venerdì 29 luglio 2011

Armata femminista anti-Putin

Un amico mi segnala questi due articoli del Corriere. (Uno e due).
Sono sicuro che anche la mia amata Russia prima o poi si ripulirà - diciamo pure che è una battaglia che conduciamo insieme, visto che noi non siamo messi affatti meglio.




giovedì 28 luglio 2011

Senza i nomi le cose non esistono

Dopo aver tradotto per tutto il giorno, con qualche parolina e verbo russo che circolano ancora in testa - sapete, quelli di cui ricordi la forma ma non il significato - decido di guardare un buon film.
Quelle due (titolo originale The children's hour), un film del 1961, con Audrey Hepburn e Shirley MacLaine. Racconta la storia di queste due amiche storiche che decidono di aprire e gestire insieme un istituto femminile. Uno scandalo di omosessualità le coinvolge, e da qui le vite di entrambe saranno stravolte.
L'ho trovato un film strepitoso.
Non solo le riprese - di quelle vecchie, che mozzano molte parti. Non solo le espressioni superiperinquadrate delle protagoniste, con quelle lacrime stranissime. Non solo il bianco e nero.
La cosa che più mi ha fatto riflettere è stata la dichiarazione d'amore di una delle due donne, di una modernità inaspettata.
Sono molti i gay e le lesbiche che lo dicono, che lo raccontano - di come capire cosa si sente sia lo scoglio più duro, più alto, di tutta la propria scoperta affettiva. Di come capire che senza un nome una  cosa non c'è, e per questo non se ne può parlare.



mercoledì 27 luglio 2011

Vogliamo metterci la scorta?

Ricevo questo articolo attraverso la mailing list di "Se non ora quando?".
Inquietudine.

Se la notte di Roma è proibita alle donne

di Elena Stancanelli su Repubblica 27 luglio 2011

Nei giorni scorsi il Comune di Roma ha distribuito nelle metropolitane un opuscolo gratuito dal titolo “Vademecum per la tua sicurezza”, sottotitolo “Sicurezza, un lusso che oggi noi donne vogliamo permetterci”. Si apre con un appello a “riscoprire la naturalezza e la gioia di vivere” da parte di Anna di Lallo.
Nel volumetto che presenta un’introduzione del delegato del sindaco alla sicurezza, Giorgio Ciardi, e testi scritti dalla di Lallo e da Ambra d’Asaro – seguono alcune fotografie di donne “professioniste, manager, imprenditrici, avvocati, giornaliste, donne dello spettacolo, politici, scrittrici impiegate, operaie, casalinghe, mamme, pensionate, studentesse insieme per un unico obiettivo: vivere più sicure”. Poche pagine più avanti, superato il capitolo nel quale si spiega cosa sia lo stalking e come difendersene, si arriva finalmente al centro nevralgico del documento, le vere e proprie “regole per la tua sicurezza”.
La prima reazione che ho avuto io davanti a questo decalogo – i cui grassetti sono ovviamente in rosa – è stata di totale sbalordimento. Ma passato lo stupore, ho provato paura. La città che il sindaco Alemanno e tutta la pletora di suoi consiglieri descrivono, è un posto inospitale, spaventoso. Fatto di luoghi oscuri, i parchi, e di strade male illuminate, stazioni della metropolitana da evitare perché pericolose. Una Roma terribile, una Gotham City nella quale nessuno di noi vorrebbe vivere, né uomo né donna. Ci saremmo aspettati, in questo nefasto panorama, un vademecum per gli uomini. Nel quale venisse loro spiegato, nel dettaglio, che non è proprio il caso di aggredire le donne che passano per strada, per nessun motivo e in nessun momento. Chiunque si aspetterebbe che, per evitare il male, si cercasse di educare i malvagi a non compierlo, in nome di una convivenza civile difficile ma necessaria.
Nient’affatto. Il sindaco Alemanno, con un colpo di scena che trasporta la sua amministrazione a un livello culturale da società medievale, inaccettabile non solo in una democrazia con pari opportunità ma persino in un semplice consesso di uomini e donne pensanti, spiega alle donne come dovrebbero comportarsi per non istigare l’aggressione.
Lo so, è incredibile. Cito testuale: non indossare vestiti particolarmente appariscenti se prendi la metro la sera da sola, guida tenendo la destra ma non accostarti troppo al marciapiede su strade isolate, se sei sola e costretta a viaggiare di notte avvisa il controllore e il capotreno, evita strade buie e deserte anche se ti trovi nel centro della città, cerca con lo sguardo altre persone/locali o case nelle vicinanze dove potenzialmente chiedere aiuto, evita i parchi di sera anche se dovessi fare strada in più e i giri in bici da sola in posti isolati, tieni il telefonino in tasca o in mano, quando sei a casa guarda sempre dallo spioncino chi suona alla porta e accertati che sia qualcuno che conosci bene…
Segue, nelle ultime due pagine, la pubblicità di “un dispositivo tecnologico all’avanguardia dotato di un localizzatore Gps e di un tasto di allarme, il KeyFob, in grado di inviare una richiesta di soccorso ad una centrale operativa, attiva 24 ore su 24, fornendo le coordinate Gps per un’immediata localizzazione dell’emergenza”. Una pratico kit che nella Roma immaginata da Alemanno e i suoi consiglieri ogni donna dovrebbe sempre tenere in borsetta. Resta da capire chi ha pagato questa pubblicazione, se è stata finanziata con i soldi destinati alla sicurezza. E per quanto tempo Roma potrà continuare a reggere tanta tanta mancanza di intelligenza politica, tanta ottusa arretratezza culturale prima di trasformarsi, stavolta davvero, nella città orribile descritta nell’immortale “Vademecum per la tua sicurezza”.

martedì 26 luglio 2011

Gli incroci

Lo scorso giovedì mi è capitata un'esperienza indimenticabile - per stanchezza, frustrazione e rivelazioni. A causa di uno sciopero nazionale di treni, autobus e metro, i collegamenti tra Roma e Latina, dove io dovevo tornare, erano interrotti. Sono rimasto buttato su una scalinata della Stazione Termini di Roma per otto ore e mezzo. 
Inutile descrivere l'angoscia che ti piglia quando leggi SOPPRESSO sul tabellone, solo all'orario in cui era prevista la partenza. Così per tutti i treni utili, intendo. Per otto ore e mezzo.
Una cosa, però, mi ha colpito. La molteplicità di persone. Diverse.
C'erano studenti universitari, che ne approfittavano per studiacchiare e ripetere qualche esame imminente; lavoratori distrutti, che sarebbero stati disposti ad escogitare un attentato altrove così da far smettere la grève; persone di mezza età, che si lamentavano con lo spirito classicamente cattolico - il vittimismo, "capita tutt'aa mmme!"; stranieri - africani, per lo più - che ci mettevano tre secondi ad alleprarsi per terra e dormire, mentre tutti noi li guardavamo stupiti del coraggio.
Tutti questi incontri, tutti questi incroci, mi ricordano perchè amo le metropoli.

ps: ho anche conosciuto Milena Vukotic (scusate l'assenza di diacritico!)
ps2: ho scoperto che il diacritico non va - con il diacritico si chiamava la regina del Montenegro!

sabato 23 luglio 2011

Goran Bregović

Io e due amiche siamo riusciti a trovare tre biglietti all'ultimo. E' stato il mio regalo per il mio compleanno.
E gli slavi si confermano il mio primo amore!





Ero in questa bolgia, già!

mercoledì 20 luglio 2011

Ci abbiamo provato, Proviamoci ancora!

Ieri eravamo presenti, in poch* ma c'eravamo.
La discussione della legge è stata rinviata, ma continuiamo ad impegnarci.

ps: questo è il video di un conoscente.


lunedì 18 luglio 2011

Quando si dice "scheccare"

In questi giorni sto leggendo un saggio davvero interessante, nonchè scritto magistralmente, dal titolo Quando eravamo froci, che ricostruisce le condizioni di vita, di espressione e di incontri tra uomini nelle grandi città italiane - Roma, in particolare - tra gli anni '50 e '80.
Una delle maggiori figure di spicco, anche intervistata dall'autore, è Paolo Poli.
Sino ad ora lo conoscevo ben poco, avevo guardato qualche video. Intuibile che avesse fatto storia, ma quando la storia non la si vive, è difficile capirne la portata.
Oggi vi propongo un paio di video, in cui Poli mostra tutta la sua ironia, la sua identità queer, e prima ancora la sua grande bravura.
E' uno dei migliori esempi di checca che io abbia mai visto! Un vero frocio - e ce n'è bisogno, credo.


 
 



ps: la Dandini si dimostra molto acuta.
"Eri una donna, e sei una donna, elegantissima!". Ha capito tutto.

giovedì 14 luglio 2011

E agita quelle chiappe - tanto te piace!

La (vera) natura maschile risiederebbe dunque nella virilità maschia, e la virilità maschia risiederebbe, secondo l'opinione di molti - politici che ci rappresentano compresi - nella funzione di protettore, difensore della donna - il singolare è voluto - anzi: della propria donna, di uomo forte, sicuro di sé, magari un po' arrogante, che segni i confini delle sue proprietà - la suddetta donna rientra spesso nel pacchetto.
Per anni mi è stato insegnato che, poichè maschio, non posso piangere, non posso comunicare le mie emozioni, parlare con dolcezza, chiedere dolcezza. Ma tra le molte cose di cui questi maledetti stereotipi hanno cercato di privarmi è la libertà di ballare. Quando, dove e come volevo. 
Fin da bambino amo ballare, muovere il mio corpo sulla base di un ritmo. Qualunque esso sia. Adoro la musica tribale, la semplice pop-commerciale anni '90, l'house, il samba, davvero tutto.
Non voglio fare retorica del tipo "ilballocreailmioritmomipermettediunirmiadunritmocosmico" ecc. Tutte cose verissime, ma che, dette e ridette, perdono di efficacia e credibilità.
Mi accontento di ricordare - a voi e a me - quel video che è stato girato quando avevo tre anni: ballavo la lambada nel salone di mia zia, e dalla felicità sudavo ed ero rosso, come quando si arrosisce dalla gioia.
Nel gergo di categoria diremmo "Sfrociettavo da matti!".
Ahimè, non posso postarvi il mio video - non ne sono più in possesso - ma vi propongo questo.





Questo l'evento in cui le coreografie sono state eseguite.
Oltre al fatto che salterei addosso a tutti e tre insieme.
Non vi pare che questo sia una vera immagine maschile? Una delle, ben inteso, ma una. Vera. Voluta.
Non mi stancherò mai di ripetere che la natura di una persona sta nella natura che si è costruita, attraverso la cultura.
Questi corpi stanno parlando. 
E questo?



mercoledì 13 luglio 2011

Interrogarsi

Un paio di anni fa, quando ancora collaboravo con l'associazione romana DGP a favore dei diritti LGBTQ, ho avuto l'immenso piacere - leggi: onore - di partecipare ad un incontro organizzato con due esponenti del femminismo italiano, membri del circolo femminista "Pompeo Magno" di Roma: Edda Billi e Paola Mastrangeli. Qui trovate il primo dei video in sequenza della giornata.
Già allora mi interessavo di femminismo, ma tutto era appena all'origine.
Io stesso ero appena all'origine di me.
Quell'incontro mi spalancò alla comprensione. Capii ciò che dovevo e potevo leggere e conoscere e ammirare e continuare a produrre per vivere una vita consapevole, e per trovare nuovi strumenti per aiutare.
Oggi sono capitato su un video, che riprende la Mastrangeli ad un intervento in occasione della proiezione del documentario di Laura Annibali "L'altra altra metà del cielo" (da me visto e rivisto, ma non il giorno del filmato).
Vi posto il suo intervento, così che possiate goderne un po' anche voi.
Avrei molto da dire - e non poco da sfumare o contraddire - ma vorrei farlo con voi, se vi interessa.



Una cosa è certa.
Più ascolto parlare delle esponenti - teoriche, filosofe o meno - più leggo i loro testi, i loro saggi, la loro narrativa, più mi interrogo su come sono maschio e su cosa questo voglia dire, e più mi rendo conto, con una certa dose di vanità, di quanto la mia personale riflessione sulla mia sessualità, sul mio gender e sui miei incontri e incroci con le altre identità non sarebbe mai stato così proficuo senza i lavori e le parole delle donne femministe.
Spesso superati, vecchi, ormai scontati, a volte proprio sballati, fuori fuoco, per quanto mi riguarda.  Restano, in ogni caso, un patrimonio.

lunedì 11 luglio 2011

Non è tutto oro ciò che luccica

Non voglio cadere nella solita trappola di guardare e definire qualcuno in base alle persone di cui si circonda. Né voglio e posso muovere una critica argomentata contro la filosofia di Simone de Beauvoir.
Tuttavia, amando moltissimo la sua narrativa e molte sue argomentazioni sulla questione femminile - ad esempio sulla condizione delle donne casalinghe - non capisco come sia possibile che fosse vicina ad un uomo come il buon vecchio Giampaolo.
Proprio lei che, seppur non aderendo al pensiero della differenza, affermava e credeva nella possibilità delle donne di vivere liberamente, di scegliere la propria strada da percorrere, di autoaffermarsi in virtù delle proprie potenzialità. Investire sulla propria persona, sulla propria autonomia. Proprio lei lascia che il suo compagno dica certe cose.
Ma, come ho detto su, non voglio far ricadere su di lei queste responsabilità.
Mi limito a dire, quindi, quanto Jean-Paul Sarte fosse sessista, maschilista e classista, ma pure stereotipico, poco critico - esiste(nziali)re vuol dire altro, mio caro.
Perchè, chi dice questo, non può che essere definito così.

"La trovo bella, l'ho sempre trovata bella, perfino se aveva in testa un bruttissimo cappellino, come quando l'ho conosciuta. Volevo assolutamente conoscerla perchè era bella. [...] Quello che è meraviglioso in Simone de Beauvoir è che ha l'intelligenza d'un uomo (e vedete, nel senso in cui parlo qui, sono un po' schiavista) e la sensibilità d'una donna. Cioè ho trovato in lei tutto quanto io potessi desiderare [...]."        
          Simone de Beauvoir, Quando tutte le donne del mondo ..., Torino 2006, p. 6. 

venerdì 8 luglio 2011

L'eleganza dell'idiozia

Ieri ero all'università con qualche amica. Aspettavo il mio turno per parlare con la mia relatrice.
Un'amica - 'na pazza! - prende a raccontare alcune brevi barzellette, poi passa a pensierini ancora più brevi e semplici. Così, per ammazzare il tempo.
Magari sono io ad essere rimasto indietro, ma non ne conoscevo neanche uno.
Ve ne riporto qualcuno. Li ho trovati carinissimi e, permettetemi, alcuni addirittura eleganti.

* Una pallina dice ad un'altra pallina: "Attenta al gradin-din-din".
E l'altra: "Quale gradin-din-din?!"

* Due palloncini nel deserto.
"Attento a quel cactusssssssssss!"
"Quale cactusssssssssss?!"

* Un uomo in un caffè.
Splash.

giovedì 7 luglio 2011

Opinioni sulla questione femminile

Riporto dal blog di Giovanna Cosenza:

In attesa della manifestazione «Se non ora quando, un paese per donne?», che si terrà a Siena il 9 e 10 luglio, Annamaria Testa e io abbiamo fatto una chiacchierata sulla questione femminile in Italia, su ciò che è accaduto negli ultimi tre o quattro anni, sull’accelerazione degli ultimi mesi, sul femminismo storico, sul futuro, le difficoltà e i rischi del movimento neofemminista italiano.
Ne è venuto fuori un video di venti minuti per Esemplare tv, la neonata web tv di Didi Gnocchi.
(Manca il preview, perché l’embedding oggi aveva qualche problema, ma se fai clic il video funziona.)


mercoledì 6 luglio 2011

Quando la cultura diventa natura

Io adoro Mina.
Lo scrivo così com'è.
Io adoro Mina.
La trovo una vera artista, una vera attrice, una vera figura teatrale. Eccezionale.
La critica che spesso mi viene mossa - o meglio: che viene mossa a lei - è che sì, di sicuro sa cantare, questo è innegabile, ma non usa, non passa attraverso, e quindi non comunica, alcuna emozione.
In parte, lo riconosco.
Credo, però, che la cosa sia più complessa. 
La sua performance, come la sua immagine, è assolutamente naturale, non risulta mai artificiosa, ma sempre artefatta. 
Chi mi segue sa quanto io mi lasci inebriare dalle alterazioni che la cultura - letteraria, musicale, figurativa - provocano, coscientemente, sulle persone e sulla loro identità, in particolare sulla loro estetica. Io sono una testimonianza di quanto questo processo possa essere divertente, entusiasmante e, devo dire, utile a spezzare alcuni rigidi confini.
Scegliere di lasciare agire sul proprio corpo i cambiamenti, gli sconvolgimenti, le combinazioni più bizzarre ed insolite è uno strumento potentissimo, perlomeno visibile a tutti.
Ricordo ancora l'eccitazione, anche erotica, che provai quando notai per la prima volta e poi lessi delle sopracciglia depilate.
Mi scioccò, e fu bellissimo!
Togliere le sopracciglia, un elemento naturale del nostro aspetto, che svolge anche compiti precisi per il corpo, non vuol dire solo strappare dei peli, ma soprattutto pretendere che gli altri imparino a cercare e sostenere il nostro sguardo in modo nuovo, cancellare di noi qualcosa che tutti si aspetterebbero di vedere e che invece non trovano. 
Sono convinto che i cambiamenti, i miglioramenti, siano praticabili e raggiungibili anche attraverso degli choc. Prima di tutto a partire dal corpo.



lunedì 4 luglio 2011

La cultura negli occhi

Poco fa ero a cena con mia madre.
C'era la tv accesa - purtroppo per i miei è un diktat. E' un'abitudine che trovo odiosa, ma mai come questa sera sarò loro grato di averla tenuta accesa.
Andava in onda un programma di quelli che raccolgono e ripropongono materiale d'archivio - vecchi canali, programmi televisivi, inchieste, personaggi. Vecchia tv.
Sono riuscito ad appuntarmi di corsa il nome di questo documentario, proprio per segnalarvelo.
Si tratta di Viaggio al sud, inchiesta sulla condizione dell'istruzione e dell'alfabetizzazione nel sud italiano realizzata nel 1958 da Virgilio Sabel.
Vi posto qualche frammento.






Al minuto 4.03 della seconda parte viene intervistata una coppia di età media.
Quando l'uomo parla della scuola non ho saputo trattenermi. Con tutto il boccone sono scoppiato a piangere, e mia madre mi ha seguito.
Negli occhi di quest'uomo ci vedo un patrimonio, una cultura. Forse mai realizzata, anzi, sicuramente. Ma se continuerò a studiare e a difendere la cultura, sarà anche in suo onore.

Franca Rame

Sarà che sto rileggendo Simone de Beauvoir, sarà che uno dei miei pensieri e dei miei propositi più costanti è capirmi come uomo. Come maschio, intendo. Capire come costruire il mio maschile, come viene percepito dagli altri, come farlo interagire con gli altri.
Sarà per questo che le donne e le loro complessità, le loro pieghe, come la cultura che hanno prodotto e producono ancora, mi stanno molto a cuore.
Oggi, quindi, vi posto qualche frammento degli spettacoli di Franca Rame, celebre attrice e drammaturga italiana.

Questi sono tratti da Sesso? Grazie tanto per gradire. 
Esilarante. E quanto mai attuale.
Nel secondo video, tra l'altro, riprende il tema dell'aborto, nei termini in cui viene trattato dall'articolo che vi ho proposto qualche giorno fa.


 

 



Lascio concludere il pezzo dal titolo Lo stupro.



domenica 3 luglio 2011

La Russia non russa più

So che per i tempi giornalistici quella che vi presento è una notizia vecchia, ma sono così emozionato che la posto comunque.
Mi limito a pubblicare l'articolo.
Dai, ce la faremo! Ce la faremo!
Tutta la mia solidarietà. Scriviamo!