martedì 15 novembre 2011

Traduco e (perché?) sono limitato?

Vuoi vedere che mi sono deciso a fare i conti sul serio con i miei limiti?
Vuoi vedere che sto crescendo sul serio?

Chiariamo subito: negli ultimi mesi non sono di certo mancate persone a ricordarmi che ne avevo, di limiti - vero: Lorenzo, Dario (tu, però, resti sempre l'amore mio), Luigi, Ilenia, Frédéric, Veronica, Andrea (quanto t'ho odiato quella settimana ... quanto ...)? Per carità! Quelle sono sempre là pronte a rammentarti quanto tu sia stato infantile in quella situazione, pesante in quell'altra, rigido in quell'altra ancora ... E la cosa peggiore è che, dopo aver cercato delle giustificazioni così unte che ci prendi delle scuffiate grandiose - arrivando a dire cose del tipo che sì, sono rigido, cazzo, ma se quando avevo quattro anni non mi avessero rubato il dentino da sotto il bicchiere messo in salone per beccarci li 'ndindi non avrei mica sviluppato un attaccamento così viscerale e morboso con cose e persone tale che ora adotto la massima accondiscenza  e il massimo perdono con tutto e tutti per paura di perderli, e altre baggianate simili - dopo aver cercato giustificazioni, dicevo, devi ammettere che hanno - cazzo - del tutto ragione, e che lo dicono per il tuo bene.

Due weekend fa io, Dario e Simone abbiamo organizzato un pijama party a casa dell'ultimo: uscita, rientro, pijama, tisana alla liquirizia per me e banale per loro, tante chiacchiere e poi ninna tutti e tre insieme abbracciati nel matrimoniale. E passa la paura.
Tra i molti discorsi, si è toccata anche la musica, in particolare la lirica, essendo stato, Simone, un ottimo cantante - ha anche le pareti insonorizzate per esercitarsi! Strafigo!
Ho realizzato come il canto sia affine non poco alla traduzione: va bene lo studio tecnico iniziale, va bene lo studio costante negli anni, l'esercitazione, la pratica, la gavetta, la solidità delle conoscenze e delle proprie potenzialità. Resterà sempre, tuttavia, quel margine - a volte neanche così ridotto - di fallimento. O peggio ancora, per un perfezionista e criticofobo come me: di sbavatura.
Nel corso di una vita da traduttore, traduttore professionista, intendo, a tempo pieno, come vorrei diventare io, di sicuro ti usciranno fuori delle grandi traduzioni, o almeno dei passaggi così ben riusciti da darti il giramento di testa. A me succede già ora. Sono quei punti, brevi frasi o immagini, che senti di aver restituito alla perfezione. Di aver quasi arrichito la lingua. Eppure, hai ben chiaro in testa che altrove ci sarà di certo qualcuno che saprà fare meglio di te. Magari non negli stessi punti, in altri, forse; o forse il suo prodotto finale sarà complessivamente di più alto livello. 
E c'è poco da fare. E' una certezza. E' una conditio sine qua non.
Inoltre - cosa gravissima, li mortacci: una traduzione è sempre migliorabile, come una performance canora. Non c'è mai una fine della traduzione, non esiste la traduzione, esistono i tentativi, le prove, le negoziazioni. 
Il prodotto ideale non esiste. Non esiste il modello di una traduzione. Non ne esiste l'idea.
E per un idealista come me vi rendete conto che trauma?

Ma non sarà mica che tanto a sputacce sopra, 'sta povera natura aveva capito già tutto e m'ha fatto scegliere questa strada come addestramento?

11 commenti:

  1. si amedeo...vera l'ultima. Ma non è una roba solo tua. La natura ci vede benissimo e se puta caso riesci a seguirla il percorso che ti propone è di accettazione..appunto del cosiddetto limite! Te lo mette davanti continuamente finchè non cedi..lo vedi (tuo post), lo accetti e ci SGUAZZI!!!Ma quando sei a qs punto..beh sentiti fortunato, bello consapevole, insomma quasi appagato. Nella mia formazione una volta un maestro mi disse...ciò che vedi come limite dell'altro è sempre anche un tuo limite. Sentilo dentro di te.....poi prova a scioglierlo!

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  2. Io dai tuoi limiti ho imparato molto, ho imparato a vivere alcune parti di me che meritavano di essere smosse, e forse anche tu hai appreso qualcosa dai miei. Magari, visti così, ci piacciono un po' di più.

    Il fatto che ti giri quando qualcuno al bar ordina una bionda, questo è il tuo vero limite, ma io ti amo egualmente piccola borghese boccolosa che non sei altro! :P

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  3. @dario

    Non avrei potuto ricevere commento più tenero. (Badate bene, signori e signore: l'ho sollecitato io a visitare il blog, a quanto pare se ne dimenticato spesso :|

    Questa ve la devo raccontare.
    Io, Dario e due amici in un bar. L'amico chiede alla cameriera: "Che birre avete?". Lei risponde cominciando con: "Una bionda ...". A quel punto io, che ero sovrappensiero, mi desto, scatto colla capoccia e fisso la tipa, con l'aria di un: "Prego, dice a me?".
    Da lì lo stronzo di su mi distrugge :D

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  4. Borghese ormai non conta neanche più come insulto, boccolosa invece potrebbe. L; aneddoto è esilarante, ma Ame, vuol dire che il biondo lo fai solo con me e con tutti gli altri la bionda?

    Sul discorso traduzione potrei dirti tante ma tante cose, mi attendo a una intepretazione della teoria delle 10.000 ore. Sai quando dicono che per essere bravo in qualcosa prima ti devi esercitare per 10.000 ore e poi se ne riparla. Considerato che io in un' ora il mio conteggio comodo sono 300 parole medie, ti direi: traduci prima 3.000.000 di parole e poi mi sa che ti è passata. Qualsiasi considerazione prima di ciò è prematura.

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  5. @mammamsterdam

    Tranquilla, non ho una doppia vita. Sono sempre e solo il biondo, ma ho talmente scassato i maroni a Dario su gender e controgender che ormai lo vede dappertutto :D
    Se sa, noi froci, pure i più emancipati, ci divertiamo ogni tanto a rifoderare qualche parola al femminile. E ti dirò: in qualche sfumatura diventa pure geniale!

    Il discorso delle ore, invece, mi convince poco. Insieme a colleghi e prof, io stesso ho individuato un paio di errore commmessi da Ettore Lo Gatto (!) nella traduzione di una poesia. E parliamo di LG, altro che 10000 ore. Secondo me è una sfiga/qualità insita nella traduzione, e ne sono felice.

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  6. Amedeooooooooo! Una bionda da bar! Ma chi lo avrebbe mai detto!!!! L'immagine di voi tre a letto è troppo carina...
    Besos!

    TQFx

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  7. @TheQueenFather

    Ciao! Il tuo primo commento qui: quale onore, mio caro.
    Già, forse chi non vede non sa, ma in fondo, sono un vero borghese, snob e me la meno da matti - è sempre Dario che dice questo.
    Noi tre siamo carini sul serio, dolci dolcetti. Grande assortimento: io, biondo riccio lungo barbone e ninnoli ovunque; Dario: lo liquiderei con un semplice "look fascista"; Simone: l'uomo per bene, maglioncino e camicetta, pantalone carino, cappottino, baffo curato.
    'na figata! ;)

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  8. Il prodotto ideale non esiste...quale massima più vera?
    Io ho una storia cui sono legatissima, già bella e conclusa ma ognivolta che la apro, trovo qualcosa da risistemare, parti da scrivere o migliorare, ecc... ormai credo di essere arrivata alla sesta revisione.

    Per quanto riguarda il biondo..hihihi..dimmi che sei anche biondo inside! hihih
    Comunque mi vedo tu e Dario su un lettone a sparlare, scambiarvi biscotti e litigare per le briciole tra le lenzuola...

    Seya

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  9. @Amedeo, ma venite in scatole da tre allora? Tipo le Bratz? ;0)

    TQF xxx

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  10. E non esiste traduzione permanente, prima o poi sarà rimpiazzata da un'altra più attuale, se l'opera di origine è una pietra miliare della letteratura. Ma ricordati che se tu non traducessi (anche male) molte persone non potrebbero fruire di quel testo... qualche errore, imprecisione o sbavatura è il male minore. :) leggi questo: http://curvyworldangie.blogspot.com/2011/11/perfetto-imperfetto.html

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  11. @seya
    Hai capito perfettamente il nostro mood - zitelloni in calore :D

    @TQF
    Naaaa, facciamo tre Ken(s) - maaaaasculi sòòòògno!

    @MarinaMarea
    Hai aggiunto una scarosanta verità. Grazie!
    Grazie anche per il post, ho apprezzato molto, mi ha divertito e rincuorato - su certe cose le civiltà orientali sono inarrivabili.

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