martedì 25 dicembre 2012

Bjork canta Tjutčev

Ogni natale è la stessa tristezza. Oggi, quindi, volevo qualcosa di solenne, molto solenne. E l'ho trovato.
Poi scopri che "Dull flame of desire" altro non è che una poesia russa di Tjutčev tradotta e musicata. E allora capisci che se metti insieme Bjork e la poesia russa, porca vacca, stai bene.


Люблю глаза твои, мой друг, 
С игрой иx пламенно-чудесной,
Когда иx приподымешь вдруг
И, словно молнией небесной,
Окинешь бегло целый круг...

Но есть сильней очарованья:
Глаза, потупленные ниц
В минуты страстного лобзанья,
И сквозь опущенныx ресниц
Угрюмый, тусклый огнь желанья.



 I love your eyes, my dear
Their splendid sparkling fire

When suddenly you raise them so
To cast a swift embracing glance

Like lightning flashing in the sky
But there's a charm that is greater still

When my love's eyes are lowered
When all is fired by passion's kiss

And through the downcast lashes
I see the dull flame of desire 



Amo gli occhi tuoi, amica mia,
Il loro gioco splendido di fiamme,
Quando li alzi all'improvviso,
E come un fulmine celeste,
Guardi veloce tutto intorno ...

Ma esiste un fascino più forte:
Gli occhi tuoi rivolti in basso,
Nel bacio appassionato di un istante,
E fra le ciglia semichiuse
Del desiderio il cupo e fosco fuoco ... 

martedì 11 dicembre 2012

La chiave della memoria: lo stupro.

Da qualche mese rifletto molto sulla potenza e l'indistruttibile aiuto della memoria.
Sarà che ho seguito un seminario intensivo di due mesi dedicato alla letteratura russa definita "postsovietica", dunque dagli anni '90 in poi, di cui (ri)costruire il passato è il cuore, ma ci penso molto.
E mi ritrovo a ripetere, dopo anni, che lo strumento memoria e il processo di rilettura a posteriori del passato è indispensabile per condurre una vita felice e consapevole.

Oggi scopro questo progetto, Project Ubreakable: fotografie di persone (uomini e donne di ogni orientamento sessuale) che hanno subito violenze sessuali tengono in mano un poster con su scritta una frase pronunciata dall'aggressore che è rimasta nella loro memoria. 
Senza un briciolo di vittimismo, violenza, patinatura, ci sono anche sorrisi! 
Queste persone coraggiose ci ricordano che il problema non è il loro, o almeno non solo. Di sicuro la responsabilità è di fronte a loro e di fronte a noi, e ci chiedono violentemente di occuparcene tutti. 
Stupendo.
Grazie.

giovedì 22 novembre 2012

Qui si fa resistenza.

http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/suicidio_quindicenne_unghia_laccate_deriso_facebook/notizie/233395.shtml

Poco da dire.
La rabbia, in qualche modo, passa. Mi dura poco, se ci piango sopra. 
Quello che resta è frustrazione. 
Siamo un fallimento di società, quasi totale. Per questo prometto a me, a te e a tutti, che quella resistenza che ho opposto io a 15 anni non mi passerà, non andrà persa. Ci lavoro e ci lavorerò. 
Sono sicuro di tirarne fuori qualcosa di buono. 
Scusaci. Tutti.

mercoledì 21 novembre 2012

Il talento

Buon compleanno, stupefacente animatrice di contatti.
Un cortocircuito continuo.
Sospensione e trampolino.




mercoledì 14 novembre 2012

La fine del mondo è vicina

Non scrivo da molto.
E non scriverò per un bel po', mi sa: mi sono fatto feisbuk.
Tenuto alla larga fino ad ora con poca fatica, alla fine ho ceduto: i miei amici, in vista della grande partenza, mi hanno obbligato. E hanno avuto ragione.
Adesso lasciate che mi sbronzi con queste dieci ore al giorno su questa roba e poi torno.
Nel frattempo, vi aggiorno: ha avuto inizio un bellissimo periodo.

NB Per chi ancora non ha mai provato: fatti feisbuk.
Una quantità di stimoli, annunci, parole, foto, gente, immagini, scabrosità, indecenze, video, musica, citazioni tutto insieme da farti venire il mal di testa.
Dopo averci passato 7 ore circa ieri, ho dormito malissimo. Tipo astinenza.
Wow!

mercoledì 7 novembre 2012

Senza chiedere il permesso

Per rendere il giusto merito all'impegno di una grande persona.
Una mente lungimirante.
Una figura di riferimento.
Un sostegno.
Un ponte.
Un'amica.

Lorella Zanardo e Cesare Cantù, Senza chiedere il permesso:


mercoledì 31 ottobre 2012

Li Manfroditi

Un altro mese è volato, e finito, e non c'è modo migliore di salutarlo che con un sonetto del Belli.
Come ci sono tornato?
Ieri, a Roma, si è tenuto un raffinato incontro sulla presentazione di un volume che raccoglie traduzioni in russo di quasi duecento sonetti di Giuseppe Gioachino Belli ad opera di Evgenij Solonovič, uno dei più colti e sopraffini italianisti russi.
Io ero in visibilio: un attore romano recitava il sonetto in romanesco - dire recitava è davvero riduttivo - e l'italianista, idolo di ogni aspirante traduttore letterario, recitava la sua versione in traduzione.
Un lavoro grandioso, il suo. Epocale e magistrale.
 Vi saluto con il sonetto che più mi ha fatto morire dal ridere.


Li Manfroditi

     Li manfroditi sò (ggià cche tte preme
de stillatte er ciarvello in st’antra bbega),
sò ppe ffattucchieria de quarche strega
ommini e ddonne appiccicati inzieme.
             
     Loro sò mmaschi e ffemmine medeme,
 e ssi jje viè er crapiccio d’annà in frega
cazzo e ffreggna je sta ccas’e bbottega
pe ddà ar bisogno e ppe rrisceve er zeme.
           
     Quer poté appiccicasse e ffà ll’amore
co cchiunque te capita d’avanti,
nun te pare un ber dono der Ziggnore?
           
     All’incontrario poi tanti e ppoi tanti,
gente lescit’e oneste e dde bbon core,
nun troveno a scopà mmanco li santi.



9 gennaio 1832 - Der medemo


martedì 23 ottobre 2012

Viktor Erofeev

La vita consiste nel distrarsi dalla morte.
                    V. Erofeev, Il buon Stalin



domenica 21 ottobre 2012

Cose che ti passano gli amici

Il corpo e i suoi interstizi.
Le sue mutevolezze.
Grotte.
Un coniglio fuori dal cappello.
Una forza straordinaria.
Sperimentazioni.
Moderno.




sabato 20 ottobre 2012

La felicità dei cittadini

A me ha commosso molto.
Ci vorrà pure poco a smontare la politica di Obama, ma il fatto che abbia reso felici dei cittadini, non soltanto delle persone nelle loro singole vite, a me non sembra affatto poco.




sabato 13 ottobre 2012

La mia WIN Conference



Latitanza assoluta. Mi dispiace.
Ma mi ritaglio una mezz'ora per darvi almeno qualche assaggio dell'esperienza di WIN a cui ho partecipato.

Arrivo all'hotel che ospita l'evento e mi viene il panico: ritrovarmi in un contesto così di lusso, laccato, lustrato, per bene, misurato, non mi lascia a mio agio.
Sono molto in anticipo, siamo ancora in pochi. Anzi, dovrei dire poche, visto che oltre a me l'unico maschio è un quarantenne americano che ho rincorso per tutte e tre le giornate. 
Strana sensazione, devo dire, ma resisto.

Nelle ore a seguire la hall si riempie. Centinaia di donne, tra i 25 e i 60 anni: chi in minigonna con tacchi vertiginosi, chi in vesti nazionali, indiane per la maggioranza, chi leopardate, chi in tailleur, chi alternativa: e già da lì capisci che sarà molto più complicato e meno monolitico di quanto non avessi immaginato.

Alle 13.00 tutto comincia: saluti, piccolo concerto di benvenuto, acclimatamento e poi uno strascico di workshop a non finire. 
Qui l'agenda dei tre giorni di incontro. (C'è anche il mio nome: ho partecipato al WIN YOUNG FORUM).
Credo ci sia poco da spiegare, ancora meno da raccontare. Non è, per quanto mi riguarda, un'esperienza narrabile.
Posso, però, provare a mettere in evidenza, per lasciarli aperti alla riflessione, alcuni punti.

Poche volte prima di allora mi ero ritrovato in situazioni collettive di 900 persone (!), di cui il 5% uomini e il resto donne. Mizzica se ti senti in minoranza! E mizzica se te ne stai buono! Non che abbia mai ricevuto opposizioni o reticenze, al contrario, eravamo davvero tutte e tutti uniti/e. Ma senti che il tuo essere presente non è scontato, non è quasi previsto. Sei il benvenuto, ma non necessario.
E' qualcosa di cui ho parlato anche con Rémy, ragazzo franco-iraqueno dipendente di Unilever, con cui è nato un bellissimo dialogo. Lui, eterosessuale, si sentiva esattamente come me.
E poi gli incontri, i sorrisi scambiati consapevoli che non ci si sarebbe mai più rivisti, probabilmente, ma felici proprio per questo di non mancare l'occasione.
Mara, Viviana, Maggy, Grethe, Kristin, Zeljka, Rémy, e molte altre - Lorella!: grazie.

Unica nota stonata, anche se si tratta di una valutazione del tutto legata al gusto, quasi al carattere singolo, direi: troppo americano. Stage, speaker con microfonino, discorsi di apertura delle giornate preparati e accattivanti, come in politica, a volte retorici, come in politica. 
Io preferisco ancora i piccoli discorsi, con meno pretese.
Ma gestire 1000 persone è impresa ardua, perciò capisco. Ci sto.
Non so se mi interesserà ripetere l'esperienza, ma farla una volta nella vita è d'obbligo.

domenica 23 settembre 2012

Upgrade

La solita latitanza, lo so.
Me tapino! Ho così poco da fare che non ho tempo!
Sono sveglio dalle 06.27, riposato come se fossero le 10.00. Ne ho approfittato per finire di vedere Colazione da Tiffany. Bello. Sì. Divertente, diverte in modo nuovo. Bei dialoghi.
Mi ero pure detto di cominciare a studiare, ma è troppo presto, quando l'aria è ancora così fresca mi viene mal di testa.
Allora uso questo tempo per aggiornarvi un po'. Credo che abbia bisogno di fare spazio tra i pensieri, di tracciarne i sentieri.

Il periodo è quello che è, ne ho avuti certamente di migliori, ma provo a trovarci il buono.
Con la voglia di un detenuto di pulire la sua cella, io procedo con gli esami. 
Lo studio non mi è mai pesato così, mai prima d'ora. Tuttavia, mi guardo intorno e vedo che i miei colleghi non stanno messi poi meglio. Sarà la stanchezza arretrata dello scorso anno, sarà che ho avuto venti giorni d'estate in tutto, sarà che ho certe botte di tristezza che quei pochi neuroni che restano in circolo si nascondono per non essere bruciati, sta di fatto che: adoro studiare, leggere, ho tanti progetti in mente, ma ne ho abbastanza di fare esami. Mettersi col culo sulla sedia, libri aperti e scervellarsi a capire, magari pure a ripetere. Distinguo netta l'impellenza di occuparmi di altro.
Sono, dunque, un po' indietro con il ritmo, ma il prossimo giovedì darò l'ultimo esame della sessione e olè.

Una gran bella notizia è che, grazie alla proposta e all'aiuto di Lorella Zanardo, i primi giorni di ottobre sarò impegnato qui.
Non avrei mai pensato di partecipare, visti i costi e la specificità dell'incontro. Invece la gentilezza che la contraddistingue mi permetterà di passare tre giorni intensi, ne sono sicuro. Vi racconterò.

Altra notizia non da poco è che uso ormai metà del mio tempo a chiedermi: quale sarà un look fico nei paesi dove in inverno c'è -40°? Cioè. Se un uomo non vuole gelarsi le chiappe ma neppure sembrare un orso, c'è una soluzione?
Perché, vedete ... Amedeo va ad Irkutsk!!!!!!!!!
Ebbene sì, tutto confermato. Ad inizi febbraio partirò per la Siberia. Cinque mesi circa. Università linguistica. Freddo. Foche. Lingua russa. Tè. Pesce. Desolazione. Esperienza. Questa è la catena mentale che seguo per convincermene.
Rispondete alla domanda sul look, comunque.

Poi magari c'è pure il cuore.
E quello sta lì, c'è sempre stato, sempre in pole position. Diciamo che non è il suo momento - come mi dicono sempre i miei amici, carucci: "Si vede che non è il momento... ". Vi odio tutti immensamente.
Però il titolo è upgrade.
E non mi riferisco soltanto alle nuove, ma ai miei flussi.
Sento che molte cose stanno cambiando. Meglio, si preparano a cambiare. Sono tutto un cantiere, lavoro in corso perenni, come a Pietroburgo. E per quanto io detesti le situazioni di transito, mi sa che stavolta ce devo sta'.
Sento che è finito il periodo di ricerca forsennata di affetto, tenerezza, consenso. Lo sto facendo finire, ché alcune direzioni della vita le devi dare tu con una certa forza e autorità, sennò arriva notte.
Scompongo, ricompongo, risistemo, riorganizzo, faccio i soliti macelli ma poi mi passa. Ho mia sorella che osserva curiosa, Dario che mi coccola, mi cazia e poi mi ricoccola, Veronica che mi appoggia, il lavoro (ah sì! Lavoro come tutor all'uni!) che mi distrae, la palla dello studio che mi assilla ma serve pure quello. Fa vita.
Sta cominciando un nuovo momento per me. 
Sto scoprendo parti nuove di me, interessi nuovi, modi nuovi per conoscere.
Mi torna in mente che quando da bambino ammiravo qualcosa, quando qualcosa mi incuriosiva, quando qualcuno mi piaceva, non pensavo a nessuna della conseguenze. Mi piaceva e basta. Passargli davanti, cercarlo, sognare di vederlo l'indomani, sentire il cuore che batteva mi bastava. Poi se magari mi chideva di giocare a palla tanto meglio, ma avevo la capacità di godermi le mie emozioni, per il solo fatto di averle.
Credo che dovrò chiedere aiuto a questi ricordi. 
Questa volta mi voglio dare una chance per cambiare. 
Più leggero, più felice soltanto di poter essere felice. 
E' l'opportunità.
Sporgersi un po' di più, anche in disequilibrio, fare capolino dalle cose. 


domenica 16 settembre 2012

Virus

Like a virus needs a body
As soft tissue feeds on blood
Some day I’ll find you, the urge is here

Ooo-ooo-ooo-oooh
Ooo-ooo-ooo-oooh

Like a mushroom on a tree trunk
As the protein transmutates
I knock on your skin, and I am in

Ooo-ooo-ooo-oooh
Ooo-ooo-ooo-oooh

The perfect match, you and me
I adapt, contagious
You open up, say welcome

Like a flame that seeks explosives
As gunpowder needs a war
I feast inside you, my host is you

Ooo-ooo-ooo-oooh
Ooo-ooo-ooo-oooh

The perfect match, you and I
You fail to resist
My crystalline charm, you do

Like a virus, patient hunter
I’m waiting for you, I’m starving for you

Ooo-ooo-ooo-oooh
Ooo-ooo-ooo-oooh

My sweet adversary
My sweet adversary
My sweet adversary


lunedì 10 settembre 2012

L'essenza della morale

Quando si ha una vera autoconoscenza innanzitutto viene sentita con straordinaria chiarezza la voce della coscienza, e l'uomo che vive in modo da non entrare mai in contraddizione con se stesso e da essere sempre sincero con se stesso sarà senz'altro morale. In questo consiste anche la somma bellezza spirituale raggiungibile da questo uomo, poiché l'autoinganno e la contraddizione interiore, inevitabili quando manchi la vera autoconoscenza, rendono sempre l'uomo spiritualmente brutto.

N. Trubeckoj, L'Europa e l'umanità. La prima critica all'eurocentrismo

domenica 9 settembre 2012

Due anni insieme - e ancora molti e molti altri ...

Sono già due anni che sei con noi e ancora non capisci che quando urli mi svegli - maledetto.
Sono soltanto due anni che sei con noi e già hai sconvolto pianti e sorrisi. Te li sei accaparrati tutti.

Averti in mezzo alle gambe, perché i piedi non bastano, no, tu ti ci pianti proprio sulle gambe, è indescrivibilmente bello!
Quando torno dai miei viaggetti, in cui mi illudo di essermi dimenticato di te e quasi mi preoccupo di concentrarmi sui nuovi paesaggi e non più sul mio splendido biondino, e mi acclami col tuo "Fioooo, uauuuu!", io me la faccio beatamente addosso - e tu lo sai benissimo, schifoso.
Io ti voglio proprio bene, Riccardo.

Ti auguro di fare una buona vita, amore mio.
Tutti gli auguri del mondo. Per te.





giovedì 6 settembre 2012

Non siamo conniventi

Stasera è una di quelle sere in cui stare un paio d'ore in giro per i blog fissi mi rende felice.
Vedo che ci sono idee, informazioni, proposte, richieste, consigli, sfoghi che girano per il mondo, a cui anch'io posso partecipare, a cui anch'io posso contribuire.
Il post di oggi, che avrei scritto comunque, ha un significato più forte dopo tutti questi blogdibattiti.

Tardo pomeriggio.
Treno.
Sale una donna che chiede molto gentilmente: occupato? Sì, perché non so come funzioni nelle altre parti d'Italia e del mondo, ma sui treni regionali del Lazio è molto di moda occupare 2-3 posti per far sedere persone che magari sono ancora in metro o sono appena uscite da lavoro, così quando arrivano passano fiere davanti a te che sei arrivato 10 minuti fa sudato perché correvi per trovare un posto e si siedono.
L'ho fatto anch'io al primo anno di università. Anch'io ho peccato. Dopo aver ricevuto una lisciata da un signore ho smesso, e meno male.
La signora chiede, un ragazzo: è occupato.
Lei: Chi c'è?
Lui: Sta arrivando.
Lei: Chi?
Lui: Un'amica.
Lei: Dov'è? Qui fuori dal treno che fuma o dove?
Lui: In metro.
Lei: No, allora. Non si può fare. Io le do de minuti dopodiché mi siedo.
Lui: Ma scusi, so anni che viaggio, ho sempre fatto così mo arriva lei e se la prende proprio con me de tanti che lo fanno?
Lei, sempre educata ma risoluta, con voce forte: No, guardi, io me la prendo con tutti, pensi un po'. Ogni giorno litigo con qualcuno, e mi sta bene così.
Lui: Ma scusi, ma perché? Sta arrivando, vada più avanti e si cerchi un posto, no?!
Lei: Più avanti non c'è, non vede che questo treno è pieno come un uovo? E poi è principio: non è un Intercity, io arrivo io mi siedo. Punto.

Lui fa storie, lei si attacca con una che prova a lamentarsi. 
Passano i due minuti. Lei afferra lo zaino con cui il ragazzo occupava il posto, glielo schiaffa decisamente in mano e ringrazia.

Al momento di scendere, io e la donna ci troviamo fianco a fianco e io le dico che mi è molto piaciuta, che apprezzo molto il suo coraggio. Io, purtroppo, soffro molto della paura di venire attaccato, di arrossire e sudare come un maiale dall'ansia, perciò non faccio mai ciò che vorrei fare al suo posto.
Lei: Bisogna farlo, bisogna farlo. Se non ci si oppone alle piccole cose, se non si parte da qui, si finisce per diventare conniventi. Io non voglio.

martedì 4 settembre 2012

I veri amori non tradiscono mai

Chi mi segue da un minimo sa fino allo sfracasso che i miei più grandi amori sono la Russia e un certo tipo di estetica, di ricerca estetica, anche musicale - Bjork, famo prima.

Stasera, dopo due giorni che non potrei che definire, con la diplomazia di uno rutto, di merda, voglio darvi la buonanotte con questi due frammenti.

Bjork, Dancer in the dark.
Uno dei film più coinvolgenti e conturbanti. 
Pochi film mi inghiottono così.
Visto ieri sera e, oltre ad aver pianto come un vitello, mi ha segnato.


 E la Russia sforna sempre dei talenti, è una delle verità certe dell'universo.
Petr Nalič, cantante e compositore russo, rappresentante della nazione al 50 Eurovision nel 2010.
Ha fatto il botto con questa canzone, nata come video lanciato da lui stesso su Youtube nel 2007 per cazzeggiare. 
Geni assoluti.  
 Con due ancore come queste, non si sta già meglio?

sabato 1 settembre 2012

CORSO DI FOTOGRAFIA!

Il vostro A. è tornato.
Definitivamente.
Per sempre.
E mentre vi preparo un piccolo resoconto del mio ultimo viaggetto, di cui dovrò campare di rendita per i prossimi mesi di sedentarietà, ho qualcosa da proporvi.
Un mio caro amico organizza un corso di fotografia. Si tratta di un corso base, rivolto a chi non ha alcuna nozione di fotografia come a chi ha già cominciato a scattare degli obrobri da solo. Chi di noi non scatta tranciando fino a metà gamba? Chi di noi non taglia via i capelli a qualcuno? Suvvia!
Il corso si terrà a Roma, presso il centro culturale Mocobo.
Per tutti coloro che sono di Roma e sono interessati QUI troveranno tutte le indicazioni necessarie, contatti compresi a cui poter chiedere ogni tipo di informazione.
In realtà, spero di cuore di poterlo seguire anch'io. Tutto dipende da quanto decido di sbattermi sui libri.



giovedì 30 agosto 2012

La gonna di mio padre

So che avrei ancora un resoconto di viaggio da farvi, era previsto per oggi, ma c'è una notizia che  catalizza completamente la mia attenzione.
Qui il Corriere.
Germania. Un bambino di cinque anni si rifiuta di indossare abiti maschili, in particolare pantaloni, manifestando una preferenza per gonne e altri accessori da donna. Il padre, per solidarietà e responsabilità sociale, fa lo stesso. Si schiaffa una gonna rossa e passeggia con suo figlio per la città, destando sbigottimento, incredulità, talvolta consenso.

Prima di ogni altra cosa, ci tengo a mettere in evidenza l'attività intellettuale di Alessandro Dell'Orto, giornalista (!) del brillante e trasgressivo quotidiano Libero, che sull'argomento è riuscito a pubblicare questo.
Sintesi: i gay non sono gay ma recchioni. Recchione è male. L'esempio da seguire è Vito Catozzo, esilarante personaggio anni '80 di Drive In., che muoveva l'Italia al riso con bombe di comicità come «Se io saprei che mio figlio mi diventerebbe  un orecchione, porco il mondo cane che c’ho sotto i piedi, vivo me lo mangio, vivo me lo mangio».
Geniale, no?
La cosa più divertente è che il giornalista non si rende conto - forse nemmeno Faletti, ai tempi - che quel personaggio sarebbe risultato davvero sovversivo per un pubblico colto, educato al genere, alla sessualità, cosa che di certo gli italiani '80 non erano.

Mi chiedo sinceramente: questo padre è un buon esempio educativo?
Dubbi al riguardi ne ho, ammetto, per una sola ragione: per sperimentare con la propria identità, e quindi con tutti i simboli che la compongono, serve consapevolezza, e una certa dose di sfrontato coraggio, in molti casi. 
Mi domando se le azioni, benevole, di questo padre non rischino di gettare il bambino in un'arena. Se in situazioni meno eccentriche l'avrebbero probabilmente deriso, non è che così lo sbranano?
E' come dargli in mano un accendino per fargli osservare i giochi e i colori della fiamme senza avvertirlo che se troppo vicino al gas esplode.
Forse sarebbe meglio, per ora, garantirgli questa libertà di scelta, di gusti, di sperimentazione in casa, in situazioni familiari, protette, fargli prendere confidenza con i suoi desideri in modo più graduale. O forse no.
Mi ricorda molto questo, per ammirazione e perplessità.

In ogni caso mi sono commosso.
In ogni caso stimo profondamente questo padre. Il suo mi pare un vero gesto d'amore.
Resto convinto che per cambiare davvero le cose bisogna metterci la faccia, anche un po' la faccia da culo. Magari esistono percorsi meno violenti, o magari questo si rivelerà eccellente. L'importante è provare, tentare, rischiare, anche. 
Scardinare i simboli e le ideologie è la nostra unica possibilità di farci sentire nel mondo.

venerdì 17 agosto 2012

Le dimensioni sono le persone

Sono pieno di paura.
Ne ho poche, di paure, ma quelle che ho sono fortissime in questo periodo.
La più voraginosa è la paura di non essere più capace di amare il mondo. Di amarlo in un modo sereno, o forse di lasciarmi amare in modo sereno, come ho fatto fino ad oggi.

Sono mesi che ci penso, mesi che ne parlo con amici, che mi interrogo, che mi metto alla prova (con me non funziona molto "farà il tempo": io e il tempo siamo grandi amici, ho grossa fiducia in lui, è la soluzione a molte cose; questo, però, non mi impedisce di farmi domande, di voler capire cosa mi succede, cosa vivo in ogni momento).
Le ragioni le ho trovate, capite, avvicinate. Abbiamo un buon dialogo.
Ma ciò che non riesco a fare è esattamente il punto: rilassarmi.

Ho la testa piena di progetti, voglie, esperimenti, piccole follie, ambizioni - e frustrazioni, figuriamoci, queste fanno parte del gioco delle bilance. Un fortissimo desiderio è innamorarmi di nuovo, tessere a quattro mani una narrazione comune, avere dei progetti comuni con una persona che con-viva con me.
E questo lo distinguo bene, lo accolgo, lo capisco. Non ci trovo nulla di strano.
Ciò che è strano, ovvero ciò che dovrei perdere di vista, è la frustrazione che ne deriva. 
Sarebbe bellissimo desiderare di perdere la testa e vivere sulla scia di questo slancio, di questo fruscio! Basterebbe questo vivace desiderio a tenermi vivo!
Io, invece, guardo alla mancanza, al vuoto, al non c'è, al mi manca. Mi basta guardare qualcuno di interessante per ritrovarmi presto a fantasticarne in maniera del tutto irreale, infondata, sovrastrutturale, nelle pose più stereotipicamente romantiche che ognuno di noi possa immaginare. 
Ho l'impressione di usarle, le persone, invece di incontrarle e viverle. E' come se tutti - il fatto che siano perfetti sconosciuti poco importa - potessero potenzialmente essere un grande amore, e quindi rischio di sentire come perdite anche semplici saluti.

Mai mi sarei aspettato che tu, proprio tu, mi avresti aiutato a capirmi. Ti ringrazio di cuore.
"Tu pensi alle dimensioni che vorresti vivere senza avere una persona con cui viverle?! Questo, permettimi, è stupido. I progetti si fanno con le persone, non con le dimensioni."
Cosa potrebbe esserci di più facile?
E' questo il mio prossimo, importante obiettivo: riposizionarmi.
Ciò che ho perso negli ultimi mesi, vuoi lo stress, vuoi il poco tempo libero, vuoi quel paio di circostanze balorde che non mancano mai, è la capacità di restare aperti, di non chiedersi cosa succederà nella giornata appena cominciata. 
Voglio tornare ad incontri scevri di aspettative - tutte mie - prima del tempo, che non fanno che appesantire, voglio tornare a godermi le persone per quello che portano con sé volta per volta.
In fondo, il mio interesse è sempre stato questo. Poi, si sa, le cose ci fanno naufragare.

Ritrovare la giusta posizione, indossare il giusto paio di occhiali. 

sabato 11 agosto 2012

Sarà l'aria di Marsiglia ...

Tornato da un paio di giorni da una gran bella vacanza, che non era esattamente ciò che avevo in mente - oddio, forse, ora che ci penso, sì - ma che si è rivelata una sequenza di paesaggi mozzafiato, amici (ri)trovati, popolo delizioso, leccate di baffi (non è una nuova pratica sessuale estrema, parlo del cibo - schiacciate modalità off sui pensieri scoperecci). 
Quando mi lamento non lo faccio con convinzione. Intendo dire che l'amico che ci ospitava era leggermente più avventuriero di me: kajak, scalate, isole da raggiungere a nuoto, bocce, corse, piscina, bowling ... io ho tutti altri ritmi. 

Ce li ho in generale, altri ritmi, logistici e interiori, figuriamoci in vacanza!
Avrei voluto godere di maggiore tempo libero, libero da attività, voglio dire, per pensare un po'. Ma è stato tutto meraviglioso comunque. Ci hanno dedicato il massimo del tempo e della disponibilità, e sono stati magnifici compagni di avventure . Tesori veri, belli loro!
Ah, sì. Marsiglia, la destinazione era Marsiglia. In realtà, abbiamo visto molto di più: Aubagne, Marsiglia, Aix-en-Provence, Cassis, e poi l'entroterra provenzale: Apt, Aups, Moustiers, Les Salles, Aiguines, Avignone. 

Aubagne è la sua cittadina, assai carina. Una cittadella curata, caratteristica, con un mercatino niente male, ci abbiamo pure incontrato un dolciaro torinese che vive lì da anni, che mi ha confessato somigliargli da giovane. 

Le altre sono il perfetto esempio di paesi provenzali dove si deve andare almeno una volta nella vita e, se si ama il genere, almeno una settimana ogni estate: staccare i telefoni, internet, contatti col mondo tutto, starsene al fresco con un libro, i bimbi che giocano nei prati, la cena al ristorantino sotto casa ... avrei voluto avere dei bambini solo per fare la scenetta del "su, bambini, andiamo a cena", e vederli corrermi incontro e rotolare sul prato e, da lontano, l'altro papà che ci guarda ... non è disgustoso? non lo è abbastanza? allora pensate a me, il papà, con due o tre fiori nei capelli, vestito da hippie ... meglio?

Avignone è bellissima, una megapiazza dove ho ascoltato i migliori artisti di strada di tutta la mia vita.
Panorami importanti.
Grande emozione storica.

Cassis  la sognavo da bambino, è il nome della prima città francese che imparai quando cominciai lo studio della lingua alle medie.
Volevamo mangiarci la bouillabaisse, ma non ci siamo riusciti.

Aix-en-Provence è la perfezione. 
Borghese e studentesca al punto giusto, snob e accessibile.
Ci piace.

Marsiglia è una figata assoluta.
Napoli, esattamente la Napoli di Francia.
Macchine ovunque, traffico ovunque, segnali non rispettati,  sorpassi da brivido, calore, sole, i francesi più cordiali e aperti e confidenziali mai incontrati, mercatini, miscelanze maghrebine uniche.
Dopo il commento di Mel è d'obbligo riconoscere come la città porti su di sé i segni di una massiccia presenza maghrebina, e senegalese in minor numero. Leggevo che costituiscono circa un quarto della popolazione. Fantastico.
Mentre a Parigi l'enorme corpo africano, fatta eccezione per quello che risiede nelle banlieue, si è notevolmente integrato nell'immagine preesistente delle città, si è inserito in un tessuto dominante, a Marsiglia sono loro a ricreare nei mercatini, negli angoletti, negli squarci di case, nell'abbigliamento, nei cibi, microafriche.
Nella città si respira un fortissimo odore di Mediterraneo, tra colori e profumi di spezie.
E c'è un'altra cosa che dovrò capire: come è possibile che gli armeni siano così pochi ma siano ovunque? Me ne compiaccio, intendiamoci, ma è un mistero.

Al solito, gli uomini francesi, lo riconfermo, sono i più belli al mondo. Non conto più gli innamoramenti.

Tante sono state le esperienze che mi hanno segnato.
Parlare - e capire! - il francese vero, gergale, senza troppi problemi. Fare giochetti di lingua, finalmente!
Dormire in macchina sul bordo di un lago. La mia prima volta.
Vincere paure ancestrali legate alla convinzione di non essere abbastanza maschio per giochi come il bowling. Sono arrivato secondo.
Comprendere l'esigenza di mischiarmi. Ho bisogno di contatti con l'estero. Maggiori contatti con l'estero.

In realtà avrei voluto scrivere degli effetti della vacanza, ma a questo punto dedicherò migliore e maggiore spazio alla cosa nel prossimo post.

Ora, assaggi:
















domenica 29 luglio 2012

Gopak

Quante cose devo recuperare in queste vacanze ...
Gopak, danza popolare ucraina.


sabato 28 luglio 2012

domenica 22 luglio 2012

Estate sudata, breve, ma arrivata

La mia breve estate ha finalmente avuto inizio.
Ieri. Dopo aver deciso che rimanderò l'ultimo esame.
Ebbene sì. Confesso. Ho peccato.

Non mi ero neppure posto la domanda "Ce la farò in così pochi giorni a preparare qualcosa di decente?", fin quando, confrontandomi al telefono con un'amica di corso, non ho realizzato che di quello che stavo scrivendo non avevo capito nemmeno l'inizio.
Proprio, sai, le basi-basi. Avevo fatto buone traduzioni, trattandosi di testi di linguistica, quindi una volta acquisito il lessico giusto non è nulla di troppo complesso, anzi, è abbastanza meccanico, ma il resto del dossier da consegnare sarebbe stata una totale improvvisazione. 
A questo punto, mi sono detto, perché angosciarmi così, perdere quell'ultimo filo di energie rimastomi e rischiare di fare una pessima figura? No, aspetterò settembre e lo sosterrò con altri due esami.
Quindi: vacanza!

E quanto è vero che ho le occhiaie, trascorrerò questi giorni a leggere. Da due mesi a questo parte non ho fatto altro che leggere per esami, ricerche, test, documenti universitari, studiare, studiare e studiare. Ho un mesetto per recuperare tutti i miei libri abbandonati. Aria, finalmente.

Voi cosa farete in estate? Cioè, nell'agosto rimasto?
I miei programmi sono questi:
- finché sarò a casa, leggere leggere leggere dormire dormire dormire. Un paio di giorni di mare per togliere il pallore. Vedere gli amici che mi chiamano per chiedermi se sono già partito oppure morto. -.-"
- 1-7 agosto: Marsiglia. Io e amica andiamo a trovare un amico erasmus marsigliese. Mi girerò un po' di Provenza, non dovrebbe essere niente male.
- tornato, salirò su a Pordenone/Trieste/Slovenia con Darietto mio. Qualche giorno solo per noi.

Sì, mi piace. Confermo.

mercoledì 18 luglio 2012

Tagli e parrucche

Due giorni fa mia nonna è morta.
Ad 84 anni, dopo questi ultimi anni felici e questi ultimi mesi ferma nel letto. Siamo tutti sollevati, tutti sereni.
Devo ad Andrea se oggi ho partecipato al suo funerale, se non ho preso a fare la mia solita analisi pidocchiosa di tutti i comportamenti dei presenti, ad accettare in maniera più morbida anche le brutte facce, le indiscrezioni, le ignoranze, le cose che avrebbero potuto evitare in molti. Perché ho sfruttato l'occasione per osservare e confermare che tutti, tutti abbiamo bisogno di riti. 

Riti che ci uniscono, che ci fanno sentire un collettivo che spesso non c'è, o non c'è più.
Riti di ogni genere.

Mi è venuto su un grande sorriso quando, pochi minuti prima di chiudere la bara della nonna, mia madre, sua sorella e qualche altro parente erano lì, accanto a lei, evidentemente a sostenerla, ad accompagnarla. Aspettavano che lei arrivasse da qualche parte, e nel frattempo si intrattenevano, forse dimentichi di dove fossero.

Non provo dolore, soltanto dispiacere per non poterla vedere più.
Impressionante e inaspettata la sensazione provata nel momento in cui mi hanno comunicato della sua morte: nessun palpito, nessuna ansia, ho solo sentito e visto uno zac, un crac, un filo che si spezzava. In totale pace e serenità, uno dei miei lampioni si era spento. Io vedevo lo stesso, ma distinguevo benissimo quello spazio vuoto. Un altro sorriso.

Sono convinto che se si spegne, spezza o rompe qualcosa da una parte, bisogna presto creare altrove. Nonna muore? Allora io mi taglio i capelli, accetto la borsa ad Irkutsk e faccio un altro tentativo di recuperare con mia madre, tiè! Oggi so' matto.

Ciao, nonnina. E chi ti si scorda così?


domenica 8 luglio 2012

Le pieghe

Qualche giorno fa, con poche parole, mi sono chiarito un pezzo di infelicità degli ultimi mesi.
Mi sentirei un ingrato a definire questo un periodo infelice, triste, un brutto periodo, insomma - ho talmente tanto tra le mani che soltanto per riorganizzarlo e capirlo impegnerei mesi. 
Ma sicuramente ho dei buchi neri, un paio di vuoti cosmici che talvolta mi capita di sfiorare e che allora mi fanno precipitare in quella mezza giornata nera. Poi passa, ma ora comincio ad essere stanco, cominciano a succhiarmi via energie che vorrei impegnare in altro. 
Un cerotto qui, un massaggio lì, una cura lì, un palliativo lì, alla fine non sarò mica tutto rotto?

Eppure è bastato poco a dare un senso a tutto. Perché la cosa è questa, poi: l'importante non è mica tanto stare bene sempre e subito, ma almeno capire cosa ci succede, saperlo indagare, saperci porre le domande giuste. Le risposte - mah.
Ho conosciuto molte persone negli ultimi tempi, moltissime. Alcuni sono ormai cari amici, altri sono interlocutori interessanti e saltuari, altri semplici conoscenti, altri innamoramenti flash e intensissimi, altri ottimi amanti. Ma pochi tra questi sono riusciti a problematizzarmi, con pochi sono riuscito a problematizzare il mondo.

Ho scoperto un piccolo segreto di me che viveva nel buio. Desidero che le persone che mi sono vicine mi articolino, mi rendano complesso. Che mi rendano complesse le situazioni, le scelte, gli sguardi, che li moltiplichino, li ammorbidiscano, li edifichino. 
Complesso come un'orchestra, un buffet, una poesia. Ordinato e ragionato, ricco ma non affettato. Corposo. 
Vorrei parlare con ogni piega di ognuno, e vorrei srotolare tutte le mie.
E quando parlo di pieghe non smette di venirmi in mente questa:
 

venerdì 29 giugno 2012

Non sono macho

Vogliamo fare un minuto di silenzio, per favore, in onore del nostro dozzinale carattere popolare? E magari anche di un certo giornalismo nostrano?
Me lo aspettavo, sia chiaro. Sapevo che per questa vittoria calcistica l'Italia avrebbe esultato, si sarebbe calata le braghe, come dire. Ma essere preparati non aiuta a restare meno sbigottiti.

Ad ogni campionato, ad ogni mondiale, ad ogni semplice partita, provo un forte disagio, tanto più se mi ritrovo per sbaglio in mezzo a persone che la seguono, magari a cena.
Non ho mai seguito il calcio, mai praticato - salvo questa breve parentesi. E parliamone. Eppure ho sempre considerato questa attività non uno sport, ma un mucchio di simboli, che dicono tanto, rivelano tanto. Forse ingannano pure tanto.

Poco fa leggo questo post su Vita da streghe, e tutto mi è parso più chiaro.
Sì, perché, sapete, era da un po' che mi domandavo se non fossi io a guardare al calcio con occhi troppo vecchi, forse troppo adolescenziali (di quell'adolescenza diversa in cui spesso il calcio non rientra), se non fosse ormai il caso di fare uno sforzo, di guardarlo più da vicino, con meno ardore critico e più senso collettivo - che, Dario docet, non mi manca mai.
No, non ho nessuna intenzione di fare tutto questo.
Non capisco, davvero non capisco come il popolo italiano possa fare gruppo, fare forza, diventare una forza soltanto di fronte ad una vittoria calcistica, e mai, o ancora troppo di rado, di fronte a battaglie civili. Questo mi atterrisce.

Come può non saltare agli occhi che questo sport, ad oggi, è uno strumento di potere?
In quale altro sport si spintonano e si prendono a strattonate i propri compagni quando si fa un punto? Non mi rispondete, per favore, che è colpa dell'adrenalina. Ci hanno già provato.
In quale altro sport chi fa goal si sgancia dai compagni che esultano e che vorrebbero condividere e si erge, magari a petto nudo e gonfiando i muscoli, di fronte ad un pubblico in delirio? Ma ci vuole molto a capire che il goal non è il fine, bensì il pretesto per un'(auto)esaltazione, per un delirio d'onnipotenza?
In quale sport si ammette, da parte di tifosi ed arbirti (!), che dei giocatori si esibiscano in testa-contro-testa, sullo stile dei migliori bulletti del liceo?
Considero il calcio un'arena in cui i guerrieri mostrano, portando all'estremo, le richieste che da anni facciamo ad un maschile ormai alla deriva. Peccato che in moltissimi/e non si rendano ancora conto che non di virtù si tratta, ma di debolezze. 

Ora.
Non penso in nessun modo che tutti i calciatori siano pessimi uomini, né che il calcio sia per definizione machista e omofobo e sessista (ne siamo certi? Può guarire, direi), né che dovrebbe essere bandito.
Ridimensionare sì, però, è necessario. Attribuire finalmente a questo sport lo status di sport, e non più quello di terreno di battaglie, che non sono forse esplicitamente politiche, non sono esplicitamente sociali, ma coinvolgono e danneggiano tutte queste sfere perché grattano e, ahimè, formano l'immaginario. E noi italiani avremmo già di che preoccuparci, su questo livello.
Sono certo che non avrò nulla in contrario a giocare una partitella tra amici, né a mangiare una pizza di fronte ad uno schermo. Lo farò, però, soltanto quando questo non vorrà dire partecipare e contribuire a pratiche antisociali e anticivili.

domenica 24 giugno 2012

Proudly, c'è chi va, chi resta e chi viene

Gay pride a Roma, ieri.
Bello. Non troppo rumoroso, devo dire - avrei preferito sentirmi la testa rimbombare, in realtà. Qualcosa mi è mancato. Forse sono soltanto io che vivo ovattato, ultimamente.
In ogni caso, gran bella giornata.
Sono riuscito a godermela dall'inizio alla fine con persone care, che mi hanno regalato una manciata di risate e affetto in un periodo di calo.
Il bello di questo pride è stato proprio ritrovare vicine le stesse persone di sempre, che non hanno mai smesso di volermi bene, incontrarne altre, coraggiose e tenaci, averne accanto altre per la primissima volta, che hanno sfilato con me, con noi, e che stanno diventando dei fuochi della mia vita.


Troppo ebete per non metterla o.O




 
Avete capito bene, proprio lei: Lucia Ocone! :D

giovedì 14 giugno 2012

Brutte immagini

Entrambe ieri.
Entrambe brutte.

Parlavo con mia madre della signora rumena che lavora come badante di mia nonna, quando mia madre ha agilmente fatto un salto nel mondo del "ci piace ripetere ciò che tutti dicono" e così ha iniziato ad esprimere la sua perplessità nei riguardi di "queste donne dell'est che con tanta facilità riescono a lasciare al paese loro mariti e figli, anche piccoli!, per fare soldi qui per poi spenderseli, pure!".
Huufff.
Ho faticato, ma alla fine siamo almeno riusciti ad accettare il fatto che:
1. se vengono qui è perché, nella maggior parte dei casi, ne hanno bisogno
2. se è vero che riescono sempre a "prendersi uno ricco e farsi mantenere", vuol dire che noi uomini italiani non aspettiamo altro, no? Fors e così vittime non siamo, no?

Da qui, la sciabolata.
M: "Ma quello che mi stupisce è che lascino i figli piccoli, a queste non interessa mica ... "
IO: sguardo amareggiato
M: Dai, Amedeo, non venirmi a dire che un padre e una madre vogliono bene ai figli allo stesso modo. Come vorrà loro bene una madre, un padre non potrà mai. E se una donna può restare da sola una vita con i figli, un uomo non ne è capace, non lo farà mai! Ne cerca un'altra. Non può stare solo."

A questo punto, invece, avrei voluto far notare che:
1. allora le coppie che non possono o non vogliono avere figli biologoci (e non ci è rientrata per poco pure mia sorella, se non fosse stato che i semini di mio cognato si sono svegliati tutti insieme ad uno squillo di tromba) e quindi adottano - anche lì c'è differenza d'affetto, anche se nessuno dei due ha partorito? 
2. Brave fesse, voi donne, ben votate al sacrificio e all'eterna cura degli altri! Comincio a pensare che in questo gli uomini siano più intelligenti: capiscono che la vita non si ferma dopo un lutto o un divorzio, continuano a vivere. Non è tanto meglio?


*


Mi fermo di strada in una fotocopisteria.
Sulla porta noto un manifesto, cattura la mia attenzione: si organizzava una gita a Predappio in occasione dell'anniversario della nascita di Benito Mussolini.

lunedì 11 giugno 2012

#save194

Sembra, ogni volta, di dover ricominciare da capo.
 
Facciamolo, allora, e partiamo da una domanda. Questa: “tutte le donne italiane possono liberamente decidere di diventare madri?”. La risposta è no.
Non possono farlo, non liberamente, e non nelle condizioni ottimali, le donne che ricorrono alla fecondazione artificiale, drammaticamente limitata dalla legge 40.
Non possono farlo le donne che scelgono, o si trovano costrette a scegliere, di non essere madri: nonostante questo diritto venga loro garantito da una legge dello Stato, la 194.
Quella legge è, con crescente protervia, posta sotto accusa dai movimenti pro life, che hanno più volte preannunciato (anche durante l’ultima marcia per la vita), di volerla sottoporre (di nuovo) a referendum.

L’articolo 4 di quella legge sarà all’esame della Corte Costituzionale – il prossimo 20 giugno – che dovrà esaminarne la legittimità, in quanto violerebbe ” gli articoli 2, (diritti inviolabili dell’uomo), 32 I Comma (tutela della salute) e rappresenta una possibile lesione del diritto alla vita dell’embrione, in quanto uomo in fieri”.

Inoltre, quella legge è svuotata dal suo interno da anni. Secondo il Ministero della Salute sono obiettori sette medici su dieci (per inciso, i cattolici praticanti in Italia, secondo i dati Eurispes 2006, sono il 36,8%): in pratica, si è passati dal 58,7 per cento del 2005 al 70,7 per cento del 2009 per quanto riguarda i ginecologi, per gli anestesisti dal 45,7 per cento al 51,7 per cento e per il personale non medico dal 38,6 per cento al 44,4 per cento. Secondo la Laiga, l’associazione che riunisce i ginecologi a difesa della 194, i “no” dei medici arriverebbero quasi al 90% del totale, specie se ci si riferisce agli aborti dopo la dodicesima settimana. Nei sette ospedali romani che eseguono aborti terapeutici, i medici disponibili sono due; tre (su 60) al Secondo Policlinico di Napoli. Al Sud ci sono ospedali totalmente “obiettanti”. In altre zone la percentuale di chi rifiuta di interrompere la gravidanza sfiora l’80 per cento, come in Molise, Campania, Sicilia, Bolzano. Siamo sopra l’85% in Basilicata. Da un’inchiesta dell’Espresso di fine 2011, risulta che i 1.655, non obiettori hanno effettuato nel solo 2009, con le loro scarse forze, 118.579 interruzioni di gravidanza, con il risultato che più del 40% delle donne aspetta dalle due settimane a un mese per accedere all’intervento, e non è raro che si torni all’estero, alla clinica privata (o, per le immigrate soprattutto, alle mammane). Oppure, al mercato nero delle pillole abortive.
Dunque, è importante agire. Vediamo come.

Intanto, queste sono alcune delle iniziative che sono state prese:
1) Lo scorso 8 giugno, Aied e Associazione Luca Coscioni hanno inviato a tutti i Presidenti e assessori alla sanità delle Regioni un documento sulle soluzioni da adottare per garantire la piena efficienza del servizio pubblico di IVG come previsto dalla legge. “Siamo altresì pronti a monitorare con attenzione l’applicazione corretta della legge e, se necessario, a denunciare per interruzione di pubblico servizio chi non ottempera a quanto prevede la legge”, hanno detto.
Le proposte sono:
Creazione di un albo pubblico dei medici obiettori di coscienza;
Elaborazione di una legge quadro che definisca e regolamenti l’obiezione di coscienza;
Concorsi pubblici riservati a medici non obiettori per la gestione dei servizi di IVG;
Utilizzo dei medici “gettonati” per sopperire urgentemente alle carenze dei medici non obiettori;
Deroga al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di IVG sono scoperti.

2) La scorsa settimana ha preso il via la campagna contro l’obiezione della Consulta di Bioetica Onlusqui trovate le informazioni e qui il video.
Diffondere queste informazioni è un primo passo. Ce ne possono essere altri. Fra quelli a cui, discutendo insieme, abbiamo pensato, ci sono:
1) Raccogliere testimonianze. Regione per regione, città per città, ospedale per ospedale, segnalateci gli ostacoli nell’accesso all’IVG e alla contraccezione d’emergenza. Potete farlo anche in forma anonima, nei commenti al blog. Ma è importante: perché solo creando una mappa dello svuotamento della legge è possibile informare su quanto sta avvenendo ed eventualmente pensare ad azioni anche legali.
2) Tenere alta l’attenzione in prossimità del 20 giugno. Lanciate su Twitter l’hashtag #save194, fin da ora.
L’intenzione di questo post è quella di informare. Non è che il primo passo: perché la libertà di scelta continui a essere tale, per tutte le donne italiane.

Questo post è visibile anche qui:

giovedì 7 giugno 2012

Cicli di una vita che se ne va per lasciarne mille altre

Sta tornando, a singhiozzi, l'estate. Io sto ricacciando fuori i miei sandali in cuoio - un topos della mia personalità.

Domani ho il megaesame di lingua russa: annuale, verifica di ciò che ho appreso ed elaborato in un anno.

Sempre domani vedrò finalmente terminata ed onorata in una esposizione l'opera di un amico, un artista, opera che ho visto nascere e che domani mi si sparerà davanti.

Scoprire che in russo c'è un solo verbo - basta prefissare il verbo base - che vuol dire "essere così immerso nella lettura da dimenticarsi del mondo circostante".

Mia nonna che piano piano, purtroppo, si spegne. Provo a godermi gli ultimi giorni insieme, sperando per lei che siano veloci. Meglio ancora, incoscenti.

I mille colpi di fulmine che mi colpiscono ogni giorno.

I maschi che mi piacciono.

Gli amici che stimo e che mi rendono felice.

Prima o poi, a tempo debito, tutto ritorna, e qualcosa se ne va.

giovedì 31 maggio 2012

Intrighi siberiani

E' incredibile quanto il caso mi sia stato vicino in questi ultimi giorni.
Come ho annunciato nel post precedente, ho vinto una borsa di studio per la Russia. Meta a scelta: Mosca o Irkutsk.

Il giorno stesso in cui ho saputo i risultati della graduatoria, sul treno di ritorno, leggevo Majakovskij. Per la precisione, confrontavo il testo russo di alcune sue poesie con le traduzioni esistenti in italiano. In più, tra una bestemmia e l'altra perché non capivo neppure metà delle scelte traduttive fatte, facevo la comare con Lili Brik, su un libro-intervista fattale da Ignazio Ambrogio negli anni '70. 
Lei e Majakovskij: una leggenda. Mi ha roduto un sacco quando lei, ad inizio intervista, ha subito precisato, da buona precisina mignottella anni '20 - stile Frida Kahlo & Co., che io adoro, badate - che "io e Majakosvkij abbiamo iniziato una relazione un anno dopo che io mi ero già separata dal mio ex marito. Smentisco la storia del "ménage à trois". 
Immaginate la delusione.

Comunque, leggevo queste cosucce, così, perché la sento la voce delle mie prof che mi insultano se leggo altro e la mia, di vocina, che mi dice che dai!, cacchio, se non leggi ora quando?!, insomma, leggevo, e un bestione - che stranamente non avevo spizzato - sedutomi accanto mi fa: "Majakovskij?".
Mi batte il cuore, mi vibrano le mutande: è un esemplare di russo!
Con un sorriso tale che quello seduto dietro ha tirato le tendine pensando fosse il sole faccio: "Da".
Lui impapocchia qualcosa in inglese, e io lì lo frego: rispondo in russo.
Lui sgrana gli occhi. La tipa seduta accanto , una supersventola slava, fa scattare la schiena dal sedile. MI guardano: "Ty russkij?!?!?!?!".
E da lì iniziamo una bella conversazione in russo. Chiudo il libro e continuiamo finquando non scendo.
 
Mi raccontano: sono siberiani, sono qui in vacanza per dieci giorni, staranno sul litorale, a Terracina ...
Di dove siete?! O.O
Siamo di Omsk. 
Io quasi svenivo dall'emozione. 
E' incredibile: oggi so che andrò in Siberia, e sul treno Roma-Latina incontro dei siberiani? Non è possibile.
Risultato: ci piacciamo, tutti, subito. Ci lasciamo i numeri. Gli ultimi due giorni li passeremo a Roma - se hai tempo, ti va di farci da guida? Mi si illuminano gli occhi.
Ieri, dunque, grandi giri per la capitale, che ovviamente ha stregato anche loro. (Con me continua a farlo ogni giorno).
Cosa li ha affascinati di più? Senz'altro, la Cripta dei Cappuccini (Andrea, chiedo il tuo aiuto :) ).

domenica 27 maggio 2012

-30 gradi e Giggino 'o Bello

I miei ritmi stanno raggiungendo limiti post-umani - della serie che in una settimana ho tre esami, due in un solo giorno, due esami da 12 cfu l'uno da preparare insieme in poche settimane ... roba così.
Ma io ce la farò.

Passavo giusto per darvi una notiziuola.
Ho vinto una borsa di studio di 5 mesi in Russia. Partirò intorno a febbraio prossimo, per restare fino a giugno.
Dove? Ditemi la vostra. Le scelte sono Mosca o Irkutsk.
Già, Irkutsk. 
Dove sta Irkutsk? Ooooh, in Siberia. -.-"
Ecco dove sta la regione di Irkutsk. La città è nella parte più bassa, esattamente sopra la Mongolia e la Cina.
Ora: immmaginerete quanti tripp io mi stia facendo prima di giungere ad una soluzione definitiva. 
Mosca è lì, ci tornerò mille volte. Ma Irkutsk? Però che cazzo faccio a Irkutsk 5 mesi a -30?!

In ogni caso, mentre aspetto con ansia le vostre raccomandazioni, vi sgancio questo. 
Ciò che si chiama LAVORO SUGLI STEREOTIPI. o.O



domenica 20 maggio 2012

Respiro.

Mi dispiace molto scrivere così di rado, riuscire con fatica a seguire ciò che voi tutti scrivete.
Vorrei più tempo per dedicarmi al blog, ma non ce n'è. Inutile lamentarsene, no?

Definirei questo un periodo ad alta tensione.
Sono teso, tesissimo, per una serie di ragioni. 
Sono molto stanco, ma tengo duro in attesa che tutti i corsi finiscano.
Mi sto preparando ai numerosi esami che mi aspettano, con la paura di non riuscire a fare tutto ciò che vorrei e come vorrei.
Ho in cantiere un paio di progetti molto, molto importanti per i prossimi mesi, forse per i prossimi anni, di cui, però, non voglio parlarvi finché non ne avrò assoluta certezza.
Ci spero con tutto il mio cuore. Scelte abbastanza radicali, ma necessarie. E' il loro tempo.

Le ultime notizie mi hanno destabilizzato non poco.
Venire a conosceza del tragico episodio pugliese mi fa rabbrividere, mi lascia inquieto, è qualcosa di molto preoccupante. Ho dato la mia disponibilità a partire e manifestare in Puglia. Ci sono, come al solito.
Altrettanta frustrazione ho provato lo scorso 17, quando non sono riuscito a scrivere neppure una riga in occasione della giornata internazionale contro l'omofobia.
Anche se avessi avuto un minuto libero, ho la testa talmente satura di cose e sonno arretrato che no navrei saputo mettere insieme due frasi di senso compiuto.
Ecco: sono così preso e devo restarlo che non ho lo spazio mentale e spirituale per scrivere di una qualunque riflessione. Ma io ci sono. Vi seguo.
Sono con i pugliesi, sono con gli italiani, sono con le persone gay che si fanno il culo ogni giorno, provo a farmelo insieme a loro.
Anche se non parlo, comunico. Affaticato, ma corro.