mercoledì 6 luglio 2011

Quando la cultura diventa natura

Io adoro Mina.
Lo scrivo così com'è.
Io adoro Mina.
La trovo una vera artista, una vera attrice, una vera figura teatrale. Eccezionale.
La critica che spesso mi viene mossa - o meglio: che viene mossa a lei - è che sì, di sicuro sa cantare, questo è innegabile, ma non usa, non passa attraverso, e quindi non comunica, alcuna emozione.
In parte, lo riconosco.
Credo, però, che la cosa sia più complessa. 
La sua performance, come la sua immagine, è assolutamente naturale, non risulta mai artificiosa, ma sempre artefatta. 
Chi mi segue sa quanto io mi lasci inebriare dalle alterazioni che la cultura - letteraria, musicale, figurativa - provocano, coscientemente, sulle persone e sulla loro identità, in particolare sulla loro estetica. Io sono una testimonianza di quanto questo processo possa essere divertente, entusiasmante e, devo dire, utile a spezzare alcuni rigidi confini.
Scegliere di lasciare agire sul proprio corpo i cambiamenti, gli sconvolgimenti, le combinazioni più bizzarre ed insolite è uno strumento potentissimo, perlomeno visibile a tutti.
Ricordo ancora l'eccitazione, anche erotica, che provai quando notai per la prima volta e poi lessi delle sopracciglia depilate.
Mi scioccò, e fu bellissimo!
Togliere le sopracciglia, un elemento naturale del nostro aspetto, che svolge anche compiti precisi per il corpo, non vuol dire solo strappare dei peli, ma soprattutto pretendere che gli altri imparino a cercare e sostenere il nostro sguardo in modo nuovo, cancellare di noi qualcosa che tutti si aspetterebbero di vedere e che invece non trovano. 
Sono convinto che i cambiamenti, i miglioramenti, siano praticabili e raggiungibili anche attraverso degli choc. Prima di tutto a partire dal corpo.



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