlare dei problemi veri. Non è certo un caso che nel programma elettorale dell’avvocato Giuliano Pisapia e in quello della signora Letizia Moratti non vi sia neppure un rigo destinato a spiegare come intendano affrontare lo spaventoso aumento della violenza sessuale sulle donne nella città di Milano e nel suo hinterland, dove i dati ufficiali ci spiegano che nell’ultima decade sono aumentati del 456%. Neppure una parola. L’evento, non è neppure menzionato.
Come se, invece, accadesse soltanto a New York, Parigi, Berlino, Londra e non anche da noi.
E’ l’atroce silenzio degli italiani e delle italiane che pensano, questo è il lusso che non possiamo più permetterci.
E’ necessario manifestare la propria opinione. Perché su questo argomento ci si giocano, ma per davvero, le possibilità di aderire o non aderire al consesso delle società avanzate che a pieno titolo potranno domani sostenere di poter essere definite evolute.

giovedì 26 maggio 2011

Tutto sull'amore



Ho terminato da pochi giorni il libro di bell hooks di cui vi parlavo, Tutto sull'amore. Nuove visioni.
Lettura azzeccata, in questo periodo della mia vita. 
Devo ammettere che spesso mi sono trovato in forte contraddizione con lo spirito e lo slancio dichiaratamente cattolico che l'autrice rincorre - mi inquieta: non è che alla fine sono cattolico pure io? - ma trovo anche che si possano facilmente ritagliare e allontanare queste digressioni del testo senza fargliene un torto né sentirsi in colpa. Il messaggio di fondo resta identico.
In questo libro bell hooks affronta il tema dell'amore, cercando di sondarne le pieghe, a partire dall'amore sentimentale, romantico, fino ad arrivare all'amore cosmico, universale, che ingloba anche il primo.
Vi riporto alcuni passaggi che, per ragioni che chi mi segue da un po' conosce, mi stanno molto a cuore.

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Nella cultura popolare l'amore è un campo in cui domina la fantasia. Forse per questo la riflessione teorica sull'amore è stata a lungo appannaggio degli uomini: la fantasia infatti è sempre stata il loro terreno, sia nella sfera della produzione culturale che nella vita di tutti i giorni. La fantasia maschile viene considerata capace di creare la realtà, mentre la fantasia femminile sarebbe pure evasione. Quindi il romanzo d'amore rimane l'unico ambito in cui le donne parlano d'amore con un certo grado di autorità.

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Può essere utile cominciare a considerare l'amore come un'azione piuttosto che come un sentimento. Ciò comporta, infatti, assumersene automaticamente la responsabilità. 
[Spero tanto che tu riesca a sentirmi - permettetemi la digressione.]

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Branden afferma: "Vivere consapevolmente significa cercare di essere coscienti di tutto ciò che riguarda le nostre azioni, i nostri scopi, valori e obiettivi e farlo al meglio delle nostre capacità, qualunque esse siano, cercando di comportarci secondo ciò che vediamo e sappiamo."

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L'idea diffusa che un comportamento etico privi la vita di tutta la sua gioia è falsa. In realtà una vita etica garantisce che i rapporti con gli altri, non escluse le relazioni con gli estranei, contribuiscano alla crescita spirituale. Comportarsi in modo non etico, senza pensare alle conseguenze delle proprie azioni, è un po' come mangiare quintali di porcherie. Magari hanno un buon sapore, ma alla fine il corpo non è mai adeguatamente nutrito e rimane in un costante stato di carenza e di bisogno.

mercoledì 25 maggio 2011

4 miliardi erano tutti per noi ...

Ecco l'appello diffuso da Pari o dispare:

Appello congiunto di: A.F.F.I., Amiche ABCD, Arcidonna, Aspettare Stanca, CEMP (Milano, Consultorio familiare privato Laico), Cittadinanza Attiva, Corrente Rosa, Diversamente Occupate, Donne della Banca d’Italia, Donne in Quota, Donne in volo, Filomena, Gruppo Maternità & Paternità, Innovatori Europei, Leipuò, Lucy e Le altre, Ozio Creativo Society, PariMerito, Pari o Dispare, Rete per la Parità, Udi Nazionale, Usciamo dal silenzio, Valore D

QUATTRO MILIARDI (ERANO) TUTTI PER NOI:
GIU’ LE MANI DAI FONDI GENERATI DALL'AUMENTO DELL'ETA’ PENSIONABILE DELLE DONNE


E’ in atto un grave furto alle donne italiane, che rischia di passare inosservato.
Il Governo, con l'aumento dell’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego (come da standard europei), si era impegnato ad utilizzare i risparmi che ne derivano - 4 miliardi circa in dieci anni - per interventi dedicati a favorire l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro, per la conciliazione fra tempi di vita e tempi di lavoro e per il fondo non autosufficienza.
Quattro miliardi  nei primi dieci anni e, dopo, 242 milioni di euro a regime ogni anno: sono cifre che mai le donne italiane hanno potuto anche solo sognare.
Dobbiamo difendere questo tesoro: consentirebbe alle donne italiane e a tutto il Paese di rimettersi in marcia verso gli obiettivi europei, non solo in termini di equiparazione femminile, ma anche di crescita economica. L'Italia stenta a crescere e non può quindi ignorare ciò che è universalmente riconosciuto: il miglior ricostituente per lo sviluppo  è un tasso di occupazione femminile elevato.
4 miliardi in dieci anni per 4 obiettivi:
- un programma pluriennale di investimento pubblico e tracciabile dei “nostri” quattro miliardi
- più servizi per la conciliazione di tipologia diversificata
- più misure a favore dell’inclusione delle donne nel mercato del lavoro a tutti i livelli
- chiara identificazione dei  rappresentanti politici e sindacali che realmente si impegnano a sostenere il programma per le donne italiane
Noi che firmiamo questo appello ci mobilitiamo per una azione politica – pubblica e visibile -  contro un furto insopportabile per le cittadine di questo paese, irreparabile se dovesse giungere a compimento. Persi questi soldi, sarebbe davvero difficile continuare a parlare di misure per la conciliazione e politiche di inclusione femminile.
Per aderire mandare una mail con i propri dati anagrafici a "Valeria Manieri" segretariapod@gmail.com

lunedì 23 maggio 2011

Moments

Oggi ho avuto una giornata piuttosto ricca, di cui voglio riportare qualche flash significativo.

Scuola francese in piena villa Borghese - aspetto che Alessandro esca da scuola. Mi salta subito all'occhio un uomo decisamente fuori luogo in quel contesto colto e borghese: volgare, sciatto, dall'aria sfacciata e dozzinale. Un pugno nell'occhio. "Strano che abbia bambini che studiano qui" - ho pensato - "l'atmosfera è così raffinata ...". Dà un libro ad una mamma, sua amica, dicendo che l'ha scritto lui. E tra le molte cose che dice in dialetto romanesco colgo: "L'effetto è uguale a quello de Pasolini ... quel frocione." Mi prende un crampo allo stomaco, ma è stato una sensazione così violenta - dato che proprio stamane leggevo un bellissimo articolo di Wu Ming sull'autore - che non sono riuscito a replicare, neppure a chiedergli: "Delle milioni di virtù de Pasolini ricorda solo che era frocio?".

*

Fortunatamente, Alessandro mi ha subito rincuorato, dicendomi: "Sei il miglior baby-sitter che io abbia mai avuto!". Mi sono sciolto come un gelato al sole d'estate ...

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Infine, decido di andare alla presentazione del libro di Serena Dandini, Dai diamanti non nasce niente. Lei si è rivelata ancora più brillante, luminosa, energica e cortese di quanto già non appaia in TV. Bella serata - presto comprerò il libro, che mi permetto di consigliare già!

sabato 21 maggio 2011

La patente di guida spaventa il potere

A quanto pare le cose hanno preso davvero a muoversi. 
Non mi riferisco solamente all'inaspettata vittoria di Pisapia a Milano - che, dobbiamo riconoscere essere un primo importante passo; sintomo, anzi - né alla condizione italiana. Ho l'impressione che il mondo si stia girando: troppo tempo nella stessa scomoda posizione - è ora di cambiarla.
Leggere di questa coraggiosa iniziativa delle donne saudite di conquistare il diritto di guida non fa che rassicurare la mia convinzione.
Due articoli: La Stampa e Il Riformista.
Qui, invece, un post direttament dal blog di Eman Al Nafjan. 

Il russo è la mia passione

Helga, membro del blog Mass Medium Blog San Pietroburgo, mi ha proposto di scrivere un articolo breve e semplice su cosa voglia dire studiare la lingua russa in Italia, nello specifico a Roma. 
Mi sono divertito molto: mi ha permesso di ricordare molte cose, di tornare alle origini, ai primi passi.
Così, ve lo posto - il russo è la mia passione, voilà!
Buona lettura.


mercoledì 18 maggio 2011

Nude in Ucraina

In questi giorni vivo come una trottola - sono sempre di corsa tra spostamenti, lavoro e cose da scrivere! Non ho, quindi, molto tempo per scrivere un post più lungo.
Vi segnalo, però, questa grandiosa notizia - anzi: direi questo movimento. 
Dall'Ucraina, con amore.

Qui e qui due articoli.

martedì 17 maggio 2011

Giornata internazionale contro l'omofobia

Oggi, 17 maggio, si celebra la giornata mondiale contro l'omofobia.
Non voglio scrivere nulla di troppo impegnativo, non serve.
Mi limito a darmi un grande abbraccio e ad essere orgoglioso del mio percorso personale, della mia crescita, della mia consapevolezza, nella speranza che riusciremo presto ad essere tutti felici e aderenti. A noi stessi.




lunedì 16 maggio 2011

Pillole di pensiero e di cultura

Come vi avevo anticipato, sabato ho partecipato alla seconda giornata del convengo internazionale "Io Sono Io Scorro" (qui il programma).
Proprio come l'anno scorso, si è rivelata un'esperienza straordinaria. Si sono succeduti psicologi, psicoanalisti, sociologi, sacerdoti, giovani ragazzi e ragazze gay e lesbiche ed etero per portare la propria testimonianza e il proprio sapere.
Non voglio riportare qui il contenuto di tutti gli interventi semplicemente perchè sarebbe impossibile - si tratta delle ultime ricerche sul tema dell'omosessualità (della sessualità in genere, direi), di dati e informazioni tecniche. Sono del parere che queste vadano fruite direttamente da chi di dovere.
Vorrei, però, condividere con voi qualche scheggia di pensieri e di parole che ho avuto la fortuna di cogliere.

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Il Prof. Vittorio Lingiardi ha ricordato come sia importante distinguere, per ragioni non solo psicologiche ma soprattutto sociali, tra "omosessuale" e "gay/lesbica".
Omosessuali sono ritenuti i comportamenti, gli atti; da qui, la definizione o l'autodefinizione di omosessuale si limita a prendere atto di azioni, di dati di fatto.
I termini gay e lesbica, invece, veicolano l'idea di una identità autoriconosciuta, pubblicamente nella società.

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Il Dott. Nicola Nardelli ha trattato il tema della reparative therapy, o teorie riparative: si tratta di trattamenti terapeutici condotti da psicologi al fine di ristabilire quella che loro considerano la regola eterosessuale ed eliminare l'omosessualità dal paziente. Insomma: l'omosessualità è una deviazione da cui ci si può curare. 
Sembra fantascienza ma è pura realtà. Tra i numerosi professionisti che ne fanno uso, il pioniere - e più ricco, ormai! - è di sicuro l'americano Joseph Nicolosi. Trovate materiale ovunque su di lui. Vi riassumo in breve il suo pensiero: la persona omosessuale è tale a causa di una mancata identificazione con il proprio ruolo di genere - ecco che ritorna l'assioma per cui un maschio sarà frocio se la mamma è dominante mentre il padre è uno smidollato - dunque per questo basta virilizzare i maschi e femminizzare le femmine per tornare alla "normalità".
Tra le attività che Nicolosi impone ai suoi pazienti maschi - per guarire dalla frocità:
- praticare sport, soprattutto virili (sic!), escludendo roba da femminucce tipo la danza
- passare più tempo con i propri amici eterosessuali
- forzarsi di avere rapporti eterosessuali

So che sembra assurdo ma è così.
La cosa peggiore è che l'attore Saverio Tommasi ha realizzato un'inchiesta tra gli psicologi italiani. Il risultato: moltissimi si sono dimostrati più che disponibili a condurre col paziente terapie riparative. Ecco il video. 

*
La Prof.ssa Chiara Lalli ha pronunciato parole sante:
"Mi raccomando, ragazzi: quando sentiamo parlare di "tradizione", di "naturale", di "naturalmente buono" dobbiamo sobbalzare sulla sedia!".

*

Infine, il mitico Don Franco Barbero.
Ha detto troppe cose calde e giuste per riportarle tutte.
Vi propongo, quindi, uno dei numerosissimi video di cui è protagonista.



Signs

Ieri ho parlato ad una cara amica di come mi sento in questo periodo.
Sono ormai parecchi mesi che sono solo, che non vivo una relazione di coppia, né mi godo una bella serata in buona compagnia - del buon sesso, ecco. Le dicevo di quanto, ormai, il passato si stia sistemando, riassorbendo in una grande bolla, che diventa lentamente meno aggressiva. Anzi: dire bolla vuol dire confinarlo, no. Inizia a sciogliersi, a diluirsi tra le cose. 
Ciò che più attenta alla mia serenità è il senso di solitudine, di continua perdita di possibilità.
Le raccontavo di come mi capiti spesso di cadere in una tristezza smisurata, mentre sono in treno, mentre passeggio, mentre leggo o ascolto musica: vedo così tanta bella gente intorno a me, così tanto uomini belli, affascinanti ed interessanti, e invece non godo di nessuno di loro. Mi sembra che la folla di possibilità mi passi accanto, frenetica, mi sfiori e vada oltre.
Non si tratta solamente di sentirsi soli, si tratta che ho fretta di tornare ad essere felice, di innamorarmi  Voglio tornare al più presto a provare quel senso di svenimento che dà solo l'innamoramento. Come canta Rettore: "Ma lo sai che anche oggi ho dimenticato di mangiare perchè ho te".
Lei - l'amica, eh, mica Rettore! - mi ricordava, giustamente, di quanto dovrei lasciare fare al caso - come ho sempre pensato anch'io, del resto.
Mi ha salutato così: "Vedrai che quando meno to lo aspetti ... ah! Guarda questo video!".
Si tratta di un corto sul tema della comunicazione realizzato da Patrick Hughes.
Ve lo propongo, mi commuovo infinitamente.



sabato 14 maggio 2011

Solidarietà a Lorella Zanardo

Non mi sento in grado di scrivere una riflessione mia, né forse c'è ancora altro da aggiungere a quelle degli altri e delle altre blogger.
Trovo doveroso, però, divulgare la notizia dell'ennesimo attacco a Lorella Zanardo da parte di Striscia la Notizia, che questa volta si è spinta un po' troppo oltre.
Qui il video realizzato dalla troupe di Striscia. Hanno il coraggio di chiamarla intervista? Un'intervista prevede domande e risposte, argomentazioni, critiche - che si devono accettare! Qui, invece, non si fa altro che aggredire in modo fastidioso e sciatto quella che io considero una grande intellettuale, fatta di persona, fatta di umanità.
Sei un grande esempio, un nuovo modello, Lorella.
Ecco i blog amici che ne parlano:

mercoledì 11 maggio 2011

"Solo noi maschi siamo dei veri bambini"

Come avevo già annunciato, lunedì scorso ho iniziato a lavorare come baby-sitter per Alessandro, un bambino italo-francese di quasi dieci anni che vive a Roma.
Fin dal primo giorno l'esperienza si sta rivelando straordinaria - mi ritengo fortunato ad aver ottenuto questo lavoro invece che uno come commesso! :D
Sono capitati già molti momenti in cui è nato tra noi due un confronto sincero e profondo: scontato dire che ogni volta che posso apro parentesi, faccio domande, mi preoccupo di far sorgere dubbi, nuove questioni, curiosità, in particolare sulle questioni di genere.
Seppur molto intelligente ed acuto, Ale non è esente dal rischio di assorbire prospettive stereotipiche ed offensive.
Piccolo aneddoto.

Oggi, durante il viaggio in metro dalla sua scuola a casa, chiacchieriamo del più e del meno, anche dello spettacolo che si è tenuto ieri sera presso il suo istituto. Non ricordo più come, lui si lancia in una riflessione, cercando di rendermene partecipe.
A: "Ma questo è un gioco da femmine!"
IO: "Aspetta:  sulla base di cosa distingui giochi da maschi e da femmine? Chi dice che delle bambine non possano praticare sport più violenti, di corpo?"
A: "Beh, noi maschi, in effetti, giochiamo a lotta nel fango ... le femmine, invece, si divertono a fare le adulte ..." - scimmiottando le bambine inizia  a dire, con voce fastidiosa che vuole imitare quella femminile da pettegola: "Sai, cara, io gioco con il computer, guarda qui, guarda lì ... Noi maschi siamo dei veri bambini".

lunedì 9 maggio 2011

Appuntamento da non perdere!

Venerdì 13 e sabato 14 maggio si terrà la seconda edizione di "Io Sono Io Scorro" a Roma. 
Ecco il programma.
Chi può, vi assicuro, farebbe bene a venire.

sabato 7 maggio 2011

La patria degli altri

Stamattina sono finalmente riuscito a dormire un poco di più. Le due mattine scorse mi sono alzato alle 6.30 per seguire entrambe le giornate del seminario dal titolo "La patria degli altri", organizzato da diversi professori della Sapienza di Roma. Questo è stato il programma.
Ne esco con un bel po' di sonno arretrato e con troppi pensieri da rielaborare, ma di sicuro ne è valsa la pena.
Vorrei, quindi, riportare alcune brevi frasi, pensieri o battute che ho trovato commoventi.
*

Si parlava della necessità per noi giovani di oggi di uscire dai confini nazionali, nella speranza di trovare una occupazione all'estero che ci gratifichi e rispetti. 
Eppure, sembrerebbe essere stato Dio il primo a capire l'importanza della mobilità, del movimento, dell'esplorazione. 
"Vattene dalla tua terra natale
e dalla casa di tuo padre
verso la terra che io ti mostrerò."
(Genesi 12, 1-3)

La formula ebraica lech lechà, infatti, può essere tradotta in italiano con vattene; tuttavia, suddivisa in sillabe Lech le-chà significa vai verso te stesso.
Si può scoprire la propria identità e la si può accrescere solo se ci si muove, se si viaggia, se ci si allontana e ci si rende indipendente dalle sicurezze iniziali, dalle comodità, dalle ancore.

*

Il Prof. Luigi Marinelli, docente di letteratura polacca, parlava del contenuto sovversivo e moderno dell'opera Trans-Atlantico di Witold Gombrowicz.
La conclusione del suo intervento mi ha davvero commosso.
Spiegando come molti intellettuali e artisti che lasciarono la loro terra per sfuggire alla guerra e alle ideologie nazi-fasciste siano stati e siano ancora considerati traditori in patria, lui ricordava che tra-dire può essere avvicinato a stra-dire, ovvero extra-dire: solo chi si allontana dalla norma, dai modelli fissi, dai diktat, dai dogmi tradisce, ma solo chi tradisce poi è libero. 

giovedì 5 maggio 2011

Maschi e femmine: bambini e stereotipi

Riporto qui l'ultimo post di Vita da streghe, che presenta un importante documentario dal titolo "Ma il cielo è sempre più blu", realizzato da Alessandra Ghimenti. Si tratta di una ricerca sugli stereotipi legati alla costruzione del maschile e del femminile tra bambini e bambine della scuola elementare. Segue, poi, un'intervista alla videomaker.
Ecco.

Come sono i maschi? Come sono le femmine? Sono solo alcune delle domande che una videomaker ha posto a bambini e bambine di una scuola elementare italiana per documentare la diffusione degli stereotipi di genere fra i più piccoli. Il trailer su youtube è un'istantanea che ho trovato piuttosto avvilente: gli alunni ci parlano con disarmante sincerità di una visione e di un percorso di vita già segnati dagli stereotipi.
Vita da streghe è andata a cercare l'autrice del documentario (“Ma il cielo è sempre più blu”) e l'ha intervistata: si chiama Alessandra Ghimenti, ha 29 anni, una laurea in cinema e collabora come videomaker per Elle Italia.


Blog: Alessandra, in cosa consiste il tuo documentario?

A. G: "Ma il cielo è sempre più blu" è un'intervista ai bambini e alle bambine della scuola elementare di Altopascio (Lucca). Ho intervistato un campione di 38 bambini e bambine, circa 5 per ogni fascia d'età (a parte le classi quarte), italiani, immigrati di prima o di seconda generazione, autoctoni e non. A tutti ho posto le stesse domande: "Che vuoi fare da grande?" "Che differenza c'è fra i maschi e le femmine?" "Chi si occuperà dei figli nella tua futura famiglia?" "C'è qualcosa che i maschi/le femmine non possono fare?".

Blog: Perché hai deciso di realizzarlo?

A. G: Tutto è partito quando ho letto "Ancora dalla parte delle bambine" di Loredana Lipperini. Mi sono chiesta "è veramente così?". Ho scritto una serie di domande ispirate a ciò che lei descrive, ho preso la mia videocamera e sono andata nella scuola, la stessa dove 20 anni prima avevo studiato anche io. Quello che volevo ottenere era una fotografia di uno spaccato di realtà senza alcun filtro, se non il mantenere più possibile la spontaneità dei bimbi. Il montaggio è molto semplice, lascia parlare loro. Le risposte, anche atroci, dette da quei faccini teneri, raccontano più di mille paroloni.

Blog: Quali sono le conclusioni che hai tratto dal tuo lavoro?

A. G: Quando proietto il video lascio sempre commentare gli spettatori. Ho fotografato una realtà preoccupante, per cui urge una presa di coscienza. Da parte di tutti. Perfino mia madre, che è una donna vecchio stampo, quando ha visto il video si è spaventata.
Credo fermamente che non si debba demonizzare qualcosa o qualcuno in particolare. I bambini sono semplicemente uno specchio, limpido, vero, spontaneo, senza sovrastrutture di forma. Non hanno certo colpa loro. Ma non l'hanno nemmeno i loro genitori, i media, o le maestre, almeno non in forma esclusiva.

Blog: Che ruolo giocano secondo te i messaggi veicolati dai media nella situazione descritta dal tuo video?

A. G: I media naturalmente sono importanti. Ti basti sapere che molti ragazzini citavano personaggi dei cartoni animati come marche, i prodotti del merchandising per cui i bambini e le bambine sono target. "Le femmine si mettono la felpa delle winx, i maschi quella di dragonball". Il messaggio che passano i media è stereotipato: le bambine della pubblicità si occupano di bellezza, di chincaglierie, aiutano la mamma in cucina, sono spesso ritratte in luoghi chiusi; i bambini fanno la lotta, giocano a fare l'esploratore, il pilota, sono quasi sempre ripresi all'aperto...Questo però, da solo, non comporta nulla. I bambini e le bambine non sono spugne, sanno riflettere e scegliere. Basta solo dare loro gli strumenti per uno sguardo critico autonomo. Io sono cresciuta negli anni 80, giocavo quasi esclusivamente con la Barbie, sognavo Lorella Cuccarini. Eppure non ho mai aspirato a diventare una modella biondissima in una casa rosa con un marito coi capelli plastificati...

Blog: Quali sono i tuoi prossimi passi?

A. G: Mi piacerebbe continuare a proiettare il corto, magari nelle scuole superiori o nelle associazioni e nelle sedi più o meno istituzionali. Inoltre insieme con Valentina D'Elia,  neo-laureata in semiotica e prima persona ad aver visto il video, abbiamo deciso di ampliare l'inchiesta con campioni di realtà diverse e diffuse. Vorrei porre le stesse domande ai bambini e alle bambine di contesti geografici diversi per poi confrontare i risultati: magari potrebbero sorprenderci! Stiamo contattando alcune scuole e nel frattempo cerchiamo fondi: solitamente al termine delle proiezioni chiediamo, a chi vuole, di partecipare con una cifra a sua discrezione. Presto metteremo anche un conto on-line.

Blog: Cosa vorresti dire ai genitori, agli insegnanti e a tutte le figure che si trovano ad avere un ruolo educativo nei confronti di bambini/e?

A. G: Quello che penso è che dobbiamo interrogarci a fondo, dentro di noi e fuori di noi, e smascherare tutti quei condizionamenti impliciti che abbiamo, che subiamo, di cui non ci rendiamo conto, ma che ci portano a pensare e ad agire in un certo modo.
Ti faccio un esempio. Un mio amico ha regalato dei piattini decorati ai figli dei suoi amici. Come soggetti ha scelto: mamma orsa col cucciolo per la femmina, un pirata per il maschio. "E perché?" gli ho chiesto, "Una femmina non può voler solcare i mari? E un maschio non può intenerirsi per le cure materne?". Ecco. Si comincia anche dal piccolo.
Un bambino e una bambina in "Ma il cielo è sempre più blu" dicono: "I maschi possono fare tutto, possono avere tutto quello che vogliono, le femmine invece..." Mi piacerebbe che pian piano queste idee si sgretolassero.




Chi fosse interessato ad organizzare proiezioni del video può contattare l’autrice attraverso il suo blog.

mercoledì 4 maggio 2011

La buona borghesia e i miei bijoux

Eccomi di ritorno da Milano-Bergamo, dove ho trascorso qualche giorno con mia cugina e con la mia ex ragazza. Bella passeggiata, devo dire.
Era la mia prima volta a Bergamo, e l'impressione è stata molto positiva: piena di spazi verdi ben curati, di strade larghe dove il traffico è gestito bene, pulita, stimolante, la città è deliziosa. Ho beccato anche la fiera dei librai, quindi ho acquistato immediatamente tre librozzi: Leggere Lolita a Teheran, A Mosca!A Mosca! (la passione slava non svanirà mai !) e Tutto sull'amore - di bell hooks, su cui forse scriverò un post.
Un'unica pecca della città: com'è impettita la gente lì, neanche nella più borghese delle vie di Monteverde - e chi è di Roma può capire!
Città ricca = città dove si vive meglio. C'è poco da fa'. Però alcuni arrivavano ad essere arroganti, scortesi. Peccato.
Il loro continuo sguardo su di me, sui miei bracciali, le mie collane e miei anelli, mi ha fatto riflettere ancora una volta sul perchè io li indossi.
E la risposta che trovo mi rende sempre così felice ... Mi vestono. Mi esprimono. Danno fastidio ai benpensanti.


Una persona a me molto cara mi prendeva spesso in giro per questa mia abitudine di ricoprirmi di metallo. Spesso non li tolgo neppure per fare sesso, per intenderci. 
Sono diventati parte della mia pelle, sono la fine della mia superficie epidermica.
Quando cammino, i bracciali mi sbattono sul polso, e questo mi permette di percepire meglio il mio corpo e i miei movimenti, i ritmi, le scosse con gli altri passeggeri dell'autobus, le temperature.
Il loro tintinnio mi accompagna ovunque io vada, mi riconosce e mi fa riconoscere. 

Le collane estrose che porto al collo non vogliono ingentilire, come può fare una parure d'oro su una signora per bene. Vogliono abbellire, decorare, rendermi barocco - qui esce la parte dandy che è rimasta in me. 
Sentirle sbattere sul collo e sul petto è delizioso. Mi indicano il passo, gli fanno da eco. Mi fanno avere più controllo sui passi stessi, mi bilanciano. 
E per ultimo, non di certo per importanza, c'è l'effetto choc.
Molte persone non accettano facilmente di parlare con un maschio, ben poco effeminato - a meno che non lo voglia - con evidenti simboli di maschilità - barba e capoccione peloso - di istruzione elevata, che indossi, però, 'sti braccialacci e 'sti sonagli ... 
A Bergamo è stato ancora più distinto il fastidio. Gli occhi di molti passanti parlavano: "Senta un po': ma perchè così carino ed educato porta questi oggetti satanici? Non sta bene!". Un paio di volte ho chiesto indicazioni: le signore si fermano, ispezionano tutti i gioielli e tirano dritte.
E se da una parte questo mi ricorda quanti pregiudizi ancora dobbiamo subire, dall'altra mi diverte. Ora che posso permettermi di giocarci, metto in atto continue prove, per me e per gli altri.
Esempio.
Ieri ho avuto un breve colloquio coni genitori di un bambino italo-francese a cui dovrò fare da baby-sitter, a casa loro.
Prima di salire stavo per togliermi tutto e metterlo nella borsa, poi ho cambiato idea.
Ero pulito, profumavo, indossavo semplici jeans e maglia blu. Perchè mai avrei dovuto togliermi i gioielli?
La cosa ha lasciato la mamma del tutto indifferente, mentre ha avuto sul papà, almeno all'inizio, un effetto di spaesamento.
Fatto sta che il lavoro l'ho ottenuto.