venerdì 30 settembre 2011

Generi

Questo è un post che mi sta molto a cuore, perchè è un po' un ritorno alle origini.
Un anno e mezzo fa, in qualità di lettore fisso di Lipperatura, scrissi una mail nera a Loredana, in cui le chiedevo di lanciare sul suo blog una discussione riguardo ad una trasmissione che mi era capitato di seguire e che avevo trovato vergognosa. La puntata che avevo analizzato trattava il tema dell'omosessualità.
Lei - e la ringrazio ancora per questo; e se vi piace il mio blog ringraziatela pure voi, perchè è da lì che è nato tutto, quello fu il mio secondo coming-out - mi diede ascolto, e ne venne fuori un bel post - valgono molto i commenti, leggeteli. Lo trovate qui, anche con una breve presentazione del programma.

Torno alla riscossa dopo un anno. Perchè?
Non solo perchè quella trasmissione va ancora in onda seguitissimamente - e devo sentirmi pure mia madre che mi dice che "rappresenta le cose che succedono davvero!", poi dici i matricidi - ma soprattutto perchè mette in evidenza lo stesso tema con la stessa, identica, invariata impreparazione, superficialità, ma prima fra tutte l'usanza tutta italica di usare (leggi: non usare) la televisione a sproposito.
Qui trovate la puntata incriminata, che mi sono preoccupato di rivedere da capo e di cui vi riporto qui di seguito qualche grande insegnamento.
Succo: due coniugi dibattono perchè mentre la madre vuole rivelare al figlio minore di 9 anni l'omosessualità del maggiore 25enne, il padre lo ritiene avventato.

Il padre in questione è un fenomeno, un fenomeno vero. Tra le sue significative parole:
- "la realtà non può essere condivisa a 9 anni ... un bambino ... che vive di cartoni animati!"
- "tu avevi capito prima che Leonardo [figlio peccatore] fosse gay per una maggiore sensibilità ... sicuramente ... di una madre rispetto ad un padre ..."
- "Perchè non ne ha parlato con me, dici? Per via del naturale riserbo verso un padre un po' rigido"
- Più avanti, al banco degli imputati - puahahah - parlerà di "condizione del ragazzo"

Ma di certo non si aggiudica lui il premio come miglior cazzaro. Macchè!
Passiamo alla presentatrice - che più passa il tempo e più diventa simile a Barbara d'Urso; fanno le stesse facce affrante, con tanto di sopracciglia aggrottate, bocca semiaperta, sguardo compassionevole, a dire "io sento l'umore popolare [espressione che usa, non a caso], sento le tue emozioni, ti sono vicina".
- ecco la grande chicca. A proposito della richiesta del padre al figlio di evitare effusioni con il compagno in presenza del minore, lei: "le effusioni andrebbero evitate sempre per una questione di pudore [il pudore intellettuale a voi proprio non dice niente, eh? vabbè], anche nel caso di una coppia ... [ecco, l'ammolla!!!] tra virgolette normale".
Allora.
A me hanno insegnato che usare l'espressione "tra virgolette" fa ridere, perchè vuol dire che ti pari il culo su qualcosa che non sai esprimere meglio di così, cioè male. Per tralasciare il normale, ovvio.

E infine, dulcis in fundo, l'opinionista del giorno, nientepopodimenoche Barbara Bouchet - e allora sì che se canta!
Riporto un'unica sfacionata, rende già: "a 9 anni un bambino non capisce neanche la sessualità ... normale [aridaje]... di tutti i giorni [ah, perchè i froci sono a giorni alterni? guarda, signo', era meglio normale, lascia perde] ... come si chiama?! Eterosessuale ... figuriamoci l'altra".

Voi direte: è proprio da buttare tutto, allora?
E invece no, e dico sul serio.
Tra tutt* quest* incompetenti c'era anche un sociologo niente male, devo ammettere, che dice una cosa sacrosanta: "bisogna trovare il modo giusto di narrare al bambino che si tratta prima di tutto di un mondo di sentimenti, e solo poi di sessualità".
E dice anche di meglio: "in questi ultimi tre lustri il maschilismo italiano è diventato sempre più becero, siamo tornati agli anni '50".

Ora. Incazzatevi, poi fatevi due risate, come ho fatto io.
Un'unica cosa, mi viene da pensare. Grande mia sorella che presentava come zio il mio ex a suo figlio di un mese, e che so non smetterà di farlo.

8 commenti:

  1. Cavolo, mi era sfuggito dalla Lipperini. E vabbè, prima o poi elaboro il testo che ti dicevo.

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  2. Direi che la risata è conveniente farsela.
    Una cosa è certa: la nostra tv, quella di stato poi, che dovrebbe essere uno vero specchio dell'Italia, bla bla bla, è popolata di animali strani.

    Io non me la sento di intervenire nella storia raccontata nella puntata se non con un appunto: non sono i genitori che devono fare il coming out al posto del figlio. Quando questi si sentirà di dire di sè al fratellino, i genitori devono starne fuori. Che poi un bambino di nove anni possa capire o meno, lascio a educatori/psicologi/assistenti sociali vari l'ardua sentenza.

    L'uso dell'aggettivo normale...beh, a me fa sempre ridere perchè in matematichese "normale" significa perpendicolare..e quindi sentir parlare di comportamento normale mi fa pensare al comportamento perpendicolare (con doppio senso incluso!)..XDXD..e quindi ho quasi smesso di usarlo.

    Seya

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  3. @seya

    Un commento bellissimo, posso dirlo?
    1) Il fatto del "normale" in matematica, che a questo punto dico che mi fa venire in mente proprio il queer (dal ted. quer) - fantastico!
    2) Hai ragione, dibattere su quando e come va fatto il coming out di qualcuno altro - non saremmo già provocatoriamente finiti nell'outing?

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  4. Oh, ehm. Grazie! Io ho solo detto quel che penso!

    Seya

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  5. Io ti ammiro, in un certo senso perverso, perché riesci a guardare queste cose. Guardarle e farne un'analisi senza metterti a urlare.
    Io ho smesso di avere una televisione in casa quando sono partita per Bristol, cinque anni fa, e una volta tornata in Italia mi sono rifiutata di prenderne una.
    Non ce la faccio, è veramente più forte di me.
    Mi incazzo.
    Mi incazzo e basta. Non riesco a farmi una risata dopo. Perché penso che non c'è da ridere. Ridere smorza la rabbia, è vero. Io cerco sempre di prendere le cose dal loro lato comico.
    Ma mi sta passando la voglia.
    Quando dicono "Dai, fatti una risata!" parlando di Berlusconi, della situazione culturale in Italia, delle leggi che passano, di come la televisione sta risucchiando ogni parvenza di decenza dalla mente della gente ultimamente mi viene da pensare: non c'è niente da ridere.
    C'è da incazzarsi a morte. C'è parafrasando un genio, da alzarsi, andare alla finestra e mettersi a urlare: Sono incazzato nero e non ho più intenzione di sopportare tutto questo.

    Guardo i primi due minuti di questa trasmissione e mi sale una frustrazione indomabile. Penso ai miei alunni che per insultarsi a vicenda si danno del frocio. Hanno nove anni.

    Scusa l'acidità, ma oggi ho passato un'ora dopo scuola con una mia studentessa, una ragazza meravigliosa, idealista, pulita, forte e coraggiosa che mi diceva che lei vuole lottare perchè il futuro porti rispetto e dignità per tutti.
    E alla fine di questa conversazione, l'unica cosa che riuscivo a pensare è che dovremmo incazzarci di più.
    E meglio.

    Buona serata Amedeo, è sempre un piacere leggerti.

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  6. @Maja

    Il piacere è mio nel ricevere i tuoi commenti, sempre interessanti ;-)
    Riguardo a ciò che scrivi. Non pensare che io non mi incazzi, non mi si rivoltino le budella e non pianga di fronte a scene così patetiche, tutt'altro; guardare - e riguardare! - questa televisione mi fa stare fisicamente male.
    Ma trovo che sia doveroso farsene un'idea, non mi basta neanche approssimativa, per combatterla - Zanardo docet!
    Sì, la risata di sicuro smorza la rabbia, ma io la uso soprattutto per un'altra ragione: mi concede, dopo la burrasca emotiva, quel distacco, quello spazio necessario per fornulare analisi e riflessioni. Temo che restare sul comando "Incazzatura" non serva di per sé, l'incazzatura, almeno a me, serve per accendere i motori, ma poi la strada da percorrere la faccio con altro.

    Sono assolutamente d'accordo con la tua studentessa. Io sono sicuro, sicuro, che con un grande impegno - che per ora è forse di una minoranza, ma confido tantissimo nell'effetto contatto, nell'effetto rete (in tutti i sensi) - il nostro paese migliorerà.
    Incazziamoci, quanto vogliamo, io sono sempre pronto, figuriamoci, ma poi agiamo. Mettiamo dei limiti all'altrui ignoranza. Non lasciamola passare. Filtriamo le richieste che ci vengono fatte. Spezziamo la catena del "vabbè, ci penseranno altri, prima o poi". Diciamo tutti i no che dobbiamo dire.
    Io sono partito col farlo con la mia famiglia, e piano piano lo allarga a tutto/tutt*. Direi che è un buon inizio.

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  7. psssssss.... sono attori con un copione.... il che rende ancora più tragico tutto questo teatrino, d'altronde chi si arrabbia in dizione a parte gli autori del DOP?

    Marina che ha aperto un blogghetto suo :)

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  8. Che fossero attori era chiaro. Questo non rende, appunto, meno autentiche le critiche, ahimè.

    Ce l'hai fatta finalmente ad aprire!
    Ti seguirò. ;-)

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