domenica 29 maggio 2011

"E' maschio o femmina?" "Ehm ... non ve lo diciamo."

Appena letta la notizia sono rimasto in silenzio per un po'. 
E' proprio vero che letture, blog, convegni e altro, l'"attivismo sedentario", insomma, rappresenta solo una piccola parte delle battaglie. Quando qualcuno ci mette la faccia e agisce modificando il proprio stile di vita in nome dell'etica in cui crede, impone agli altri di ripensare tutto da capo.
Due genitori canadesi, Kathy Witterick e David Stocker, hanno deciso di non rivelare a nessuno il sesso del loro terzo figlio, Storm, se non agli altri due figli. Il motivo? Vogliono che il bambino o la bambina possa scegliere di costruirsi liberamente il proprio genere di appartenenza, il proprio ruolo di genere, senza subire pressioni, schemi, irrigidimenti dall'esterno, che arriverebbero puntualmente dalle persone, che modificherebbero il loro atteggiamento e il loro modo di porsi e di riferirsi al bambino in base a questa informazione.
Bel coraggio, di sicuro. 
Ciò che mi lascia perplesso, nel pensare questa iniziativa protratta nel tempo, è ovviamente la ripercussione sull'infante. La psicologa infantile che interviene nel video (sotto) teme che si possa trattare di un "esperimento sociologico", un atto estremo di cui potrebbe pagare le conseguenze il piccolo. 
Non ho le competenze per parlare; mi limito, dunque, a chiedermi se e come questa decisione dei genitori non sia, in fondo, un'aspettativa essa stessa. Chiedono all'infante una performance che esige consapevolezza, (auto)ironia e cultura. La trovo forse inappropriata per un bambino.
Io ho preso a costruirmi pezzo per pezzo il genere che meglio mi esprime in età adulta, da pochi anni, facendo leva su una ricerca intellettuale e corporea costante. A quali strumenti può ricorrere un bambino? 
Tuttavia, riconosco la portata rivoluzionaria di questa sfida, di questa protesta. 
Questi genitori mi fanno parecchio felice.

Ecco le fonti.
Qui una discussione della CNN.

ps: nell'intervista prende la parola anche la mamma di un bambino che ha volontariamente scelto di esprimere la propria maschilità in modo del tutto personale e non normativo.
Qui trovate una bella intervista.

5 commenti:

  1. Ammetto che mi piace l'ideologia che ci sta dietro, ovvero il "se vuoi davvero conoscere una persona, non ti interessa cos'ha tra le gambe", ma mi sembra un pò troppo esagerata come iniziativa.
    Come te mi preoccupa come può reagire il bambino e come potrà poi relazionarsi con gli altri...

    seya

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  2. cioè non ho capito..come si fa a tenere nascosto il sesso di un bambino? Cioè magari può funzionare nei primissimi mesi e anni di vita,ma quando inizierà ad andare all'asilo, gli educatori dovranno pur sapere di che sesso è.
    Non so dire se sia giusto o meno..mi chiedo come sia fattibile

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  3. credo che abbiano in mente di educarlo a casa almeno per i primi anni...In USA e Canada e' possibile farlo..in USA si puo' anche studiare a casa e sostenere solo degli esami in una scuola locale per avere i diplomi

    Seya

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  4. Sul fatto di educare i figli a casa non commento, personalmente non lo farei mai, ma è una cosa che rispecchia molto la cultura "individualista" americana comunque non credo che sia possibile tenere nascosto il proprio sesso a lungo.Storm prima o poi entrerà in contatto coi suoi coetanei, dovrà pur rapportarsi con loro..e come è possibile stabilire delle amicizie, dei rapporti autentici tenendo segreto il proprio sesso?

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  5. @paolo
    Scusate il ritardo, ero fuori!

    Sai, credo che quella dei genitori voglia essere una provocazione, quindi manterranno segreto il sesso solo per i primi tempi, finchè il bambino o la bambina non avranno relazioni autonome, a scuola, ad esempio.

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