sabato 10 dicembre 2011

Un uomo per tutti e tutte

Come garantire e inaugurare dal basso una pluralità di generi e di diritti. Su questo mi è stato chiesto di interrogarmi da parte di mammamsterdam - qui la proposta.

Lo ammetto: io sono molto per la teoria - non voglio fare il saccente quando dico che mi occupo di "teorie di genere", di "teorie femministe" - ciò che in principio mi interessava era proprio il pensiero delle minoranze di genere, in particolare delle donne, la loro evoluzione, o forse sarebbe meglio dire svelatura, filosofica, cerebrale. Conoscere ciò che le donnne erano sempre state in grado di produrre con il ragionamento e con il loro corpo mi esaltava, mi inebriava.
Ma da qualche tempo a questa parte, grazie non soltanto a letture e blog (una delle più efficaci e concrete compagne nel mio percorso di crescita), ma in particolare grazie a confronti, esperienze dirette e quotidiane, sento la necessità di affiancare alla scoperta della cultura quella delle vite. Le vite vere, reali, fatte dalle persone. Proprio fatte, eh, oltre che vissute. 
Per queste ragioni, in questo breve post non mi dilungherò su alcuna riflessione. Mi limiterò, invece, a riportare qualche episodio, racconto e osservazione in cui ho avvertito e stretto forte la mia totale e assoluta fiducia nelle diversità, nel loro potenziale, nel loro sapersi districare, nella loro capacità di inserirsi, integrarsi, imporsi anche.

A questo punto mi domando: cosa faccio io, in prima persona, per liberare questa pluralità di diritti e generi?
Io correggo mio padre dicendo che no, papà, il ragazzo che nei giorni scorsi ha dormito a casa nostra, nel mio letto, non è un mio caro amico, come l'hai chiamato tu, ma è il mio fidanzato. E lo sai benissimo, te l'ho detto chiaramente. Ci si può mettere d'accordo sul nome da dargli, se vuoi, ma devi avere il coraggio di sapere e riconoscere chi è lui nella mia vita.
Rimproveravo mia madre - finendo poi per coccolarmela - quando anni fa, stanca, stanchissima, alla sera si distruggeva per fare tutti e dico tutti i piatti che mia sorella amava - all'epoca mia sorella aveva 25 anni - perchè "so che lei mi odia, per tutti i problemi che abbiamo avuto in passato. Adesso ho il dovere di recuperare. Da madre." Mia sorella avevo preso a pretenderli, ogni sera era un menu a piacere - non è una stronza, aveva solo sofferto molto. L'ho spuntata io: facendole mille grattacapi, ha capito di umiliarsi e niente altro, e ha smesso.
Rimprovero oggi mia madre - ancora lei, sì, ma poi finiamo per parlarci per ore su un lettone, entrambi coi lacrimoni - spiegandole che non vorrei più sentirle dire a mio padre "Se non hai capito bene cosa intendesse il commercialista, posso sempre richiederglielo io. Sono la moglie, faccio la parte da stupida", perchè se fosse stata così stupida come crede non avrebbe lavorato, non avrebbe avuto accanto un uomo così in gamba e figli altrettanto in gamba.
Vivo ogni mia relazione alla luce del sole. Ho sempre baciato, abbracciato, tenuto per mano, accarezzato, toccato il mio compagno in qualunque situazione e contesto. 
Correggo la mia professoressa universitaria spiegandole che certo, volentieri estenderò l'invito all'incontro di domani anche al mio compagno. Ah sì, -o e non -a.
Rivendico a pieno petto la mia capacità di emozionarmi, di piangere, di commuovermi, di saper perdere il controllo sulle mie sensazioni e lasciarle decantare. Che ripeto: è delle donne soltanto per storia ed educazione culturale, nonchè sentimentale, ma dovrebbe essere di tutti. Per me è un punto di orgoglio, non un limite.
Disambiguo i generi delle persone tutte le volte in cui riesco a farci caso, o mi correggo se ho già pronunciato - molti rideranno, ma vi assicuro che l'effetto che ho provato quando la mia professoressa, femminista, ha esordito via mail con "Care studenti e studentesse", da buona francese, è stato spaesante.

Lo so, non è abbastanza. Lo so, non basta a farci progredire. Ma tutto ciò fa progredire me, e il mondo di cui scelgo di fare parte.
Se cambiamo noi, cambiano tutti. Ops, e tutte.


ps: ieri pomeriggio, passeggio da solo verso l'uscita di un centro commerciale in periferia. Tre adolescenti maschi chiacchierano.
I due prendono scherzosamente in giro il terzo, che risponde: "Ao', ma secondo te, se una me piace davero, vado là e je dico Ciao bella fregna, o bella gnocca?! Così, come fanno tutti?! Ma secondo te non preferirei anna' là e conoscela, capi' chi è, com'è, parlacce?!".
Mi ha commosso. Grandi speranze.

2 commenti:

  1. credo che questo ti possa stuzzicare. http://www.francescasanzo.net/2011/12/12/oggi-le-mamme-capiscono-la-differenza-e-la-lingua-della-pubblicita/

    invece per quello che riguarda la questione che metti in ballo tu io mi sforzo di mettere in atto soprattutto col mio compagno un comportamento alla pari:
    1. non devi venirmi a prendere sempre tu, perché io sono donna, ho la patente posso guidare, sì, anche di notte.

    avvertimenti per la futura convivenza
    2. mi piace cucinare ma devi almeno imparare come si accende un fornello e si cuociono le verdure e il riso, niente di trascendentale. e poi aiuti nella preparazione, cose tipo lavare la verdura, apparecchiare...
    3.e poi non crederai che io lavi e stiri come una tintoria. impari mò a leggere le etichette e a fare le lavatrici e a stendere come si deve, poi a stirare devo imparare pure io, quindi impariamo un po' per uno
    4. i lavori domestici si fanno insieme, e i lavori pesanti (straccio-vetri) sono di esclusiva competenza maschile
    5. la spesa la si farà insieme, ma devi essere capace di girare autonomamente per i supermercati. tanto le scansie non ti mangiano

    6. non puoi sempre pagare tu, è vero che non lavoro, ma non mi devi mantenere, a quello ci pensano i miei genitori

    e poi cerco di disambiguare anche io i generi quando posso. cerco di starci attenta. :)

    RispondiElimina
  2. @MarinaMarea

    Sai?, il tuo commento mi ha messo proprio di buon umore. Mi sembrano tutte indicazioni sacrosante. Brava!
    Mi vado a leggere l'articolo ;) Grazie!

    RispondiElimina