sabato 31 dicembre 2011

La strada di un clown

Ieri sera.
Roma, Teatro Keiros.
Posti a sedere: metà vuoti, presenti: venti al massimo; la mia fantastica relatrice, io, e tre care amiche di russo in prima fila.
Tutto senza formalità. Si stava tra amici, tra persone che si volevano bene. 
Lo spettacolo: "La strada di un clown", con Vladimir Olshansky.
Stupendo.
Chi può ci vada. Consiglio.
A domani!



giovedì 29 dicembre 2011

Saluti alle macchine e investigazioni frociaresche

Siamo alla fine dell'anno. Siamo tutt* stanch*. Inutile, quindi, mettersi a fare grandi discorsi - certo è che il cervello io continuo a mandarlo in pappa, ma per condividere con voi c'è tempo.

Due notizie veloci e significative:
1. Questa è l'ultima sera in cui vi scrivo un post dal mio vecchio pc. Questo è il primo post che vi scrivo dal mio nuovo pc. Ciao, mio caro, sei stato un amico.
2. Qualcuno è arrivato sul mio blog attraverso la ricerca su google di "amedeo frocio". Questo mi ha catapultato indietro di 15 anni - mai mi sarei aspettato, allora, di farmi adesso una gran risata.

Il tempo ...


Aggiornamento.
Per completare l'opera, appena sveglio stamane mia madre mi ha comunicato di aver acquistato un nuovo materasso in lattice per me, sarà qui a breve.
Allora.
Sì, il materasso era necessario, me l'aveva ordinato l'allergologo, ma dico io, santo natale: non avreste potuto rendermene partecipe? E soprattutto: non avreste potuto chiedermi se fossi d'accordo o meno sull'acquistarne uno che si piega tramite comando di una tastierina che mi fa tanto disabile?
Preso dall'ira, ho ringraziato e poi ho sbraitato. Questo è il mio spazio, è già striminzito, non possono scegliere loro pure quali prese devo occupare con quali strani strumenti! Cazzo!
In ogni caso, cari genitori, vi ringrazio.
Ah, visto che ci siete: riuscite a comprarmi anche fidanzato e lavoro a 2000 euro al mese?

lunedì 26 dicembre 2011

Lode alla cugina!

Dopo tante minchiate che ho dovuto sentire e mandare giù in questo santo natale, finalmente stasera sento pronunciare parole sante, che mi fanno tornare sulla terra, a sperare nel futuro delle generazioni come la mia e successive.

La figlia di mia cugina, 10 anni, è particolarmente attratta dal modellino di una Ferrari che hanno regalato a mio nipote - no comment, grazie - e vorrebbe giocarci. Terrorizzata da sua madre, mia cugina, che è la solita cugina di cui ho scritto varie volte, a cui voglio molto bene ma che considero una delle peggiori educatrici che io abbia mai avuto la sfortuna di incontrare, la stessa che rimprovera suo figlio - 15 anni! - perchè non accetta "che lui esca senza essersi messo un po' di gel ... ma che mi rappresenta co 'sti capelli pettinati all'ingiù?!", dicevo, terrorizzata da lei e dalla sua sorella minore, che è stata talmente viziata che ogni gioco che la prima prende in mano passa automaticamente alla piccola perchè "sennò s'offende, è piccola" - mah -, che evita di giocarci. 
Sua zia, sorella di sua madre, cioè altra mia cugina, la santa che mi ha ospitato a Bergamo in estate, le dice: "Amore mio, ma perchè non giochi? Alla piccola ci penso io: se si azzardano a dirti qualcosa o, peggio, a togliertela, sarà il giusto momento di mettere nuove regole. Non preoccuparti: prendila e vai a giocare. E ti dico pure: hai 10 anni, non 50, quindi: dal prossimo natale non dare retta a tua madre, per favore, secondo la quale saresti già in età da marito e che dimentica che hai ancora bisogno di ricevere regali e non solo vestiti o soldi, e chiedimi ciò che davvero vuoi. Una Ferrari? perfetto, ma dimmelo! Per me l'importante è che tu abbia delle passioni. Scegliti la tua."
Ecco la mia faccia:



domenica 25 dicembre 2011

Un altro Natale passa ...

Non mi dispiace per niente ammettere che il periodo delle feste natalizie è uno dei peggiori dell'anno, insieme all'estate - agosto, in particolare.
Tantopeggio quando si è soli. Single, intendo. La morte.

Eppure, ho diversi "eppure".
Eppure venerdì ho trascorso un pomeriggio meraviglioso, di cui per varie ragioni preferisco non parlare. Un vero frullato di emozioni. Grazie Luca, ti abbraccio.
Eppure la sera dello stesso venerdì il mio ex - quello storico, che vi ho dipinto come un fagocitastritolaessereumani - mi ha riscritto dopo mesi di silenzi, quando non di litigi. Abbiamo avuto, dopo tanto, una vera conversazione: in disaccordo, al solito, ma ce lo siamo detti con-versando. 
Eppure ieri, mentre aspettavo delle mie amiche alla Feltrinelli, incontro il padre del mio ex (!) - sì, lo stesso ex - che avevo visto due volte in tutto quando eravamo insieme, e che sapeva benissimo chi fossi ma faceva finta di non capire (se uno, manco poco effeminato all'epoca, esce da camera di tuo figlio col suo pijama e poi esce lui in mutande, c'è poco da non vole' capi'). 
Io faccio finta di non vederlo, troppe emozioni temevo di non reggerle. 
Lui mi guarda, mi fissa, mi segue con gli occhi finquando io non mi volto verso di lui. A quel punto lo saluto e lui mi viene incontro: "Ciao, Amedeo - sorriso malizioso - sono davvero molto felice di vederti". Conversazione calorosa - quando lui è dolce come un granello nell'occhio - e ci si saluta, con qualcosa che somigliava ad un abbraccio.
Eppure, dopo la festa di natale al corso di rumeno, dove l'insegnante ci ha mostrato documentari sui costumi natalizi in Romania e dove abbiamo mangiato e cantato, giovedì c'è stato il classico brindisi di russo (qui un esempio). Ho ballato il kazačok per un'ora e adesso ho le gambe a pezzi. Se riesco vi mostrerò qualcosa.

Ci sarebbero anche altri "eppure", ma me li tengo in serbo. Hai visto mai ...
Buone feste a tutti e tutte.
Vi abbraccio.

Aggiornamento.
Anche questa giornata è passata - come mi scrivi tu, Andrea. :)
C'è un ultimo eppure.
Eppure, dopo anni siamo tornati a festeggiare il Natale con l'unico fratello di mio padre, con cui i rapporti sono stati gelidi negli ultimi tempi. Gran bella occasione!
Tutti gli zii e i cugini, insieme, abbiamo rivisto una VHS in cui io, a quattro anni, ballavo per circa un'ora ininterrottamente: lambada, salsa, e commerciale anni '90 (Corona, per intenderci).
Non la vedevo da tanto, ma il ricordo ero soltanto sbiadito, tutto è riemerso facilmente.
Un bel tuffo nel passato.
Infine, abbiamo chiuso la serata noi cugini più stretti: il mio salone è diventato pista da ballo!!
Su, in qualche modo è andata. Fiù!

martedì 20 dicembre 2011

Questione di cambiamenti in itinere

Dunque. Parliamone.
Nel giro di 24 ore i miei genitori mi hanno letteralmente rivoluzionato la vita.

Ieri mio padre mi dice di aver realizzato solo adesso che lui e la mamma non hanno mica un computer tutto per loro!, e non è mica giusto! Io ho il mio, mia sorella & family il suo, e loro? La soluzione è facile: il mio pc nuovo, che loro stessi mi regalarono per la laurea ad aprile scorso, passerà a loro, che me ne compreranno uno nuovo.
Non ho neanche avuto il tempo di pensarci né di dire di sì che stamattina mi ritrovo con un pc nuovo: identico al mio, un ASUS, solo ancora più potente - per mio padre chi ha una laurea ha bisogno della strumentistica di un astronauta! Mille volte a dirgli: "Ah papà, io non faccio altro che legge e legge e poi tradurre e poi rilegge, mica faccio cose serie, eh?!". Niente, non si rassegna.
Questo vuol dire che questi sono gli ultimi giorni in cui scriverò sul mio nuovo-vecchio pc. Primo trauma.

Poche ore fa mia sorella mi chiama, mi chiede di raggiungere tutti a casa sua (bifamiliare). 
Vado, e mi si fa la dannatissima proposta: visto che mamma giusto ieri ha acquistato un nuovo cellulare perchè ha i tasti grossi, peccato però che non s'era accorta fosse touch screen, che ne pensi di fare a cambio col suo? Ma porca vacca: per farti fare casa, sorella cara, ti ho dato la mia camera e ora mi ritrovo con una stanza di 2 mq; vi presto soldi; tengo quel tuo meraviglioso figlioletto che diventa una peste ogni giorno che passa - cos'altro volete togliermi? Le mutande?
Resta il fatto che mi ritrovo già con un nuovo telefono, odioso, touch, cosa che ho sempre detestato, che quindi non so usare bene, senza i miei messaggi - tutti persi - ma per fortuna con tutti i numeri, a scegliere nuove suonerie, nuovi sfondi, nuovi display. Secondo trauma.

Sì, c'avrò pure guadagnato un fottio di tecnologia, però quanta energia mi costa?! Uff, io non sono per i cambiamenti, tantomeno per i cambiamenti repentini e non scelti da me! 

ps: nota divertente.
Su skype, chiedo a Dario di aiutarmi a scegliere la nuova suoneria. Quella che propongo lui la snobba, dicendo che pare il sottofondo di un centro massaggi o roba del genere. Mi oppongo e la seleziono.
Pochi minuti dopo lui mi invia questa via mail:



 Sto ancora ridendo. :)

domenica 18 dicembre 2011

Rencontres

Ieri. In treno, di ritorno a casa dopo un convegno in memoriam Riccardo Picchio. 
Scelgo un sedile singolo, almeno se avessi voluto dormire avrei potuto poggiare la testa da una parte senza sbavare sulla spalla altrui. 
La scelta, però, non esulava dalla precedente vista di un regazzotto mica poco interessante di fronte al posto vuoto. Arabo, si vedeva. Riccissimo, morissimo. Gli chiedo se il posto davanti a lui fosse libero. "Certo, come no!", mi risponde in un buon italiano.
 
Il treno era in estremo ritardo - è partito da Termini dopo quasi un'ora di attesa. Immaginatevi i nervi dei viaggiatori, giustamente.
Io prendo a leggere, il libro di Andrea che mi ha regalato Andrea! - ah, la rete! - mentre ogni tanto lancio all'adone maghrebino qualche spizzata. Questi ricci perfetti, da putto, nerissimi, occhi lunghi, tipica carnagione araba del nord. Davvero bello, penso.
 
Dopo qualche minuto di immobilità, inizia ad agitarsi. Si mangia le unghie, muove i piedi freneticamente, balla tutto. Ha uno sguardo impaurito. Prova a fare delle telefonate ma non ha credito. Ne riceve, e per due o tre volte detta lo stesso numero alla persona, chiedendo di spiegare che se non è ancora arrivato non è colpa sua! Di aspettarlo, per favore.
Gli offro il mio telefono. Se hai bisogno, usalo pure. E' qui. Mi ringrazia, ma non c'è bisogno.
Poco prima di partire sbrocca, gli vengono le lacrime agli occhi, è agitatissimo. Inizia ad attaccare bottone. "Ti rendi conto?! Ti rendi conto?! Ieri la mia capa mi ha detto che non vuole rinnovarmi il contratto perchè spesso arrivo in ritardo al lavoro. Io vivo a Roma, lavoro a Cisterna. Esco di casa a mezzogiorno per attaccare alle tre, e nonostante questo i treni sono sempre in ritardo: devo partire ancora prima?! La patente, mi dirai (parlava con me, chiaro). Non posso! Non posso! E' assurdo ma non posso! Io parlo benino italiano, ma sono qui da un anno e mezzo. Quando mi sono informato a scuola guida non capivo molto, ho chiesto, quindi, di farla in francese. Invece in questo paese non si può! Solo in italiano, cavolo!".
Non sapevo come calmarlo, il mio stomaco era diventato una noce.
Provo a tenermi stampato uno di quei sorrisi che fa sempre piacere vedersi rivolgere, e provo a chiacchierare. Si rilassa. 
Mi dice che ha 27 anni, è tunisino, vive con sua moglie italiana e il loro figlio di quasi due anni. Fa due lavori: uno la mattina, stacca a pranzo e va in questo centro per immigrati, dove lavora anche sua moglie. "Sono stanchissimo", mi dice, "ma se voglio far vivere bene me e loro due devo farlo. Ho proposto a mia moglie di trasferirsi con me in Francia, io lì sto benissimo, e lo Stato aiuta molto di più! Lei non vuole, non vuole lasciare la famiglia. Boh, vediamo."
Si è rilassato, poggia la testa e si riposa un attimo. Io riprendo a leggere.
 
Quando ci guardiamo, mi esce spontaneo parlargli in francese. "Tu as vécu en France ou en Tunisie?". Gli brillano gli occhi. "T'es français??!!". No, gli spiego che sono italiano ma parlo francese. Rispondo alle sue domande: sono un mediatore culturale, vivo qui, faccio questo e questo.
Lui: "Anch'io sono un mediatore culturale: arabo, francese e italiano. Anche se la mia laurea è in Scienze Politiche, vabbè ... lavoro a volte come interprete ... poi lavoro come aiuto regista, ho scritto anche qualche sceneggiatura ... così, mi arrangio".
Io: "Azz".
Parliamo a lungo, ci diciamo un sacco di cose, risate, chiacchiere. Si è calmato del tutto, wow.
 
Prima di scendere mi dice: "Mi farebbe molto piacere rivederti, farti conoscere la mia famiglia, parlare un po'. Posso avere il tuo numero?".
Glielo do, felicissimo, segno il suo.
"Mi chiamo Kacem".
"Io Amedeo". 
Ho visto che l'ha segnato come Anedeo, ma mi andava bene così.

martedì 13 dicembre 2011

Post alla cazzo di cane

Non ho tempo - o forse energie? - di scrivere in questi giorni un post lungo e articolato e organico. Eccovi, perciò, qualche scheggetta della mia vita degli ultimi giorni.

Dovete sapere che ho preso due paia di scarpe nuove in un giorno solo, erano troppo belline, e quindi l'altro giorno ne ho subito sfoggiato uno. Peccato che, essendo di bordo molto basso, vanno a finirmi precisamente sul legamentino della caviglia, posto di dietro, non ricordo come si chiama, e quindi arrivato in treno a Termini, dopo mezz'ora che le portavo, avevo i calzini zuppi di sangue e pezzi di carne nella scarpa. (Ammazza che sanguinaro oggi!). 
Mi poggio, dunque, su un muretto provando a mettermi dei fazzoletti sulla ferita, necessari almeno per raggiungere una farmacia e prendere dei cerotti - sappiate che la farmacia in cui mi sono poi ritrovato sembrava più che il Muccassassina che una farmacia: due commessi, due feregni, frocissimi, sexyssimi, che si sparavano grandi pose e mi facevano l'occhietto (!). Credo che d'ora in poi porterò sempre un coltellino con me, sapete, uno può sempre tagliarsi per sbaglio, e allora dove va? Beh, ma in farmacia, ovviamente!
Tutto questo per dire che, mentre davo le spalle a strada e marciapiede, piegato sulle scarpe, un uomo, bruttino e forse mezzo sbronzo, mi guardava - l'ho capito dopo - e commentava. Al che mi giro, e lui: "Ma ... ma ... ma che shkif', si nu mashkulo, bleah ... sembravi 'na bella faemm'na! Qua non zi capish' più gniend', mah! Che shkif!", senza staccarmi gli occhi di dosso.
Non ho fatto in tempo a dirgli che mi aveva svoltato la giornata! :-)

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Un consiglio: guardatevi ogni tanto su youtube i gay themed spot, a volte metton su delle cose fantastiche.
Ad esempio questa. Esilarante!




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Annuncio ufficialmente che sono stato invitato, insieme ad alcuni dottorandi in slavistica e ai miei docenti di letteratura russa, a replicare il notro convegno sui rapporti letterari italo-russi a Mosca il prossimo aprile! Il mio primo convegno internazionale ... che bello! <3
Non so quando avrò il tempo di pensare pure a questo articolo, ma ci piace.

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The Queen Father alla radio! Qui.

sabato 10 dicembre 2011

Un uomo per tutti e tutte

Come garantire e inaugurare dal basso una pluralità di generi e di diritti. Su questo mi è stato chiesto di interrogarmi da parte di mammamsterdam - qui la proposta.

Lo ammetto: io sono molto per la teoria - non voglio fare il saccente quando dico che mi occupo di "teorie di genere", di "teorie femministe" - ciò che in principio mi interessava era proprio il pensiero delle minoranze di genere, in particolare delle donne, la loro evoluzione, o forse sarebbe meglio dire svelatura, filosofica, cerebrale. Conoscere ciò che le donnne erano sempre state in grado di produrre con il ragionamento e con il loro corpo mi esaltava, mi inebriava.
Ma da qualche tempo a questa parte, grazie non soltanto a letture e blog (una delle più efficaci e concrete compagne nel mio percorso di crescita), ma in particolare grazie a confronti, esperienze dirette e quotidiane, sento la necessità di affiancare alla scoperta della cultura quella delle vite. Le vite vere, reali, fatte dalle persone. Proprio fatte, eh, oltre che vissute. 
Per queste ragioni, in questo breve post non mi dilungherò su alcuna riflessione. Mi limiterò, invece, a riportare qualche episodio, racconto e osservazione in cui ho avvertito e stretto forte la mia totale e assoluta fiducia nelle diversità, nel loro potenziale, nel loro sapersi districare, nella loro capacità di inserirsi, integrarsi, imporsi anche.

A questo punto mi domando: cosa faccio io, in prima persona, per liberare questa pluralità di diritti e generi?
Io correggo mio padre dicendo che no, papà, il ragazzo che nei giorni scorsi ha dormito a casa nostra, nel mio letto, non è un mio caro amico, come l'hai chiamato tu, ma è il mio fidanzato. E lo sai benissimo, te l'ho detto chiaramente. Ci si può mettere d'accordo sul nome da dargli, se vuoi, ma devi avere il coraggio di sapere e riconoscere chi è lui nella mia vita.
Rimproveravo mia madre - finendo poi per coccolarmela - quando anni fa, stanca, stanchissima, alla sera si distruggeva per fare tutti e dico tutti i piatti che mia sorella amava - all'epoca mia sorella aveva 25 anni - perchè "so che lei mi odia, per tutti i problemi che abbiamo avuto in passato. Adesso ho il dovere di recuperare. Da madre." Mia sorella avevo preso a pretenderli, ogni sera era un menu a piacere - non è una stronza, aveva solo sofferto molto. L'ho spuntata io: facendole mille grattacapi, ha capito di umiliarsi e niente altro, e ha smesso.
Rimprovero oggi mia madre - ancora lei, sì, ma poi finiamo per parlarci per ore su un lettone, entrambi coi lacrimoni - spiegandole che non vorrei più sentirle dire a mio padre "Se non hai capito bene cosa intendesse il commercialista, posso sempre richiederglielo io. Sono la moglie, faccio la parte da stupida", perchè se fosse stata così stupida come crede non avrebbe lavorato, non avrebbe avuto accanto un uomo così in gamba e figli altrettanto in gamba.
Vivo ogni mia relazione alla luce del sole. Ho sempre baciato, abbracciato, tenuto per mano, accarezzato, toccato il mio compagno in qualunque situazione e contesto. 
Correggo la mia professoressa universitaria spiegandole che certo, volentieri estenderò l'invito all'incontro di domani anche al mio compagno. Ah sì, -o e non -a.
Rivendico a pieno petto la mia capacità di emozionarmi, di piangere, di commuovermi, di saper perdere il controllo sulle mie sensazioni e lasciarle decantare. Che ripeto: è delle donne soltanto per storia ed educazione culturale, nonchè sentimentale, ma dovrebbe essere di tutti. Per me è un punto di orgoglio, non un limite.
Disambiguo i generi delle persone tutte le volte in cui riesco a farci caso, o mi correggo se ho già pronunciato - molti rideranno, ma vi assicuro che l'effetto che ho provato quando la mia professoressa, femminista, ha esordito via mail con "Care studenti e studentesse", da buona francese, è stato spaesante.

Lo so, non è abbastanza. Lo so, non basta a farci progredire. Ma tutto ciò fa progredire me, e il mondo di cui scelgo di fare parte.
Se cambiamo noi, cambiano tutti. Ops, e tutte.


ps: ieri pomeriggio, passeggio da solo verso l'uscita di un centro commerciale in periferia. Tre adolescenti maschi chiacchierano.
I due prendono scherzosamente in giro il terzo, che risponde: "Ao', ma secondo te, se una me piace davero, vado là e je dico Ciao bella fregna, o bella gnocca?! Così, come fanno tutti?! Ma secondo te non preferirei anna' là e conoscela, capi' chi è, com'è, parlacce?!".
Mi ha commosso. Grandi speranze.

giovedì 8 dicembre 2011

Perchè ho ancora un blog?

Parliamoci chiaro, caro blog e cari amici e amiche: io non  ve davo 'na lira! 
Nel senso che. Nel senso che. L'idea del blog, molto lontana, devo ammettere, dal mio modo di reagire alle cose fino a un anno fa, era nata per una esigenza del momento, contingente. Come ho scritto alla mia relatrice quando le ho inviato un post molto importante del mio blog - sì, stiamo così, ci scambiamo anche post e sms: "Quando si distrugge (decostruisce?) da una parte, forse è meglio costruire qualcosa di nuovo da un'altra parte."
A febbraio, quando ho inaugurato questo spazio, mi trovavo ad affrontare un periodo molto duro, fatto, mi sembrava, da nient'altro che sconfitte. Avevo bisogno di rifugiarmi in un luogo che fosse solo mio, libero, in cui poter elaborare i pensieri. Un luogo dove entrare, sferruzzare un po' le idee e poi riporre i ferri. 
Ma adesso, a quasi un anno di distanza, perchè ho ancora un blog? 
Ho ancora un blog perchè.

Mi ha obbligato a riconsiderare e rivalutare la scrittura, cosa che non ho mai amato particolarmente. Non immaginate neppure quanto lessico io abbia accumulato in questi mesi - l'idea di scrivere bene, senza sbavature, di avere una scrittura felice, questa sì che mi è sempre piaciuta! - e quanti errori del mio linguaggio io abbia corretto.

Mi garantisce libertà e sicurezza. So che qui posso parlare davvero di ciò che voglio, posso dire due stronzate e condividerle, posso chiedere consigli, dare consigli, raccontare esperienze, scambiare letture e insegnamenti. Nel modo più sincero e umano, paradossalmente.

Mi ha permesso e mi permetterà di conoscere persone e vite e famiglie davvero meravigliose, che è un piacere avere vicine, poter raggiungere, seguire.

Importantissimo. Mi ha fatto crescere.
Una pet tutte: prima di aprire il blog reagivo come un bambino capriccioso ad ogni critica che mi veniva mossa, la prendevo sul personale, mi offendevo e diventavo davvero aggressivo, quando non piangevo. Più le persone erano care più soffrivo. 
Adesso, commentare i post di altri blog e gestirne uno mio mi ha insegnato a costruire delle critiche, a sostenere una tesi in modo non aggressivo, a scegliere tono e parole, e a rispondere a chi è in disaccordo, cercando di raggiungere un punto comune. E non sapete che felicità vedere che tutta questa ricchezza e crescita si è smarmellata nella mia vita quotidiana, riesco a fare tutto questo anche nelle conversazioni! Riesco a contraddire e a farmi valere, senza indispettirmi né indispettire.

E voi: perchè avete ancora un blog?

ps: visto che ci sono, chiederei anche un aiutino a casa.
Sembrerà strano, ma io sto ancora imparando come usarlo 'sto blog - e in generale 'sto computer. Parecchie volte ho letto in giro che è sempre bene fare un back-up del blog. Per favore: mi spiegate come diavolo si fa?
Thanks!
Ecco. Aggiungerei, quindi, ai vantaggi di avere un proprio blog, quello di obbligarti a stabilire con la tecnologia un rapporto più critico e sano.


lunedì 5 dicembre 2011

Florence: pagana e ultraumana

Post di cuore, e di corpo.
Ve l'ho già presentata altre volte, ma senza spenderci mai più di una riga. Florence + The Machine. 





Questi due sono,  a mio avviso, i suoi lavori più riusciti, i videoclip in cui di lei emerge il meglio.
L'ho scoperta per puro caso due anni fa. Una cara amica mi chiama e mi fa: "Oh, Ame, questo nostro periodaccio sta per finire, lo so. A partire da oggi ha anche un motto. Dog days are over. Vattelo a vedere, va'! Credo proprio che ti piacerà". L'ho cercato, l'ho visto. Venti volte a loop. Dopo un paio di mesi ero al suo primo ed unico concerto a Roma. Una delle esperienze più estatiche e catartiche della mia vita.
 
L'effetto che Florence produce su di me è proprio quello di un rapimento, un'estasi, un'epifania continua. Lei stessa riconosce la sua volontà di trasferire chi la ascolta in un mondo altro, in un mondo fatto di fantasia, di utopie, di sogni, dove le logiche di tempo e spazio crollano, il ritmo è scandito soltanto da slanci, salti, corse infinite, giravolte. Quando la ascolto è tutto un giramento di testa, tanti colpi di cuore, tanta commozione e senso cosmico. Sì, perchè ascoltare lei mi aiuta a riconciliarmi con le persone che ho odiato e che tuttora odio, con gli antipatici, con chi porta disagio nella mia vita, oltre che ad amare ancora più intensamente chi amavo già.
 
Capelli rossi ed occhi verdi - ormai si sa che sono la mia combinazione preferita se mi si vuol far perdere la testa - le sue labbra finissime, sorriso spalancato, naso con gobbetta - mai camuffata, mai aggirata - occhiaie fisse - altrettanto visibili e mai cancellate - affusolata, lunga, lunghissima, acuta. 
In una parola: costruita.
Lei si è costruita interamente una figura, un'estetica, un'immagine, dei simboli, un'identificazione univoca ma nello stesso tempo molteplice. La riconosceresti ovunque e comunque, nonostante si evolva. E questo mi ha fatto letteralmente innamorare.
Lei rappresenta fino in fondo il mio immaginario: estetico, sessuale, di genere, musicale, figurativo. 
Sento quotidianamente il bisogno di giocare con la mia identità, di combinare i miei simboli, di spingermi un passetto oltre la linea del "così ti accetto". Tutte le volte in cui assumo pose o mi diverto a performare il femminile che sono, il femminile che esprimo, nella testa non ho che lei. 
La ammiro perchè non pretende di vivere o di far vivere gli altri in un mondo altro spacciandolo per reale. Lei sa benissimo di giocare, di unire i piani, di performare. E proprio per questo, proprio perchè questo mondo se l'è costruito lei, risulta naturale.
Naturale è tutto ciò che noi creiamo con spontaneità e consapevolezza.

Se esiste un post-umano, come può essere lei - l'altra parte esatta del mio immaginario, altrettanto amata - esiste un ultra-umano, che è Florence. Raccoglie tutto l'umano e lo esaspera, lo amplifica, lo potenzia, lo brucia quasi.

Segnalo, infine, questa interessante analisi. 
Godeteveli.




Happiness hit her like a bullet in the back

venerdì 2 dicembre 2011

Usiamo il nostro corpo, ma bene!

Sono tant* i e le blogger che si (pre)occupano della rappresentazione del corpo e del suo uso - non sempre comunicativo, purtroppo - nella televisione italiana. Siamo altrettanto numerosi noi che li/le seguiamo sul web, che partecipiamo ai loro indispensabili e capillari progetti.
Senza tentare di condurre un'analisi tecnica e acuta come le loro - cosa che probabilmente non sarei neppure in grado di fare - mi limito a supportarli e a diffondere i grandi insegnamenti che dal loro impegno traggo ogni giorno.
Oggi vi invito a guardare e riguardare e godervi appieno questi due spaccati della televisione - italiana il primo video, cilena il secondo - in cui una Raffaella Carrà in grandissima forma e più spumeggiante che mai performa il suo successone "Rumore".
Performa, credo, è il termine migliore. 
Canta? No, troppo poco.
Balla? Beh no, c'è molto altro.
Si tratta di una performance vera e propria. 





Il secondo video mi tiene inevitabilmente incollato allo schermo.
Trovo che ci sia una libertà assoluta nell'espressione di questo corpo: i movimenti pieni di sapienza, di lavoro, di calcolo, di studio; la costante ripresa della telecamera che, pur muovendosi, non stacca mai l'attenzione dalla performer, senza mai rendere le sue mosse provocanti, senza mai inserirle in una cornice non-artistica. 
Non ci sono altri soggetti, non ci sono maschioni mezzi unti a cui venga richiesto di prendere in braccio la donna, alzarla, girarla come una cotoletta, alzarla in alto come una principessa del porno, oppure voci maschili che emettono un consenso sbavoso, piuttosto di cattivo gusto.
C'è lei, sola, costantemente sola sulla scena, scena che lei riesce non direi tanto a dominare, quanto a riempire fino a farne sfumare i confini. Se si guarda la registrazione per un paio di volte di seguito o più, ci si dimentica che si tratti di televisione. A me pare di essere a teatro, forse, o comunque in ammirazione di un'artista. In un luogo di cultura. Cultura del corpo, ché, come dicevo già qui e qui, soltanto della testa ce ne facciamo ben poco.
A me questo video fa letteralmente venire i brividi.

Com'è possibile che molti e molte di noi gli preferiscano questo?