domenica 18 dicembre 2011

Rencontres

Ieri. In treno, di ritorno a casa dopo un convegno in memoriam Riccardo Picchio. 
Scelgo un sedile singolo, almeno se avessi voluto dormire avrei potuto poggiare la testa da una parte senza sbavare sulla spalla altrui. 
La scelta, però, non esulava dalla precedente vista di un regazzotto mica poco interessante di fronte al posto vuoto. Arabo, si vedeva. Riccissimo, morissimo. Gli chiedo se il posto davanti a lui fosse libero. "Certo, come no!", mi risponde in un buon italiano.
 
Il treno era in estremo ritardo - è partito da Termini dopo quasi un'ora di attesa. Immaginatevi i nervi dei viaggiatori, giustamente.
Io prendo a leggere, il libro di Andrea che mi ha regalato Andrea! - ah, la rete! - mentre ogni tanto lancio all'adone maghrebino qualche spizzata. Questi ricci perfetti, da putto, nerissimi, occhi lunghi, tipica carnagione araba del nord. Davvero bello, penso.
 
Dopo qualche minuto di immobilità, inizia ad agitarsi. Si mangia le unghie, muove i piedi freneticamente, balla tutto. Ha uno sguardo impaurito. Prova a fare delle telefonate ma non ha credito. Ne riceve, e per due o tre volte detta lo stesso numero alla persona, chiedendo di spiegare che se non è ancora arrivato non è colpa sua! Di aspettarlo, per favore.
Gli offro il mio telefono. Se hai bisogno, usalo pure. E' qui. Mi ringrazia, ma non c'è bisogno.
Poco prima di partire sbrocca, gli vengono le lacrime agli occhi, è agitatissimo. Inizia ad attaccare bottone. "Ti rendi conto?! Ti rendi conto?! Ieri la mia capa mi ha detto che non vuole rinnovarmi il contratto perchè spesso arrivo in ritardo al lavoro. Io vivo a Roma, lavoro a Cisterna. Esco di casa a mezzogiorno per attaccare alle tre, e nonostante questo i treni sono sempre in ritardo: devo partire ancora prima?! La patente, mi dirai (parlava con me, chiaro). Non posso! Non posso! E' assurdo ma non posso! Io parlo benino italiano, ma sono qui da un anno e mezzo. Quando mi sono informato a scuola guida non capivo molto, ho chiesto, quindi, di farla in francese. Invece in questo paese non si può! Solo in italiano, cavolo!".
Non sapevo come calmarlo, il mio stomaco era diventato una noce.
Provo a tenermi stampato uno di quei sorrisi che fa sempre piacere vedersi rivolgere, e provo a chiacchierare. Si rilassa. 
Mi dice che ha 27 anni, è tunisino, vive con sua moglie italiana e il loro figlio di quasi due anni. Fa due lavori: uno la mattina, stacca a pranzo e va in questo centro per immigrati, dove lavora anche sua moglie. "Sono stanchissimo", mi dice, "ma se voglio far vivere bene me e loro due devo farlo. Ho proposto a mia moglie di trasferirsi con me in Francia, io lì sto benissimo, e lo Stato aiuta molto di più! Lei non vuole, non vuole lasciare la famiglia. Boh, vediamo."
Si è rilassato, poggia la testa e si riposa un attimo. Io riprendo a leggere.
 
Quando ci guardiamo, mi esce spontaneo parlargli in francese. "Tu as vécu en France ou en Tunisie?". Gli brillano gli occhi. "T'es français??!!". No, gli spiego che sono italiano ma parlo francese. Rispondo alle sue domande: sono un mediatore culturale, vivo qui, faccio questo e questo.
Lui: "Anch'io sono un mediatore culturale: arabo, francese e italiano. Anche se la mia laurea è in Scienze Politiche, vabbè ... lavoro a volte come interprete ... poi lavoro come aiuto regista, ho scritto anche qualche sceneggiatura ... così, mi arrangio".
Io: "Azz".
Parliamo a lungo, ci diciamo un sacco di cose, risate, chiacchiere. Si è calmato del tutto, wow.
 
Prima di scendere mi dice: "Mi farebbe molto piacere rivederti, farti conoscere la mia famiglia, parlare un po'. Posso avere il tuo numero?".
Glielo do, felicissimo, segno il suo.
"Mi chiamo Kacem".
"Io Amedeo". 
Ho visto che l'ha segnato come Anedeo, ma mi andava bene così.

7 commenti:

  1. Ounch! Vorrei poter dire dire di essere sorpresa di sentire un uomo, extracomunitario per di più, fare due lavori, essere preoccupato per il suo posto di lavoro, avere una laurea che non serve a nulla ma purtroppo ne ho sentite a iosa di storie come questa. La Cooperativa dove faccio volontariato è frequentata moltissimo da giovani e non nella sua stessa situazione. Sono curiosa di sentire se vi vedrete ancora e vi conoscerete meglio!


    Seya

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  2. @seya

    Ricordo bene la tua esperienza, mi avevo colpito molto.
    Mah, io credo di sì, che ci rivedremo. Ne sarei davvero felice.

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  3. in cambio ti sei scordato una S :)

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  4. Trovata! Maledetta! Giuro che negli esami non li commetti questi errori XD
    Grazie, correggo subito!

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  5. è malefica l'ortografia francese. ho la fortuna di avere avuto una prof STRAORDINARIA il primo anno. Madame Kévi Koklis. Una donna stupenda, appassionata e capace che in 6 mesi mi ha insegnato il francese (a lezione all'università, non privatamente!). Ho dato l'esame a giugno del primo anno e ho fatto un solo errore nella grammatica. Ho sbagliato le traduzioni da italiano a francese perché non conoscevo il lessico, ma è stato uno degli esami più appaganti della mia vita, anche se avevo preso solo 22!

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  6. Capisco assai bene.
    I francesi adottano una grafia assurda - e in più il francese è la lingua romanza che ha mantenuto una distanza più frote tra ortografia e fonetica, e questo complica le cose!

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