martedì 31 gennaio 2012

APPELLO AL DIRETTORE GENERALE RAI, LORENZA LEI

Ricevo via mail da Giorgia Vezzoli (Vita da streghe): impossibile non aderire.
Fate circolare al massimo e sottoscrivete!

Qui l'appello.

lunedì 30 gennaio 2012

Il momento è solenne

Il momento è solenne. Ritrovata per purissimo caso su un vecchio profilo.
Quando guarderete l'immagine scoppierete a ridere, e di sicuro esclamerete: "Ammazza che checcha da urlo!". Io ho pensato questo nel rivedermi.
Ero strano, ero piccolo, molto diverso da come sono oggi, da chi sono oggi. Eppure guardo questa foto con grande emozione nel cuore: i miei primi mesi all'università, la mia nuova prima vera vita. La prima vera libertà. 
Vorrei che anche tutt* voi conosceste i miei cambiamenti. Condividiamo.

Amedeo libero a 19 anni:



ps: e se scapocciassi e mi rifacessi i capelli così? Mumble ...

domenica 29 gennaio 2012

Ritrovare casa

Mi sento perso, ma mi ritroverò.
Qualche foto dei dintorni di casa, spazi che conosco a memoria, spazi di ricordi.
In fondo, quando ti perdi non vuoi tornare a casa?









Gli italiani di Crimea

In ricordo di tutti e tutte.



sabato 28 gennaio 2012

MAILBOMBING CONTRO SESSISMO A SANREMO

Per favore: intervenite. Contribuite.
E' tutto riportato e spiegato qui.

Potevi nascere femmina!

Ripeto: in questo periodo mi girano le rotelle basse. Ne ho preso atto.
Sono acido io, dunque acide sono le mie osservazioni sul mondo.

Mezz'ora fa. 
Io, mamma e papà nel rustico di casa. 
Io traduco, mamma cucina, papà accende il camino.
Dovete sapere che mio padre si diverte a mettere in scena di tanto in tanto lo stereotipo del padre/marito padrone, che si lamenta dei figli e della moglie perché si grattano da mattina a sera, perché lavora solo lui, sapete no?, 'ste cose qui. Ma lui si diverte proprio - anche perché, nella realtà, non c'è nulla di più lontano da lui che questa immagine del maschile.
Eppure, oggi si pavoneggiava a metter su 'sta scenetta, ridendosela (secondo me fa ribrezzo più a lui che a me; lui è più gender engaged di me, in fondo!).
Padre: "Ah, solo io mi faccio il culo qui dentro! Che vitaccia!"
Madre: "A bello, e potevi nasce femmina se non c'avevi voglia de lavora', chi te l'ha impedito?!".
Io: (nella testa)"Amedeo, traduci. Guarda te che gran maestro Gogol': un genio!".

Tant'è. 
Non posso farci nulla. Non posso battermi contro i mulini a vento, no?
Eppure, tant'è.

martedì 24 gennaio 2012

Quando gli psicoanalisti diventano poeti e la tua relatrice scrive un libro che costa l'ira di Dio ma che non puoi non comprare

Ieri ero tristissimo.
Dopo settimane e settimane di euforia incontenibile, passeggiavo per Roma e mi sentivo terribilmente solo. Ho ripreso a provare quel senso di manchevolezza, di solitudine. Volevo a tutti i costi un uomo che mi amasse, che mi abbracciasse, che mi stringesse a sé. 
Avevo in programma di andare qui, con Dario. E così ho fatto, dopo una mattinata all'università. 
L'inquietudine non mi è mica passata, ma l'incontro è stato emozionante.
Vittori Lingiardi è un grosso, un luminare della psicoanalisi, basta cercare su google e si trova di tutto. Lo seguo in tutte le iniziative e i progetti di cui vengo a conoscenza. E' in gamba, seriamente. 
Ieri ha presentato il suo primo libro di poesie. 
L'atmosfera nel teatro la sentivo incandescente: amori, affetti, attrazioni, famiglie, colleghi. Non riuscivo a non sentirmi investito da cuori e da corpi.
Vi consiglio di comprarlo, è un piccolo tesoro. L'ho acquistato subito dopo la sua lettura, divorato durante il viaggio di ritorno.
Poesia domestica, una delle poche forme poetiche che io adoro. 
Azzardo e ve ne lascio un paio.


Il tuo modo di dirmi ti amo
lo dichiari ogni sera,
quando attenui il mio grave russare 
con due tappi di cera.

*

Non potrei vivere
Senza lo scambio termico
Senza tenerti i sogni nelle mani.
Sai tu la mia temperatura,
Tu sei il maestro del tempo di cottura.

*

Bene. Ve le ho riscritte e ho ripianto. Funzionano!
Sdrammatizzo facendo un po' di pubblicità. La mia relatrice ha appena pubblicato questo libro. Comprate pure questo! Mi permetto di consigliarlo, anche se non l'ho ancora letto, perché so come lavora, e un contributo come questo non può andare perso. 

*

Prendetevi del tempo per ascoltare questa intervista a Chiara Lalli fatta da Loredana Lipperini. Un po' di chiarezza ci vuole.

domenica 22 gennaio 2012

martedì 17 gennaio 2012

Zio Teodoro, tu sì che ne sai

Questi ultimi giorni post-influenza sono un po' strani. Sono scazzatissimo, non ho certe voglie ma ne ho di altre. Boh, me girano. 
Ma ci sono, cari amici e amiche.

Ieri sera ho avuto la fortuna - beh, quale fortuna? Ho fatto un'ora di fila un'ora e un quarto prima della spettacolo - di beccare un biglietto per la serata d'onore al Teatro Argentina: Gabriele Lavia ne "Il sogno di un uomo ridicolo" di Dostoevskij. 
Interpretazione magistrale. Ovazione finale del tutto meritata. Era tanto che non mi commuovevo a teatro.

Con la scusa ho ripreso il testo. L'avevo già letto un paio di anni fa, ma allora non avevo la consapevolezza di lettore di oggi, e soprattutto mi mancava la capacità di muovermi nel panorama letterario russo che ho formato nel corso degli studi.
Un capolavoro, senza dubbio, anche per me che non sono uno di quelli che osannano Dostoevskij - la letteratura che si interroga su esistenza, vita, morte, passioni e corruzioni umane non fa per me. Sono un novecentista fino al midollo.
Ho incontrato un paio di passaggi che trovo straordinari.

 
In quel momento mi era chiaro che la vita, il mondo dipendevano da me. Addirittura avrei potuto dire che il mondo adesso era come se fosse stato fatto per me solo: sparandomi, quindi, non sarebbe più esistito il mondo. Senza pensare che, forse, effettivamente per nessuno sarebbe più esistito nulla dopo di me, e tutto il mondo, non appena si fosse spenta la mia coscienza, sarebbe subito svanito come un'illusione, come qualcosa che esisteva solo nella mia coscienza, si sarebbe dileguato, poiché, forse, tutto questo mondo e tutta questa gente non sono nient'altro che me stesso.

La coscienza della vita è superiore alla vita stessa.

Quest'ultima frase è inserita in un discorso più ampio, in cui l'autore mette in luce come l'uomo, nella società civile, abbia abbandonato un'esistenza all'insegna della semplicità e dell'essenza e abbia rincorso la scienza, ritenuta colei che ci offre le leggi che regolano la vita e la felicità, più preziose della vita stessa. Una critica, insomma.
Eppure, io trovo questa frase verissima.
Io sono per la vita sempre e comunque, ma non sono per l'essenza della vita. Credo che chiunque meriti di vivere, senza se e senza ma. Tutti e tutte. E forse per tutti e tutte vivere una vita è bello, ma credo pure che la bellezza di una vita stia proprio nello scopririla, metterla alla prova, spezzettarla, sfidarla, accoglierla, maledirla, benedirla.
Ricordo che una sera ne parlai con Fausto, lui mi odiò e mi disse: "Non sarai mica di quelli che dicono che senza un nome le cose non esistono?". 
Tanato!

giovedì 12 gennaio 2012

A proposito di libertà ...

La seconda metà fa accapponare la pelle, ma merita di essere ascoltata. La prima parte è davvero incoraggiante. 


mercoledì 11 gennaio 2012

Malanni

Come definire una giornata che è cominciata alle h 11.00 - perché è questa l'ora in cui mi sono svegliato, e capite bene che per me che ho la media delle h 9.00 è già sintomo di qualcosa di strano - con una nausea che levate e del caro cagotto? 
Uno pensa, ovviamente, che sia semplice nervoso accumulato ieri sera nel discutere con la propria genitrice fino alle 2 di notte. 
Invece poi lo stesso deve ricredersi, perché se ne sta davanti al pc, visto che qualunque altra cosa gli dà fastidio, sempre pronto a correre in bagno.
Avete soluzioni per alleviare la nausea? :|

*
La nausea si è presto trasformata in vero e proprio svomitacchio. Non faccio altro dall'ora di pranzo, e per questo domani perderò una importante conferenza su "Icone e avanguardie" che terrà un prof russo.
Ma che ci vogliamo fare? C'est la vie.
Poco fa guardavo un film, e mi è arrivata la notifica di un commento al post precedente. Uno studente della mia stessa università mi ha fatto dimenticare per un po' del mal di stomaco. Sono lusingato:

Ciao Amedeo! Ogni volta che ti vedo passare tra i corridoi di Villa Mirafiori sorrido sempre, perché sento una sensazione di leggerezza e di serenità nel vederti. La mia situazione in famiglia è un po' come nella tua, da queste poche righe che riesco a leggere; oserei dire che mi sono quasi arreso, che tra poco desisterò dal parlare del mio ragazzo, dal dire che dormo da lui e dal commentare abiti in tv, mentre parlo di chiffon, organza e borse in macramè. Mio padre chiamerebbe tutto ciò "tessuto". E sia.. Proprio per la leggerezza che trasmetti a me quando cammini, per i sorrisi che dispensi alle persone che conosci e per il tuo carisma, meriti di essere felice. Stami bene :-)

domenica 8 gennaio 2012

La voglio tutta, la libertà

Ieri sera rientro dopo un paio di giorni passati a Roma da Dario, con amici.
Parlo con i miei dell'eventualità di tenere qui per qualche tempo Cholo, il gatto di Vero e Mattia che loro non possono più tenere.
Durante la conversazione, mia madre: "Ma ... MA STAI TRUCCATO?!"
Io, sorridendo: "E' matita, mamma."
Mamma, voce allarmata, quasi spezzata: "E dove l'hai presa?! Perché?!"
Io: "Da Dario, mamma. Ricordi? Lui ci lavorava ... Non trovi sia un bell'effetto?", il tutto cercando di restare tranquillissimo, zero imbarazzo e di mettere lei a proprio agio. Sorriso stampato. "Mi andava e mi sono messo della matita. E' verde come gli occhi, visto? Sfumata di bianco! E l'ho messa da solo, hai visto sì che mano?! ;-)"
Mamma, faccia visibilmente angustiata: "Mh. Mah, è un po' strano, no?". Ridacchia imbarazzata.

Passa qualche minuto, io mi metto a cenare da solo. Era tardi, loro avevano già mangiato.
Lei si siede di fronte a me, per concludere riguardo al gatto. Finito il discorso, si lancia: "Io non te posso vede' così. Me fai impressione". Ma l'espressione del viso era molto più loquace: c'era schifo e tanta vergogna. Impossibilità di comprendere. Era offesa.
Io comincio a sentirmi a disagio, ma cerco di dissimulare. "Mamma, ti assicuro che sono lontano dall'essere l'unico. Dieci anni fa anche una ragazza che si rasava la testa faceva scandalo. Le cose cambiano, no? Non eri a tuo agio neanche quando io presi ad indossare bracciali, anelli e altri gioielli, poi ti ci sei abituata."
Mamma, al massimo dello sdegno, a voce alta e seria: "Ah, perché: mi ci dovrei ABITUARE? Hai intenzione de truccatte tutti i giorni?"
Io: "No. Solo quando ne avrò voglia."

Sono incazzato nero, posso dirlo?
Non di certo per questa conversazione, ma per lo stato d'animo in cui mi getta.
Ieri sera, quando ero ancora a bere un tè con gli altri, la testa cominciava già a tornare a casa, ad osservare la scena, a capire come sfuggire agli sguardi di vergogna, a non subirli. A trovare, in ogni caso, una via d'uscita. Eppure, mi dico, sono piuttosto emancipato, ho fatto e faccio un grande lavoro su me stesso, ho raggiunto evidentemente una serenità e un equilibrio profondi.
Non c'entra nulla, purtroppo. Con l'esterno uno può mostrare una sicurezza e una capacità di osare - nonché di fregarsene - invidiabili, ma quando torni alle origini, le stesse origini da cui hai dovuto al più presto separarti e differenziarti, le cose si complicano.
Non è solo una questione di affetto. Io voglio bene ai miei genitori, anche a mia madre: non la considero un modello, una persona degna di stima, ma un buon genitore sì, di sicuro. Mi fa stare male l'idea di metterli in una condizione che non sanno capire, analizzare, esplorare, senza che siano in possesso degli strumenti critici e culturali per proporre, opporre, pensare qualcosa. E' qualcosa che loro subiscono passivamente, e percepiscono me come il  carnefice, come l'alternativo a tutti i costi, il figlio che dà pensiero, senza capire che io sono in perfetta armonia e non ho bisogno di trasgredire nulla. Il mio è tutto un gioco. Ma non è solo questo.
C'è anche la consapevolezza che finché vivrò qui, in casa con loro - sebbene mia madre non manchi mai occasione di precisare come sia casa "loro" - dovrò, in parte, adattarmi. Qui non si tratta di convivenza, e quindi della necessità di trovare dei buoni compromessi volti ad un vivere felice insieme. No, qui si tratta della mia identità, della mia giovinezza, della mia libertà. Non sono libero, questo è.
So bene che ci sono situazioni ben peggiori, di cui non riesco neanche ad avere un'idea. So bene di essere stato e di essere fortunato, di vivere in un'atmosfera felice, ma io ho bisogno di tutta la mia libertà. Quel 5% che la loro presenza e la loro ignoranza mi toglie mi pesa, è schiacciante. Se la libertà non è totale non c'è. Non merito di vivere ore di ansia, seppur leggera e vacua, all'idea di tornare a casa mia e sentirmi in difetto, sentirmi colpevole, scapestrato, giudicato, percepito come una preoccupazione perché ho gli occhi bistrati.
Cercherò di farmela passare presto, e proverò a scrivere due righe a mia madre, nella speranza di portarla più vicino ai miei desideri, ai miei moti mentali e di ricerca. Speriamo bene.
Per il resto, certo che sì: continuerò a truccarmi. Solo quando ne avrò voglia.

mercoledì 4 gennaio 2012

"Asilo nido ??!! Poveretto! ... "

Mentre poco fa rimproveravo quel vandalo di mio nipote perché, con una mano impegnata a reggere la pagnotta di pane che ogni pomeriggio pretende di strafogarsi, con l'altra ha pensato bene di andare a tirare i peli del cane steso sul divano, il quale, da vero gentilcane, non ha fatto altro che urlare per essere liberato, mentre lo rimprovero e lui faceva finta di non vedermi, ho realizzato di non avervi detto questa.

La mia cara amica d'infanzia torna dalle mie parti per le vacanze, con marito e figli - già, ha la mia età ma s'è data da fare presto :D
Mi chiede di tutti, anche di Riccardo. Orgoglioso, la aggiorno sui passi, le parole, le facce, le smorfie, le goffaggini, i ritmi di vita, l'asilo nido ... io volevo continuare, ma non ho avuto modo.
Al mio dire "ogni mattina va all'asilo nido fino alle 15.30 circa", la mia amica mi rivolge uno sguardo incredulo. "Ma Riccardo??". 
Io: "Eh sì, tesoro, di certo non io. Lui è l'unico nipote che ho."
Lei, con faccia accoratissima: "Oddiiio, porello ... ma perché?!".
Io: "Perché sì, tesoro. Vuoi che stia tutto il giorno per i primi tre anni della sua vita con mia madre in una casa dispersa in campagana? E dai!"

Poco dopo arriva sua madre, che un po' sorda non aveva capito bene. Non ricordo più come sia uscito nuovamente il discorso, e quindi ho ripetuto la pericolosissima combinazione di parole: Riccardo - asilo nido - ogni giorno.
Madre mette su una faccia di queste:



e aggiunge: "Ma Riccardino??!!"
Aridaje: "Sì, certo, lui, chi sennò?!"
Amica: "Visto? Eeeeh, ci fa così a noi."
Io: "Vi fa così a vooooooi?! Fa così a me, che vi faccia specie una cosa tanto sana."
E a quel punto, grazie al mio training continuo, sono riuscito a tacere, perchè stavo per dire: scusatemi tutte e due, io vi voglio un gran bene, ma non mi pare che il vostro piano alternativo, cioè compiere il vostro tanto amato e agognato dovere naturale di madre e figlia culo e camicia,  abbia portato risultati brillanti: di tre figli che hai avuto, cara signora, tre sono depressi e non su livelli leggeri, una è più morta che viva, il maschio è un fantasma e l'ultima, che è proprio la mia amica, fa una vita che lasciamo perdere. Non hanno mai avuto regole né responsabilità, del tutto inabituati a collaborare con gli altri e a condividere spazi e, mi dispiace, ma gli effetti si vedono eccome.
Lasciamoli crescere al meglio questi santi bambini e bambine, diamo loro regole, abitudini, ritmi, strumenti di scelta, sollecitiamoli a chiedere aiuto, a darne, a dispensarne anzi, a pensare che non sono soli, che possono e potranno sempre tessere reti di relazioni, da curare e preservare. O cambiare, se non soddisfacenti.
I bambini sono già persone, e le donne lo sono sempre state. Ridiamo a tutti e tutte la propria dignità. 

lunedì 2 gennaio 2012

Febbre e sguardi d'amore

Sono a letto con la febbre, manco troppo bassa.
Capodanno è andato da paura, davvero - e chi si aspettava che avrei avuto quell'umore, quello spirito, tutta quella voglia?
Mi sento, dopo parecchio, sereno e felice.
Auguro a tutti e tutte un anno dinamico, pieno di culture, lingue e popoli. 


Vi lascio con qualche foto che Dario mi ha scattato la mattina del 1, dopo aver dormito pochissimo e con l'influenza già in corso - gli occhi con cui mi guarda lui sono tra i più dolci che mi siano mai stati rivolti. Dario, senza di me sei spacciato. Ammettilo. 
(Prego, notate l'anello invece della faccia tramortita e sbattuta, grazie.)
(Sì, sembra che io stia lì, bello in posa. L'ho pregato di farsi foto con me, non ha voluto. Non sono autocentrato fino a questo punto.)








Per Seya: erano del mio amico Stefano che, tagliati i capelli, me li ha gentilmente regalati.