domenica 30 ottobre 2011

C'è speranza

Per stasera avevo in programma un piano magnifico.
Salutino ad un amico, caffettino insieme, poi tram o metro e poi autobus, dritti verso casa di Veronica e Mattia - migliore amica e compagno - per tante coccole, chiacchiere, fumate (Mattia) e ninne - loro nella loro stanza e io sul divano, eh, io e Vero gioiamo solo quando Mattia viaggia e il letto diventa nostro.
Tutto saltato, per loro imprevisto.
Caffettino con amico, dunque, spostato ad aperitivo alle sei, che sono diventato le otto - sì, esatto, no no, proprio due ore di ritardo, porca zozza, c'ha avuto un incidente, poveraccio. Nel frattempo io mi sono visto tutte le librerie di Roma e mi sono segnato una lista di boh, 80 titoli. Vabbè.
Sta di fatto che, serata andata benissimo, ero partito per Roma in treno, non avevo troppa voglia di fare il viaggio in macchina; per questo sono stato costretto a riprendere l'ultimo poco prima di mezzanotte per rientrare.
Beh, è stata un'esperienza felice.
Qualche giorno fa raccontavo di come il treno faccia spesso da sfondo a brutte conversazioni. Questa tratta compensa tutto.
Al mio fianco, seduti, due ragazzi neri, post-adolesenti, molto alla moda, di cui uno bello forte, dall'altrettanto forte accento marchigiano, l'altro ancora ha da crescere. Sento dire che hanno origini congolesi, ma vivono qui da sempre. Sono stati una rivelazione. Ci sono ancora giovani che conoscono l'italiano, e parlo di italiano corretto, senza censurare slang, giovanilismi e quant'altro, ma che sia riconoscibile come italiano; giovani che, ad un passeggero che chiede loro: "Vorreste andarvene a Ibizia, eeeeh?", il bello fa: "Ibiza?! Mah, guardi, direi un po' troppo sputtanata, vanno tutti lì. Io amo i posti esotici, me ne andrei a Tahiti ... la vita di Ibiza ... che noia 'na settimana così! Un giorno reggo, poi fuggo. No, non mi interessa."
Ascoltavano musica, poi, e ballavano, parlavano di danza, di passi, con grande competenza, si dedicavano ad una conversazione interessante, che ho provato ad origliare. 
Un signore, con dei problemi evidenti, prova ad attaccare bottone, così, in modo semplice. Nel senso: da persona semplice. E loro dolci da morire a spiegare che no, quello è lo Zaire, noi siamo del Congo.
Belli, veramente belli loro e bella la scena.
Volevo dare loro un passaggio - giuro, non li avrei portato in camporella - ma alla fine è venuta la sorella del brutto.

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