mercoledì 4 maggio 2011

La buona borghesia e i miei bijoux

Eccomi di ritorno da Milano-Bergamo, dove ho trascorso qualche giorno con mia cugina e con la mia ex ragazza. Bella passeggiata, devo dire.
Era la mia prima volta a Bergamo, e l'impressione è stata molto positiva: piena di spazi verdi ben curati, di strade larghe dove il traffico è gestito bene, pulita, stimolante, la città è deliziosa. Ho beccato anche la fiera dei librai, quindi ho acquistato immediatamente tre librozzi: Leggere Lolita a Teheran, A Mosca!A Mosca! (la passione slava non svanirà mai !) e Tutto sull'amore - di bell hooks, su cui forse scriverò un post.
Un'unica pecca della città: com'è impettita la gente lì, neanche nella più borghese delle vie di Monteverde - e chi è di Roma può capire!
Città ricca = città dove si vive meglio. C'è poco da fa'. Però alcuni arrivavano ad essere arroganti, scortesi. Peccato.
Il loro continuo sguardo su di me, sui miei bracciali, le mie collane e miei anelli, mi ha fatto riflettere ancora una volta sul perchè io li indossi.
E la risposta che trovo mi rende sempre così felice ... Mi vestono. Mi esprimono. Danno fastidio ai benpensanti.


Una persona a me molto cara mi prendeva spesso in giro per questa mia abitudine di ricoprirmi di metallo. Spesso non li tolgo neppure per fare sesso, per intenderci. 
Sono diventati parte della mia pelle, sono la fine della mia superficie epidermica.
Quando cammino, i bracciali mi sbattono sul polso, e questo mi permette di percepire meglio il mio corpo e i miei movimenti, i ritmi, le scosse con gli altri passeggeri dell'autobus, le temperature.
Il loro tintinnio mi accompagna ovunque io vada, mi riconosce e mi fa riconoscere. 

Le collane estrose che porto al collo non vogliono ingentilire, come può fare una parure d'oro su una signora per bene. Vogliono abbellire, decorare, rendermi barocco - qui esce la parte dandy che è rimasta in me. 
Sentirle sbattere sul collo e sul petto è delizioso. Mi indicano il passo, gli fanno da eco. Mi fanno avere più controllo sui passi stessi, mi bilanciano. 
E per ultimo, non di certo per importanza, c'è l'effetto choc.
Molte persone non accettano facilmente di parlare con un maschio, ben poco effeminato - a meno che non lo voglia - con evidenti simboli di maschilità - barba e capoccione peloso - di istruzione elevata, che indossi, però, 'sti braccialacci e 'sti sonagli ... 
A Bergamo è stato ancora più distinto il fastidio. Gli occhi di molti passanti parlavano: "Senta un po': ma perchè così carino ed educato porta questi oggetti satanici? Non sta bene!". Un paio di volte ho chiesto indicazioni: le signore si fermano, ispezionano tutti i gioielli e tirano dritte.
E se da una parte questo mi ricorda quanti pregiudizi ancora dobbiamo subire, dall'altra mi diverte. Ora che posso permettermi di giocarci, metto in atto continue prove, per me e per gli altri.
Esempio.
Ieri ho avuto un breve colloquio coni genitori di un bambino italo-francese a cui dovrò fare da baby-sitter, a casa loro.
Prima di salire stavo per togliermi tutto e metterlo nella borsa, poi ho cambiato idea.
Ero pulito, profumavo, indossavo semplici jeans e maglia blu. Perchè mai avrei dovuto togliermi i gioielli?
La cosa ha lasciato la mamma del tutto indifferente, mentre ha avuto sul papà, almeno all'inizio, un effetto di spaesamento.
Fatto sta che il lavoro l'ho ottenuto.

8 commenti:

  1. Anch'io ero alla fiera dei librai a bergamo!!!

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  2. Nooooo, non ci credo!
    Che peccato, veramente! :(

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  3. La prossima volta che vieni al nord, fammelo sapere! :)))

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  4. Secondo me l'unica cosa importante in linea generale è che i gioielli siano abbinati correttamente al resto dell'abbigliamento. E che non sia un'accozzaglia di cose che stonano tra loro e con il resto dei capi. E come diceva Coco: quando esci di casa guardati allo specchio e togli qualcosa. Insomma less is more. Un gioiello su un uomo o una donna sta bene se è equilibrato con il resto.

    Mi dispiace per la ricerca dell'effetto choc. Tu cerchi la sorpresa negli altri e non puoi lamentarti se riesci ad ottenerla. Ma alla fine mettere tante collane, bracciali e anelli è come mettere il doppio petto e la cravatta: nel primo caso rifiuti un modello estetico-sociale a cui non vuoi appartenere e che non ti rappresenta e nel secondo lo accogli pienamente. Fatto sta che in entrambi i casi il tuo atteggiamento dipende da quel modello.
    Detto questo, secondo me, l'effetto che c'è sugli altri non dovrebbe in nessun modo influenzarti (influenzarci); ci sono delle convenzioni nell'abbigliamento e in certe situazioni non è bene spezzarle (se mi sposassi e venisse qualcuno vestito di nero o di bianco mi offenderei davvero tanto, ma tanto tanto!!) ma questo non significa che dobbiamo essere tutti abbigliati e agghindati allo stesso modo. Solo quando la ricerca anche estetica sarà personale e autonoma saremo liberi, liberi di essere pienamente in accodo con noi stessi e liberi dal giudizio altrui anche.

    Spero di non essermi impapinata.
    Baci :)

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  5. @Marina

    Sono assolutamente d'accordo sul fatto che ciò che dovrebbe sempre guidare sia la ricerca di gusto estetico, del proprio gusto estetico.
    Non capisco, però, il resto del commento.
    Dunque, cercherò di essere più chiaro.

    Io cerco l'effetto choc negli altri, esatto, e non me ne lamento affatto, tutt'altro! Io cerco di realizzarlo nei miei incontri per osservare le reazioni degli altri: vedere chi e come si stupisce, chi apprezza sinceramente, chi non ci fa proprio caso e chi, invece, si sente minacciato.
    L'esempio delle signore serviva a dimostrare proprio come un giovane educato, che chiede cortesemente delle informazioni stradali, sia scortesemente scansato perchè percepito come minaccioso, a sua volta perchè non corrisponde agli schemi mentali di partenza degli interlocutori.
    E quando questo si verifica mi convinco ancora di più ad osare, a giocare. Prima di tutto perchè pretendo di essere rispettato - e di ricevere risposte! - qualunque sia la mia ricerca estetica; in secondo luogo, nella speranza che dopo una più o meno breve conversazione l'altro, come me, si faccia qualche domanda in più sui limiti del proprio sguardo.

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  6. Dunque, provo a spiegarmi meglio. Lo faccio per punti perché se no mi perdo via:
    -vuoi creare un effetto choc, una effetto, una reazione
    -metti collane bracciali anelli
    -in questo modo sovverti l'immagine convenzionale dell'uomo o del ragazzo
    -è il distacco che si crea tra l'immagine "standard" dell'uomo attraverso i tuoi accessori che sorprende chi ti ha di fronte
    -perciò quando vuoi cercare di distinguerti o demolire l'immagine tipo (uomo in giacca e cravatta) in realtà rafforzi quella stessa immagine tipo, che si conferma nel tuo opposto

    in tutto questo c'era mescolato anche il fatto che le persone hanno delle aspettative dovute alle convenzioni sociali, ed è giusto che ci siano delle convenzioni e delle regole, altrimenti vivremmo nel caos. Quando tu le vuoi spezzare con la "provocazione" (sia pur innocua come la tua) fai un atto di violenza secondo me (quando si vuole rompere qualcosa si fa sempre un atto di forza) e nel farlo ferisci la sensibilità degli altri che non la pensano come te e non puoi aspettarti rispetto da chi (suo malgrado) è in quell'insieme di persone. Il rifiuto di alcuni dipende da questo, loro si sono sentiti offesi e se ne sono andati.

    Il diverso (di colore, di etnia, di inclinazione sessuale, di religione, ect ect) fa paura e "spaventare" le persone non è uno dei migliori modi per farlo assimilare e fare ampliare gli orizzonti (NB spaventare è fra virgolette, non credo tra l'altro che molte persone ne siano consapevoli).

    La maggior parte delle persone non si farà mai domande a proposito dei limiti del proprio sguardo incontrando te, non se le fa a una conferenza o di fronte ad un dibattito politico, e il tuo obiettivo è mancato. Ma questo è un tema che riguarda la povertà culturale e sociale e vado OT.

    Sono d'accordo con te: ognuno dovrebbe essere libero di vestirsi come gli pare (e lo è già perché altrimenti ti arresterebbero se non lo fosse).
    è vero poi che sei molto giovane e che voler essere accettati come si è ed esagerasi allo stesso tempo fa parte di questo periodo della vita, come cercare la provocazione.

    Dal tuo punto di vista (e anche dal mio) tu non sei né pericoloso, né spaventoso, né provocatore ma ciò non toglie che tu possa esserlo per gli altri. Faccio un esempio spiccio: i millepiedi (gli insetti) non sono pericolosi, ma io ne sono terrorizzata, il modo migliore per farmi capire di non averne paura non è mettermi davanti un millepiedi, e se non mi passa 2 poi 10, poi 40...

    Mi sono spiegata meglio? temo di no.... aiuto! sono incasinata inside.

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  7. @Marina

    Innanzitutto ti ringrazio tantissimo del commento - intelligente, avanzato, molto critico e concreto. Mi serve per capirmi meglio.
    Tranquilla: questa volta sei stata chiarissima.
    Passo alla risposta.

    Ammetto che questo è un dubbio che mi accompagna sempre, da sempre. Mi chiedo di frequente quanto il mio collocarmi, il mio mostrarmi nel mondo possa far chiudere ulteriormente gli altri, senza far nascere in loro nuovi quesiti. Il rischio, ammetto, è alto.
    Ho riflettuto sulla risposta da darti per tutto il giorno, e sono arrivato a questa conclusione.
    Devo fare un'ulteriore precisazione, a questo punto.
    Mi impegno al massimo proprio per non farmi percepire dagli altri come temibile, lontano, misterioso. Al contrario: il mio desiderio è quello di unire una disposizione per gli altri che sia più ampia e generosa possibile, offerta, però, alle mie condizioni (estetiche, in questo caso).
    Molte volte mi capita di incontrare per strada tipi o tipe bizzarr*, "notevoli" - nel senso letterale - che assumono un'aria cupa; ammetto: intimoriscono anche me. Per questo non faccio lo stesso.
    Ciò che provo a realizzare è mettere le persone di fronte alla spontaneità e cortesia che mi appartiene, per constatare chi, come e in che modo si ritrae perchè il mio canone estetico è inusuale, meno rassicurante.
    Quando mi accorgo che sto creando disagio - proprio quel disagio che volevo ottenere - faccio del mio meglio per socializzare, per far avvicinare le persone a me, farmi rivalutare. Credo che quando riesco, questo faccia porre nuove domande.
    Tu mi chiederai: e quando non riesci? Fallisci?
    Esatto, fallisco.
    Ma il fatto è questo: su 100 persone che incontro, preferisco perderne 90 ma indurre ad una riflessione 10, piuttosto che rassicurare tutt* e perdere questa potente possibilità di sperimentare.

    Sono stato chiaro?

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