domenica 8 gennaio 2012

La voglio tutta, la libertà

Ieri sera rientro dopo un paio di giorni passati a Roma da Dario, con amici.
Parlo con i miei dell'eventualità di tenere qui per qualche tempo Cholo, il gatto di Vero e Mattia che loro non possono più tenere.
Durante la conversazione, mia madre: "Ma ... MA STAI TRUCCATO?!"
Io, sorridendo: "E' matita, mamma."
Mamma, voce allarmata, quasi spezzata: "E dove l'hai presa?! Perché?!"
Io: "Da Dario, mamma. Ricordi? Lui ci lavorava ... Non trovi sia un bell'effetto?", il tutto cercando di restare tranquillissimo, zero imbarazzo e di mettere lei a proprio agio. Sorriso stampato. "Mi andava e mi sono messo della matita. E' verde come gli occhi, visto? Sfumata di bianco! E l'ho messa da solo, hai visto sì che mano?! ;-)"
Mamma, faccia visibilmente angustiata: "Mh. Mah, è un po' strano, no?". Ridacchia imbarazzata.

Passa qualche minuto, io mi metto a cenare da solo. Era tardi, loro avevano già mangiato.
Lei si siede di fronte a me, per concludere riguardo al gatto. Finito il discorso, si lancia: "Io non te posso vede' così. Me fai impressione". Ma l'espressione del viso era molto più loquace: c'era schifo e tanta vergogna. Impossibilità di comprendere. Era offesa.
Io comincio a sentirmi a disagio, ma cerco di dissimulare. "Mamma, ti assicuro che sono lontano dall'essere l'unico. Dieci anni fa anche una ragazza che si rasava la testa faceva scandalo. Le cose cambiano, no? Non eri a tuo agio neanche quando io presi ad indossare bracciali, anelli e altri gioielli, poi ti ci sei abituata."
Mamma, al massimo dello sdegno, a voce alta e seria: "Ah, perché: mi ci dovrei ABITUARE? Hai intenzione de truccatte tutti i giorni?"
Io: "No. Solo quando ne avrò voglia."

Sono incazzato nero, posso dirlo?
Non di certo per questa conversazione, ma per lo stato d'animo in cui mi getta.
Ieri sera, quando ero ancora a bere un tè con gli altri, la testa cominciava già a tornare a casa, ad osservare la scena, a capire come sfuggire agli sguardi di vergogna, a non subirli. A trovare, in ogni caso, una via d'uscita. Eppure, mi dico, sono piuttosto emancipato, ho fatto e faccio un grande lavoro su me stesso, ho raggiunto evidentemente una serenità e un equilibrio profondi.
Non c'entra nulla, purtroppo. Con l'esterno uno può mostrare una sicurezza e una capacità di osare - nonché di fregarsene - invidiabili, ma quando torni alle origini, le stesse origini da cui hai dovuto al più presto separarti e differenziarti, le cose si complicano.
Non è solo una questione di affetto. Io voglio bene ai miei genitori, anche a mia madre: non la considero un modello, una persona degna di stima, ma un buon genitore sì, di sicuro. Mi fa stare male l'idea di metterli in una condizione che non sanno capire, analizzare, esplorare, senza che siano in possesso degli strumenti critici e culturali per proporre, opporre, pensare qualcosa. E' qualcosa che loro subiscono passivamente, e percepiscono me come il  carnefice, come l'alternativo a tutti i costi, il figlio che dà pensiero, senza capire che io sono in perfetta armonia e non ho bisogno di trasgredire nulla. Il mio è tutto un gioco. Ma non è solo questo.
C'è anche la consapevolezza che finché vivrò qui, in casa con loro - sebbene mia madre non manchi mai occasione di precisare come sia casa "loro" - dovrò, in parte, adattarmi. Qui non si tratta di convivenza, e quindi della necessità di trovare dei buoni compromessi volti ad un vivere felice insieme. No, qui si tratta della mia identità, della mia giovinezza, della mia libertà. Non sono libero, questo è.
So bene che ci sono situazioni ben peggiori, di cui non riesco neanche ad avere un'idea. So bene di essere stato e di essere fortunato, di vivere in un'atmosfera felice, ma io ho bisogno di tutta la mia libertà. Quel 5% che la loro presenza e la loro ignoranza mi toglie mi pesa, è schiacciante. Se la libertà non è totale non c'è. Non merito di vivere ore di ansia, seppur leggera e vacua, all'idea di tornare a casa mia e sentirmi in difetto, sentirmi colpevole, scapestrato, giudicato, percepito come una preoccupazione perché ho gli occhi bistrati.
Cercherò di farmela passare presto, e proverò a scrivere due righe a mia madre, nella speranza di portarla più vicino ai miei desideri, ai miei moti mentali e di ricerca. Speriamo bene.
Per il resto, certo che sì: continuerò a truccarmi. Solo quando ne avrò voglia.

28 commenti:

  1. L'ho capito che mi stai chiedendo di prendere casa con te. Va bene, ci sto.

    Detto questo, nel frattempo che ne cerchiamo una gratis, se tua madre non vuole che ti trucchi non c'è problema, lo sai. Dille che lo faccio io, ti trucco io, amore mio! E strato su strato sfumiamo via la sua sbavatura di pensiero, o meglio, la correggiamo e le regaliamo un nuovo sguardo potenziato e coraggioso che non ferisca né lei né te.

    Ora io pulisco i pennelli, preparo gli ombretti e tempero le matite, tu mentre mi aspetti dalle un po' di tempo per prendere dimestichezza.

    Ti penso sempre!

    Un bacio,

    D

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  2. mmm ho idee contrastanti, prima me le chiarisco e poi ne parliamo. anzi, parliamone che poi mi chiarisco.
    Partiamo da presupposto che ognuno finché rispetta la legge e non fa male a nessuno è nel giusto e anche da quello che l'uomo truccato non mi piace.
    Anzi, non mi piace l'uomo che truccandosi scimmiotta il trucco delle donne. Però il trucco "da show" (ex rock star o drag queen) mi piace quasi sempre.

    Mi viene da dire che: gli occhi verdi risaltano meglio col blu indigo, ma anche che stare davanti ad un uomo con mascara e ombretto non mi farebbe sentire a mio agio.

    Ecco forse è un problema mio, lo è certamente, ma mi causerebbe fastidio. Un disagio un po' triste, non che fa innervosire. Perché non credo di avere gli strumenti per capire fino in fondo questo tipo di scoperta di sé e gioco sulla personalità. è vero che sei libero al 100%, ma lo è anche tua madre. Non puoi privarla arrabbiandoti con lei e cercando di convincerla ad assecondarti (e privare gli altri) della libertà di sentirsi a disagio, non puoi imporle di accettare tutte le tue scelte con la stessa accondiscendenza.

    Poi però forse qui la scelta non è tra eyeliner sì, eyeliner no. è tra: la mia affermazione personale e la mia libertà di individuo sono per me in questo momento così essenziali che urtare i sentimenti delle persone che amo e che mi amano passa in secondo piano (pur sapendo che l'errore sta in una mentalità loro poco aperta e non in un mio torto)? Limitare una mia frivolezza per vedere altri molto più sereni e tranquilli mi danneggia? è una frivolezza o una necessità?

    Rispondimi, perché ancora sento che non ho espresso bene il concetto e non sono arrivata al punto della situazione (dentro me).
    Spero di non averti offeso.

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  3. @MarinaMarea
    Tutt'altro che offeso, e tutt'altro che poco chiara: hai centrato appieno il concetto, e trovo il tuo commento utilissimo. Ti ringrazio.
    Dunque. Provo a rispondere.

    D'accordissimo sul primo presupposto.
    Non me la sento di mettermi ad indagare sul perché e sul come a te provochi fastidio un uomo truccato - non mi permetto, ecco, magari uscirà fuori parlando. Perciò, saltando questo, ti spiego subito.
    Riguardo alle considerazioni più tecniche sul trucco, il discorso si può aprire a ventaglio. Era un po' che pensavo alla possibilità di usare del trucco, e no, non con l'intenzione di scimmiottare una cura femminile. Ciò che uso al momento sono soltanto matite nere e colorate per gli occhi, nient'altro. E' questo ciò che mi interessa. Tuttavia, il cuore della mia volontà sta proprio lì: perché tirarsi indietro o trovare sgradevole o fuori luogo o ridicolo un uomo che ama, sente il bisogno, oppure semplicemente - come nel mio caso - desidera vedersi sempre diverso, appropriarsi di elementi e strumenti di espressioni che non gli spettano PER CULTURA? Perchè non può fare propri simboli altrui?
    Sono consapevole che, appunto, trattandosi di simboli devo aspettarmi che la maggior parte se ne senta minacciata o offesa. Ma se su 10 9 ne escono incancreniti e 1 con qualche pensiero in evoluzione, beh, mi va benissimo così.

    Mamma. Hai colto nel segno.
    Posso solo immaginare le sue difficoltà, per lei è davvero una sofferenza. Per questo ci sto male, e cercherò di spiegarle, di farle capire cosa mi muove a farlo, cioè pura vanità, se così si può dire :)
    Ma sai, lei è la stessa che, fino a qualche tempo fa, mi urlava contro perchè ero troppo libero nel dire di essere gay, non era conveniente: "In fondo, che cambia a te non dirlo? La tua vita ce l'hai e la fai lo stesso! Ma qui nel paese fai finta di niente!", e nella sua testa suona come una richiesta assolutamente legittima, quando non è altro che nazista.
    Capisci perchè ho paura di cedere a qualunque sua difficoltà? Perchè funziona così: lo fai una volta, sarai costretta a farlo sempre.
    E mi dispiace, ma io non voglio ritrovarmi a 40 anni a nascondere l'esistenza del mio compagno. :)

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  4. Caro, ai miei tempi per via dei Cure ne ho conosciuti di ragazzi, pure noiosissimi ed etero, con la matita. Nera.

    E riconosco un sacco di cose vissute in maniera simile anche da me, per cui posso solo dirti che ti toccherà renderti economicamente autonomo prima che puoi, cosa che al momento vedo molto nera, ma non importa, la vedevo molto nera anche quei 25 anni fa ai miei tempi e ti ricordi come sono finita, no?

    E forse devo dirti pure un' altra cosa: neanche mio padre riusciva a seguirmi in quello che volevo, e io volevo cose molto meno scioccanti delle tue per l' ambiente da cui venivo, gli ho voluto un gran bene, trovo come dici anche tu che date le circostanze e l' ambiente da cui veniamo tutti e due (essì, noi veniamo dallo stesso ambiente dei nostri genitori, inutile, anche se a loro sembriamo saltati fuori da un altro pianeta) di aver avuto un ottimo padre, anche se forse ne avrei desiderato uno diverso. Ma quando è morto, oltre al dolore tutto da elaborare e ci ho messo anni, la cosa chiara e percettibile è stata un senso di liberazione.

    Inutile, la vera libertà nostra la possiamo avere o da genitori che ci approvano e incoraggiano incondizionatamente, o da quelli con cui riusciamo a creare una distanza.

    La tua libertà la capisco perfettamente. Solo immaginando l' ambiente capisco e mi immagino - come anche tu - pure le infinite spillate e umiliazioni e pippe mentali e secchiate di merda che le vengono rovesciate addosso ogni giorno. E credo che nonostante quello che dica a te, quando qualcuno le fa dei commenti lei ti difenda. Allora se lei rinuncia alla propria libertà di dire: "hai ragione, mi vergogno da matti e glielo dico sempre ma non mi vuole sentire, non so proprio da dove mi è uscito un figlio così, ma non potevo avere il normale figlio stronzo che hanno tutti" io sono sicura che prima o poi un terreno comune, in nome dell' amore che provate l' uno per l' altra, lo rimediate per forza.

    Non ti credere, fare la madre in un luogo ad alto controllo sociale è un inferno già se ti conformi perfettamente.

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  5. Poi che certe madri dai un dito e ti prendono il braccio è pure verissimo e tu conosci i tuoi polli, quindi fai come credi che fai bene.

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  6. @Mammamsterdam

    Ba', il tuo commento m'ha fatto, come al solito, prima scoppiare dalle risate (qualche giorno faccio la fine di un rospo) e poi commuovere.
    Sottoscrivo tutto, condivido tutto, come del resto tu hai già fatto con me - na 'nticchietta autoreferenziali io e te.
    Mi pare che i tuoi consigli e le tue considerazioni, tutte preziosissime, facciano da eco a quelle appena scambiate via cell con Andrea, un amico:
    - rendersi autonomi economicamente ed uscire di casa sarebbe una svolta definitiva. Peccato che con i soldi che metto da parte o ci campo o ci faccio i soggiorni in Russia per formarmi, e lavorare a tempo pieno mi impedirebbe di studiare come voglio. Quindi: nada per ora. E poi ti dirò. Stare qui ha ancora un senso, almeno mi godo mio nipote. Non voglio rinunciarci.
    Conseguenza, ci sono due possibilità:
    - adattarsi alle loro richieste, o comunque scendere a compromessi
    - prendersi da soli la propria libertà

    Credo che seguirò la seconda. Non in modo spudorato e rigido, ben inteso. La mia comunicazione resterà sempre aperta. Inoltre, Andrea mi ricordava una cosa fondamentale: non posso sperare di trovare sempre consenso per ogni scelta, a volte dovrò fare di testa mia. Loro non condivideranno, anzi forse ne resteranno delusi, ma si tratta della mia vita. Questo è.
    A volte si manderà giù il groppone e ci si limiterà, altre volte si farà spallucce e si andrà avanti. Amen.

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  7. Amedeo...non fare l'errore di riportare tutto ad una limitazione della tua libertà o una mancanza di accettazione del tuo modo di essere. Semplicemente tua madre "nun te pò vedè" co la matita, come un'altra "nun pò vedè" la figlia col tatuaggio o la mia "nun me pò vedè" coll'orecchino. Sono le mamme, lasciamogli la libertà di romperci i coglioni, in fondo finchè si tratta di questo.. ;) un salutone

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  8. @Andrea

    Credo che tu abbia sintetizzato gli ultimi commenti/consigli: devo fare le mie cose in libertà, visto che non danneggio nessuno, e accettare la perdita di consenso, accettare che mi rompano i coglioni :)
    Credo che tu abbia ragione.

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  9. Andrea, da madre non posso che essere d' accordo con te. Io ci provo a non farlo e infatti ho un' ottima analista. Ma che fatica, signopra miaaa (e quando mi diventano adolescenti, mannaggia, mi devo preparare).

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  10. Ciao, scusa se commento in ritardo ma, neanche a farlo apposta, mi sono trovata nella stessa situazione nel weekend e quindi ero un pò sensibile agli argomenti. Credo che Andrea abbia commentato bene. Alla fine anche tua madre ha la libertà di dire quello che pensa e se per lei è inconcepibile vederti truccato, è giusto che lo dica. Un altro paio di maniche sarebbe stato dirti "qui non entri conciato in questo modo!"..lì sarebbe stata una vera limitazione alla tua libertà. Ma le parole e le azioni sono libertà che stanno su piani diversi e possono convivere, mentre azioni e azioni stanno sullo stesso piano e devono trovare un paletto in cui possano stare comodamente senza prevaricarsi. Alla fine accettarti in un modo o nell'altro, è un processo che deve compiere lei sola. Tu puoi solo esserle vicino e cercare di aiutarla a prendere la strada giusta.
    E' una cosa più semplice da dire che da fare però è giusto provarci.

    Bacio!

    Seya

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  11. @Seya

    Ringrazio tanto anche te, non immaginate che aiuto mi avete dato tutt*.
    Bacio!

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  12. Non so se esistano anche in Italia, ma qui negli US ci sono gruppi di supporto per famiglie di giovani (o meno) gay, di solito sponsorizzati dall'organizzazione PFLAG (Parents, Families and Freinds of Lesbians and Gays), e so che sono un punto di riferimento ed supporto fondamentale nella vita non solo di chi e' gay, ma delle loro famiglie. Avere il supporto dei propri genitori, se non l'approvazione, e' importante, soprattutto in una situazione che di per se pone una persona in una condizione di minoranza e vulnerabilita'.
    Non ho letto a sufficenza del tuo blog per sapere se tu abbia gia' dichiarato alla tua famiglia ufficialmente la tua sessualita' (odio la parola "tendenza" che veniva e forse viene ancora usata in Italia...), ma se tua mamma, che sicuramente ti ama e vuole solo il meglio per te, (anche se il suo "meglio" non coincide con il tuo), potesse parlare con altre mamme di altri ragazzi gay, non solo capirebbe che non sei solo ma anche che lei non e' la sola ad affrontare paure e perplessita'... La societa' italiana, poi, ha radici machiste e religiose cosi' profonde che saranno dure da ripiantare in un terreno di tolleranza ed inclusione. Ma succedera' anche li'.

    Se tu fossi mio figlio ti darei il mio supporto e incoraggiamento ad essere chi sei, ti aiuterei ad amare te stesso, perche', come ha detto un ragazzino di 11 anni che viene preso in giro a scuola perche' ama cucire e vuole diventare un designer recentemente in un talk show, "If don't love yourself, how can you expect others to love you?"
    Spero che tua mamma capisca che non siamo nati tutti uguali, uno stampino identico per tutti, e che ogni diversita' e' un invito all'arricchimento e alla crescita.

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  13. @Moky
    Grazie di cuore per il tuo splendido commento. Mi auguro che qualche ragazzo gay passi di qui e lo legga: ricevere pareri come il tuo offre un aiuto inimmaginabile.

    Ammetto che per me questo post è stato un puro sfogo, ma fortunatamente vivo in una condizione, anche familiare, felice. Ho 24 anni, e già da tre essere gay è di dominio pubblico. Ho sempre pensato che la mia fosse pubblica, quindi non c'è mai stato niente di cui parlare in sordina. Salvo qualche familiare e nonna contadina, tutti sanno che mi piacciono gli uomini, genitori compresi. Tutto sommato, nessuna reazione tragica. Solo qualcuna rigida, ecco, come quella di mia madre.
    La realtà che menzioni esiste anche qui, AGEDO, e funziona niente male. Per ora non me la sento di sobbarcarmi la piena responsabilità di portarci i miei: mia madre è una persona che se può ti rinfaccia anche l'aria che respiri, aperta zero al dialogo. Ci penso spesso a questa possibilità, ma per adesso sinceramente preferisco pensare io ad un loro percorso insieme a me, in modo che possano conoscermi davvero. Senza filtri né pregiudizi.
    In fondo, capisco la loro ignoranza, ma sono convinto che se una persona vuole capire, vuole conoscere, almeno un canale di scambio utile si trova.
    Se mia madre non lo troverà mai, come temo, me ne farò una ragione. Di certo, non posso arrestare la mia vita per questo, no?

    Grazie anche per il calore.
    A presto!

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  14. Non uso molto trucco, ma la matita la adoro e la trovo utilissima nel valorizzare la bellezza.
    Io sono un tipo pratico e anche se di battaglie e guerre ne ho fatte tante so che a volte i compromessi sono inevitabili. A mio parere la prima cosa che dovresti fare è renderti autonomo economicamente, un tuo appartamento e in un luogo che non sia un paese. Ma questo non te lo dico perché sei gay, lo farei anch'io per me stessa. Ho vissuto per una decina d'anni in un paese ed è un inferno per tutti. Avevo alunne che andavano non nel paese confinante ma ancora più in là a comprarsi un test di gravidanza. La mia vicina di casa sapeva perfettamente a che ora ero rientrata e se ero malata o in salute. Stava alla finestra tutto il giorno.
    Tu il giorno in cui hai dichiarato di essere gay e non ne hai fatto più mistero con nessuno hai cominciato una battaglia che devi portare avanti, per carità, ma gradualmente.

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  15. @destinazioneestero

    Concordo su tutto. Ci sono dei però.
    Praticamente io già vivo a Roma: dormo un po' qui e un po' lì, nomade tra amici e fidanzato (quando c'era), e torno a casa solo per dormire, ma spesso dopo qualche giorno "in trasferta". QUi al paese passo davvero poco tempo, e tutto in casa, col nipotino, a leggere, oppure passeggio. NOn ho alcuna relazione o rete di amicizie qui, diciamo così.
    Eppure ... non è la stessa cosa. Mille volte ho pensato - e penso - all'idea di prendermi una stanza, ma poi mi dico: far sostenere questa spesa ai miei è indispensabile? No, appunto, visto che la distanza intreno si sopporta benissimo. Rendersi del tutto autonomi per me non è possibile adesso: dedico tutto il mio tempo allo studio e alla ricerca, e seppur tornassi a fare i lavoretti nei ritagli di tempo che già facevo, non mi basterebbe certo per vivere.
    Credo che per adesso scenderò a dei compromessi: magari una volta mi faccio vedere truccato, una no, una non mi trucco proprio. :)

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  16. Ciao Amedeo! Ogni volta che ti vedo passare tra i corridoi di Villa Mirafiori sorrido sempre, perché sento una sensazione di leggerezza e di serenità nel vederti. La mia situazione in famiglia è un po' come nella tua, da queste poche righe che riesco a leggere; oserei dire che mi sono quasi arreso, che tra poco desisterò dal parlare del mio ragazzo, dal dire che dormo da lui e dal commentare abiti in tv, mentre parlo di chiffon, organza e borse in macramè. Mio padre chiamerebbe tutto ciò "tessuto". E sia.. Proprio per la leggerezza che trasmetti a me quando cammini, per i sorrisi che dispensi alle persone che conosci e per il tuo carisma, meriti di essere felice. Stami bene :-)

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  17. @Anonimo

    Io sono letteralmente senza parole. Questo è decisamente il commento più bello che mi sia mai stato lasciato.
    Ho due favori da chiederti:
    1. Ho il tuo permesso di pubblicare in un post qui sul blog il tuo commento, lasciandolo anonimo? Qualcosa che mi rende così felice va condivisa :)
    2. Perché non mi scrivi sulla mail? E' qui accanto. Avrei un piacere enorme a capire chi tu sia, anche se una mezza idea ce l'ho. Ma magari mi sbaglio ...
    Scrivimi, per favore, e ci vediamo per un caffé!

    Grazie infinite.

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  18. Ma certo che puoi, mi fa piacere!

    Allora ti scriverò; sentiamoci, mi troverai a Villa Mirafiori vita natural durante, ma non sono la statua di Lord Byron, giuro.

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  19. Beh, se fossi Byron ti chiederei prima un autografo e poi la mano. :)
    Allora aspetto una tua mail, ciao!

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  20. Ciao Amedeo,
    è la prima volta che scrivo in un blog, forse perchè ciò che hai scritto mi ha colpita particolarmente. Non è semplice farsi accettare per ciò che si è realmente, troppo spesso siamo abituati ad indossare maschere per paura del giudizio altrui che in qualche modo potrebbe ferirci. Forse il legame che ci lega con i genitori e ancor di più con la figura materna ci condiziona a tal punto da farci sentire in qualche modo sbagliati e non accettati. E' molto difficile e doloroso l'iter che accompagna il traghettamento dalla dipendenza psicologica con la propria madre a quella di persona autonoma sotto ogni profilo. Dall'altra capisco anche tua madre che sicuramente vede nella tua "diversità" un qualche errore nel modo in cui ti ha allevato, insomma non è semplice per nessuno. Personalmente ho vissuto grandissimi conflitti con mia madre che solo attraverso litigate, musi lunghi, incomprensioni, dialogo sincero e aperto a 360° hanno potuto risolversi, occorre lasciar decantare e il tempo vedrai che ti aiuterà.
    Poi ricorda sempre una cosa, egoistica per carità, ma vera: non hai chiesto tu di venire al mondo.
    Ho diverse amiche e amici che i più giudicano "diversi/e" e non "normali" mentre per me rappresentano viva sorgente di confronto e dialogo. Io sento diversi da me coloro che ammazzano, stuprano, violentano non certo coloro che hanno un orientamento sessuale diverso dal mio. Spero di non averti tediato, ti auguro una buona giornata e tutto il bene di questo mondo, continua a dispensare sorrisi alle persone,cammina leggero per i corridoi di Villa Mirafiori, sii felice di come sei e mi raccomando continua a credere che stai camminando sulla giusta strada, il resto verrà da sé. Marta

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  21. @marta

    Benvenuta! Ti ringrazio per il dolce commento, che condivido in pieno.
    Credo che il tempo sia un ottimo amico, già.

    A presto!

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  22. Hai ricevuto tante risposte e tutte buone, vedrai che nella mia c'è qualcosa che è stato già detto. Dunque: le preoccupazioni dei tuoi genitori, e di tua madre in particolare, fanno parte del pacchetto genitorialità che hanno implicimento accettato quando ti hanno messo al mondo, e non sei tu che devi fartene carico. Del resto, considera se i tuoi possono avere qualche altro motivo di preoccupazione o di dispiacere che non sia quello legato alle tue opzioni estetiche e al tuo orientamento sessuale. Non ne hanno? Bene, devi contentarti di questo e non alimentarti sensi-di-colpa. Seguire il suggerimento di tua madre servirebbe a qualcosa? Forse servirebbe a compiacerla temporaneamente, ma poi? Che conseguenze avrebbe su di te e sul rapporto tra voi? Buone non di sicuro. Quindi, vedi che sentire un po' di dolorino per il pensiero di far soffrire i genitori è il male minore. Andrà tutto bene.

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  23. @paola

    La scelta che adotterò sarà proprio quella che hai espresso. E' bello avere incoraggiamenti. Grazie!

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  24. http://iosonote.wordpress.com/2012/01/13/luna-madre/

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  25. Ciao Amedeo, vedo che sei passato a leggere le mie idiozie..io passo spesso a leggerti.Ma non a commentarti.Che te devo dì...mi vergogno...penso sempre che gli altri pensino "e mo questa che vuole? chi è? perchè si fa gli affaracci miei invece di farsi i suoi??"
    Vabbè.. :) stavolta me ne frego perchè mi hai commentata prima tu!
    Ti hanno già riempito di ottimi consigli e incoraggiamenti. Posso aggiungere i miei? :)

    Stai sereno, vivi la tua vita con la deliziosa semi-armonia che trapela dalle tue parole,dipingi i tuoi occhi con i colori del mondo, ama tua madre che ha iniziato a fare di te quello che sei, trova un altrove dentro te in cui nessuno si chieda perchè ami e chi ami. Ognuno di noi è un opera d'arte, e come tale apprezzabile solo agli occhi degli estimatori esperti.

    Io sono una grande esperta d'arte...occhio perchè potrei proporti all'asta da Christies ad un prezzo esorbitate!!
    :)
    Fede

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  26. @L'ambizione di perdermi

    Non ricordo dove ho trovato scritto che tutt* coloro che aprono e gestiscono un blog hanno un ego enorme. In fondo è vero. Quindi: ecco che crolla immediatamente la discrezione che ti porta a non commentare: tutt* noi vogliamo farci gli affari nostri, e poi pure quelli degli altri! :-)
    Commenta ancora!

    Le tue parole mi fanno sorridere, nonché molto piacere.

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  27. Ciao amedeo, il tuo blog è stata una piacevole scoperta.
    Credo tornerò a leggerti spesso, in tutta la sensibilità che esprimi.
    Ci sarebbe molto da dire a riguardo..come sempre, quando si tratta dell'affrontare i tabù.

    Se ne hai voglia, passa a dare uno sguardo al mio blog..in qualche modo, anche se da punti di vista differenti, si procede verso la stessa direzione.

    Un caro saluto.

    dolentitrame.blogspot.com

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