sabato 7 maggio 2011

La patria degli altri

Stamattina sono finalmente riuscito a dormire un poco di più. Le due mattine scorse mi sono alzato alle 6.30 per seguire entrambe le giornate del seminario dal titolo "La patria degli altri", organizzato da diversi professori della Sapienza di Roma. Questo è stato il programma.
Ne esco con un bel po' di sonno arretrato e con troppi pensieri da rielaborare, ma di sicuro ne è valsa la pena.
Vorrei, quindi, riportare alcune brevi frasi, pensieri o battute che ho trovato commoventi.
*

Si parlava della necessità per noi giovani di oggi di uscire dai confini nazionali, nella speranza di trovare una occupazione all'estero che ci gratifichi e rispetti. 
Eppure, sembrerebbe essere stato Dio il primo a capire l'importanza della mobilità, del movimento, dell'esplorazione. 
"Vattene dalla tua terra natale
e dalla casa di tuo padre
verso la terra che io ti mostrerò."
(Genesi 12, 1-3)

La formula ebraica lech lechà, infatti, può essere tradotta in italiano con vattene; tuttavia, suddivisa in sillabe Lech le-chà significa vai verso te stesso.
Si può scoprire la propria identità e la si può accrescere solo se ci si muove, se si viaggia, se ci si allontana e ci si rende indipendente dalle sicurezze iniziali, dalle comodità, dalle ancore.

*

Il Prof. Luigi Marinelli, docente di letteratura polacca, parlava del contenuto sovversivo e moderno dell'opera Trans-Atlantico di Witold Gombrowicz.
La conclusione del suo intervento mi ha davvero commosso.
Spiegando come molti intellettuali e artisti che lasciarono la loro terra per sfuggire alla guerra e alle ideologie nazi-fasciste siano stati e siano ancora considerati traditori in patria, lui ricordava che tra-dire può essere avvicinato a stra-dire, ovvero extra-dire: solo chi si allontana dalla norma, dai modelli fissi, dai diktat, dai dogmi tradisce, ma solo chi tradisce poi è libero. 

2 commenti:

  1. Avrei voluto sentire Matilde Mastrangelo, Stefano Tedeschi, Mariella Combi ..
    Comunque non so che studi tu abbia fatto (suppongo classici vedendo poi il tuo indirizzo di laurea però non è detto) ma io pur avendo fatto uno scientifico ho una preparazione abbastanza decente nelle materie umanistiche perchè ho avuto insegnanti preparati e competenti.
    Tutti loro, pur insegnandomi ad essere orgogliosa dell'Italia come mio paese (purtroppo a volte dimentico queste loro lezioni), mi hanno sempre spinto a guardare fuori da questo paese. Non tanto a trovare lavoro all'estero ma proprio ad aprire la mia mente ad altre culture ed altre realtà, a viaggiare con gli occhi aperti e a interessarmi di grandi temi sociali.
    Questo non solo per ampliare le proprie conoscenze ma per scoprire me stessa.
    Questa è una lezione che viene anche dal mondo greco classico ed ellenistico se ci pensi.
    A Roma, addirittura, non eri considerato colto se non facevo due anni di "tour" in Grecia (e poi per il resto dell'Impero..) per apprendere lingua e cultura.
    Moltissimi autori e scrittori nelle loro opere affermano la scoperta o riscoperta di loro stessi dopo un periodo buio grazie ad un viaggio.

    Mi è piaciuta moltissimo l'ultima definizione di "tradire" !!

    Seya

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  2. Umanisticissimi, ma non troppo :)
    Ho frequentato il liceo linguistico ma sperimentale, quindi su base scientifica. Devo dire che ho fatto (bene) un po' di tutto, e gli insegnamenti ricevuti, per mia fortuna, si avvicinano molto ai tuoi.

    Hai colto esattamente il cuore del discorso: la patria è ogni terra, non solo la natia, ma ogni terra dove ognuno di noi lascia o trova qualcosa di sé.

    ps: Mariella Combi è eccezionale! Per usare un eufemismo: non è ... emh... ecco ... gradevole, in seduta d'esame, ma i suoi moduli sono splendidi ;)

    ps(2): chi ha detto l'ultima frase, Marinelli, è un mio carissimo amico, una mente brillante. Credimi.

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