mercoledì 29 febbraio 2012

Blogging day per Rossella Urru

BLOGGIN DAY PER ROSSELLA URRU

Oggi è il bloggin day per Rossella Urru. In 300 circa hanno risposto all'appello. Copincollo il testo di Progetti Educativi che ha recentemente lanciato un'iniziativa rivolta comuni:

"Rossella Urru è una ragazza italiana di 29 anni, volontaria del Comitato Italiano Sviluppo dei Popoli (CISP) che da diverso tempo lavorava nel campo profughi di Tindouf, in Algeria, per aiutare donne e bambini.
Il 22 ottobre 2011 è stata rapita insieme ai suoi colleghi spagnoli Enric Gonyalons e Ainhoa Fernandez.
Il sequestro è stato rivendicato dal Movimento Unito per la jiahad in Africa.
La Farnesina si è subito attivata per liberare la ragazza, ma al momento non si hanno notizie.
Nei mesi successivi i media ne hanno parlato sempre meno, fino a dimenticarsene.
Ma Rossella non può essere dimenticata.
 

  • Su twitter sono stati lanciati numerosi hashtag: #freerossellaurru #freerossella #liberaterossella #rossellalibera …
  • A Sanremo 2012, Geppi Cucciari ha detto dal palco dell’Ariston: «Spero che il suo futuro sia qui,a casa sua, libera, e presto. E che intanto se ne parli. Che siano anche queste, in Italia, le donne che fanno notizia».
  • Il Tg3 ha aperto uno spazio dedicato a Rossella per chiederne la liberazione, per raccogliere articoli e segnalazioni di iniziative.
  • Il blog del Popolo Viola sta diffondendo un appello e molti altri si sono mobilitati.
  • E’ stato aperto il blog rossellaurru.it e siamo in contatto con la famiglia di Rossella"
Lista blogger che hanno aderito all'appello 
Video appello di Claudia Zuncheddu 
 
via Vita da streghe

lunedì 27 febbraio 2012

Conquiste mondiali

Oggi è un gran giorno.
Dopo circa quindici anni, ho permesso che mio padre mi vedesse di nuovo nudo. Strabiliante.
Da quel che ricordo un certo imbarazzo nel mostrarmi nudo davanti a lui l'ho sempre provato; di sicuro, si è trasformato in una fonte di ansia durante gli anni dell'adoloscenza: sapere che i maschi mi eccitavano mi faceva sentire sporco, sbagliato e malcollocato.
Da allora ho bandito il mio corpo alla mia famiglia - fortunatamente sono stato abbastanza coraggioso da lasciar fare capatine in bagno a mia sorella e qualche amico/a di tanto in tanto. Mai avuto problemi con i miei partner.
Ricordo i miei 10 anni con una forte angoscia: quando praticavo nuoto, o la settimana (!) in cui ho praticato calcio avevo gli incubi: spogliarmi nello stesso luogo con altri maschi che avrei tanto, tanto voluto toccare ma no, non si poteva, e con i loro sguardi così indagatori eppure consapevoli, più di me, di come io li guardassi, mi terrorizzava. Da qui, il rifiuto per mio padre: lui è un uomo, io sono un frocio di merda, a lui farà schifo guardarmi ed io mi sentirò perquisito. Stop.
Chiaro: questo articolato pensiero lo faccio a posteriori. Ma la sensazione era esattamente quella.

Oggi sono in bagno, nudo. Lui da fuori mi chiede l'accapatoio. 
Senza pensarci troppo su, un tantino fiero, spalanco la porta e glielo passo. Lui mi guarda dritto in basso, sbalordito, ma dissimula. IO sorrido, lui dissimula. Un grande.
Ed io mi sento così felice! E così uomo. Provo quasi una solidarietà maschile, cosa che non circola mai dentro di me.

Altra notizia che stamattina mi ha fatto commuovere: Meryl Streep ha vinto il suo terzo Oscar. 
Sono così felice! - i suoi thank you speech sono unici.


venerdì 24 febbraio 2012

La centrifuga

Sapete quelle giornate in cui non hai il tempo di capire cosa stai facendo in quel dato momento perché nel frattempo succede già altro, sei già da un'altra parte, parli già con altre persone, la lezione precedente è finita ma tu non te ne sei reso conto, stai andando a prendere il treno di ritorno senza aver ancora realizzato che hai fatto tutto ciò che ti eri prefissato. Ecco, le mie giornate centrifuga. 
Adorabili esaurimenti.

Ieri ne ho avuta una, di cui sento gli strascichi fin oggi.
Ho la seria intenzione di descriverla.

Parto da casa e vado a Roma.
Prima tappa: ritiro dell'abbonamento annuale alla stazione Termini. La Regione Lazio ha stanziato dei soldi per pagare (o sovvenzionare) il costo dei trasporti pubblici a studenti e lavoratori under30. Inutile dire che in stazione mi hanno sbattuto un po' dappertutto, scaricandosi gli incarichi vicendevolmente tra i vari uffici. Contate che avevo la mia solita borsa, piena di libri e libretti, più una borsa di tela con altri testi da ridare alla prof. Bene.
Alla fine ce l'ho fatta. Una segretaria gentilissima mi dà ciò che mi spetta - stampandoci sopra una foto in cui sono rispettabilmente indecente: capelli gonfi come poche altre volte, con una stramba riga da una parte; in più, il giorno della fototessera avevo avuto la brillante idea di indossare una camicia chiarissima, su uno come me che è bianco già di suo. Risultato: si vedono solo i peli e i brufoli.

Comunque, passeggio fino in centro, arrivo alla sede romana del Partito Radicale per firmare la delibera TENIAMO FAMIGLIA per le unioni civili nel comune di Roma - fatelo! fatelo! diffondete!
Fomentato, trovo facilmente il palazzo che mi interessa. Citofono, mi aprono. 
Peccato che impieghi circa 10 minuti a capire quale piano sia - voi avete mai capito se e come si intuiscono i piani guardando il citofono? Dopo aver fatto tutto lo stabile a piedi due volte, mi decido ad entrare e chiedere nel primo buco che incontro.
Qual è stato il primo? Una covo di suore. Bene. Alla mia domanda, ripetuta almeno tre volte, "Scusi, sa dirmi dov'è la sede del Partito Radicale?", la sorella mi guarda i bracciali, un po' perplessa, e gentile gentile mi indica il piano. Vado.
Dopo che un tizio scorbuticissimo snobba la mia insistenza sul dire che sì, cazzo, le dico che esiste questa delibera, perché mi dice di no? Si informi, porco Giuda! (Mi ha pisciato), mi mandano in un ufficio.
Meno male, perché capito da un giovincello con due occhioni azzurri che levate. Wow! Firmo, faccio tutto, me lo spizzo per bene - fino a farne le scorte - e convintamente abbandono.

Faccio 200 metri ed entro a "La chiave", prestigioso negozio etnico capitolino. Circa mezz'ora per scegliere il regalo al mio amico Luca, di cui domenica festeggeremo i 41 anni. 
Dopo mezz'ora di indecisione gli prendo queste: 



Per lui e il suo compagno, a cui ho aggiunto un buon tè. Non sono carine?

Fatto anche questo, ancora col biondazzo occhi azzurri in capoccia, e quindi felice, me ne vado all'uni.
No, porca vacca, noooo! Il tè devo comprarlo! "Pronto, Annaliiiisaaaaaaaaaaa ...?". "Ame, vai da Castroni e non rompermi le palle". "Ma Castroni è lontano!!!!!". "Ce ne è uno vicino all'uni, muoviti. Cia'".
Ok, calma e sangue freddo.
Ho ancora un'oretta.
Volo a Termini e prendo l'autobus direzione uni.
Scendo davanti a 'sto santo Castroni e ... cartello: chiuso il giovedì mattina. No, dico.
Corro - letterale - all'uni.
Mi segno tutti gli orari del prossimo semestre e, chiacchierando e spettegolando, creiamo un orario settimanale con colleghi e colleghe.
Pranzo - se, vabbè.

La mia relatrice vuole vedermi per le 14.30. Sono le 13.15. Ce la faccio.
Becco la mia amica Silvia che il 2 parte per Pietroburgo e ci teneva a salutarmi - e pure io ce tengo, figlia mia, ma 'ndo lo trovo er tempo? Ma mai dire no ad amici. Mai.
Un succo di frutta con lei e due chiacchiere. Bon.
Contemporaneamente sento via sms Dario, il mio piccolo Dario, che è lontano e mi manca. Ma anche Fabio, il suo amico. E anche Andrea, che forse vedrò domenica. Oh no, Domenico vedo Ciro! Caz .. vabbè, ci penserò poi.

Alle 14.30 ero davanti lo studio della prof.
Lei arriva, parliamo del più e del meno, ma al ricevimento ci sono due colleghe prima di me, quindi tocca aspettare.
Porca miseria mentre aspetto si presenta un tizio dell'uni con cui a volte ho chiacchierato, scambiato due paroline, uno sguardo qua e là, che mi invita per un caffè. Mi spiace, guarda, ma aspetto la prof. Mi prega, me lo porta lì lui, se voglio. Vabbene, prendiamo il caffè.
Vado con lui - ma quando finisci? su! bevi più in fretta, amicooo! mi aspettano! Ah, mi spiace tu ti sia lasciato con la tua raga .... puahahahah, ragazza?! Ma fammi il piacere che quando me saluti me sbiascichi gli angoli della bocca, e su! Però lo ammetto: lui è carino, ed è piacevole.
Ciao, grazie e a presto!

Entro dalla prof.
Correggiamo la traduzione.
Ci scambiamo i libri.
Faccio pipì e vado a lezione con lei.

Vediamo il film Mosca non crede alle lacrime - esilarante, guardatelo. Chiaramente in russo: sono uscito con la testa fumante.

Stanchissimo ma quasi soddisfatto arivado da Castroni e compro un misero tè verde - ao', non c'avevo più voglia di spresciarmi.

Riprendo la metro e torno a casa in treno.

Blogging, mailing - taaaaaante mail - una puntata di The L Word e sonno alle ore 01.00.

Figherrima giornata. Queste giornate mi distruggono ma mi esaltano. Voi le amate come me?

mercoledì 22 febbraio 2012

Agende e protogay

Mi chiamo o non mi chiamo Mente miscellanea? Vorrà dire, dunque, che penso contemporaneamente molteplici cose, no? Bene.
Ho un estremo bisogno di riordinare un po' la mia vita di questo periodo, che è piena di pieghe, di angoli, di sbavature, di scoli, di abbozzi. Io non sono tipo da abbozzi, io sono tipo da "oggi penso - oggi realizzo, o almeno inizio a realizzare". Queste attese che mi inseguono - o che inseguo? - mi generano ansia.
Ma visto che un luogo magnifico per sfogarmi, chiedere aiuto, proporre aiuto e connettermi ce l'ho, perché non usarlo?
Sarò random, ve lo dico.

Prima cosa. E' possibile chiedere una vita senza attese? Senza incertezze? Meglio: senza evoluzioni?
Dalla fine del 2010, per una serie di ragioni legate, ho cominciato un percorso di profonda crescita personale, che non rinnegherò mai. Le chiavi che mi ha regalato saranno sempre per me un grande tesoro. 
Eppure, credo di essere arrivato ad un traguardo. E' ora, temo, di prendere una nuova strada.
E' questa l'impressione che ho costante, quella di dover ri-scegliere, ri-pescare delle scelte, ri-trovare dei punti. Tutto ciò che mi ha arricchito per più di un anno si è stratificato, è diventato ordinario, è diventato ordine, appunto. E adesso mi ritrovo di nuovo nel caos, con nuove decisioni da prendere, nuovi gusti da affinare, nuovi amici da conoscere, nuovi amori da succhiare.
I miei quasi 24 anni di vita li tengo stretti in mano, strettissimi, sono la mia lanterna, ma sento il bisogno di tuffarmi in un mondo nuovo. Ho bisogno di partire, viaggiare, esplorare, mettermi alla prova con cose che non so fare. Mi sta stretto tutto: Roma, gli amici, gli esami, la famiglia, tutto. Voglio tenere tutto con me, tenere la mia storia piantata sotto i piedi, ma usarla come trampolino di lancio verso qualcos'altro.
Partendo da piccole cose, credo proprio che seguirò questo slancio.
Tanto per comincare: questo semestre farò solo un esame, se mi va, e l'altro più avanti. La mia vita, ora, è fatta di altre cose.

Ma poi una sera, girovagando per blog insulsi, scopri Peter Boom, e ti rendi conto che puoi essere felice!




Ditemi voi se in tutta la sua semplicità non mette allegria e non incoraggia a vivere. Ditemelo.

Infine, notizie importantissime che mi fanno sperare in bene:
1. Leggete qui, qui, qui. E Giorgia: sei geniale!
2. Chi è di Roma, per favore, firmi qui!

mercoledì 15 febbraio 2012

Juan el Bautista

Questa ve la devo proprio raccontare.

Oggi avevo un umore che levate, di quelli che proprio sputi fuoco e fiamme da tutti li buci. 
Ma vabbè, capita. In questo periodo non capita più il contrario ma non lo diciamo a nessuno.
Passeggio verso Termini per fare una commissione, finita appena la precedente. Un bel mulatto quarantenne barbuto mi passa accanto in direzione opposta, un bel tipo. Ci sorridiamo. 
Io metto su la faccia da spaccone indolciato e mi volto, continuando a camminare. Lui fa altrettanto.
Ottimo Ame, vedi che qualcuno ti caga ancora? (Sì, questo è uno di quei momenti di vita in cui credi - ed è la pura verità - di non avere le credenziali per far voltare qualcuno manco se pesti a sangue una suora che passa, poraccia, per di là in quell'istante.) 
Insomma. Ci salutiamo con la manina, ci sorridiamo ancora. 
Basta - mi dico - fermati e fallo tornare indietro o raggiungilo tu. Torna indietro lui.
Io mi tolgo le cuffiette mentre gli vado incontro, mamma mia quanto me la sentivo calla ...
Amedeo: "Ciao"
X (non merita neanche un nome, mi ha illuso): "Me parese que ... Sei ugual a Juan el Bautista! Ahahahaha! Ugual! Grazie, e ciaooo!", e se ne va felice, credendo di aver fatto felice anche me.

Gliene tiro due in mente, sempre con un buon sorriso aristocratico incollato in faccia, e me ne vado fintamente fiero.
(Oddio, mentre ve lo scrivo sto schiattando dal ridere!)

domenica 12 febbraio 2012

Arresti

No, non mi hanno trovato a "farmi di eroina nell'aereo del capo di Stato inglese", come nel  racconto che sto traducendo in questi giorni.
Semplicemente, sono io che mi sento fermo.

Dico già da qualche settimana che mi sento strano, spaesato, un po' scollegato. Pensavo fosse qualcosa di più estemporaneo, di più fuggevole, invece mi pare essere uno stato d'animo che si sta lentamente radicando.
Non mi fa paura perché non me ne sento minacciato, né preoccupato. Non più del dovuto, almeno. Mi accorgo ch si tratta di una nuova fase, vedo che si sta preparando per me un nuovo inizio, un nuovo capitolo, un nuovo incipit, e ne sono felice.
 
C' solo un problema: vorrei fare tutto, davvero tutto, tranne che studiare. 
E voi direte: eh vabbè, capita, rilassete.
E invece no! 
Io sono uno di quelli che: oggi non mi va di sbattere la testa sui libri? Benissimo: ci si prepara e si esce, si va al cinema, si passeggia per Roma, si va a trovare un amico, si ascolta muscia, si va in un parco a leggere, si traduce, si ricontatta gente semisconosciuta e lallero quante cose si possono fare! Di certo, non sto lì a martoriarmi. Non esiste.

Stavolta, però, non posso. Tra poco più di due settimane ho un esame, linguistica slava avanzata, molto importante, ci tengo molto. Voglio che vada benissimo. In più dovrei prepararne un altro, ma sto gradualmente accettando di posticiparlo. Vediamo.
Ma il primo no: va fatto. 
Eppure mi metto lì, cambio location, cambio libri, leggo, ripeto, faccio ricerche ... niente, mi pesa. "Ame, su ... rimandalo, lo darai a giugno - insieme agli altri 8 o 9 ...". 
Dopo il lavoro di tesi mi pesa da morire rimettermi sui libri, seguire quel metodo di studio che si usa solo per gli esami in vista, e non per fare ricerca. Mi ero disabituato, e mi pesa.

A questo punto, caro commentarium, fatti venire delle idee, proponi cose, elargisci consigli perché io non so che fa'. Cia'.

martedì 7 febbraio 2012

Grassa? No, non ti voglio

Ieri mi è capitato di assistere ad una scena che non avrei mai immaginato in casa mia.

C'è da premettere che, effettivamente, da qualche anno a questa parte mia madre ha preso qualche chilo, ma si tratta di roba poca, che fa poca differenza: mia madre magra era e magra rimane. Soltanto che, dopo le nostre due gravidanze, e poi col sopraggiungere della menopausa e dell'età - in realtà mangia da classica donna di mezza età annoiata, esaurita e depressa, ma questo non glielo dite sennò poi dice che le manco di rispetto [sic!] - il suo girovita si è allargato. Succede.
Mio padre è sempre stato una persona magra, molto sportiva, dinamica, mai seduto. Mangia come un bue, dolci e nutella in particolare, ma ha tutto il tempo per bruciare. Quindi: no enquietudo.
In questi ultimi tempi lui le fa notare quando esagera, quando stramangia, quando  "sfregna", dice lui - per chi non fosse lepino, "sfregnare" (l'etimologia è chiara, voglio sperare) è sinonimo di "utilizzare  qualcosa in malo modo, senza criterio". In questo preciso caso: abbuffarsi.
A volte ci scherzano insieme, altre volte mia madre fa la finta offesa, altre lui fa quello davvero preoccupato per la sua salute, altre ancora mia madre lo manda a cagare.
Ieri è andata diversamente.

A cena.
Cenavamo tutti insieme, mia madre prende un ennesimo pezzetto di pane, raccoglie dell'olio dal piatto e lo mangia. Mio padre si ferma e la fissa, con la faccia seria, tra lo sdegnato e il preoccupato.
Madre: "Oh, che c'è?! La smetterai una buona volta di fissarmi quando ingurgito qualcosa in più? Che palle!"
Padre: (fissante) " -------------"
Madre: "Se ti fosse capitata una moglie obesa che avresti fatto? L'avresti lasciata?"
Alla sua domanda retorica, ovvero da cui non ci si aspetta una risposta, padre: (annuendo con decisione e orgoglio, voce alta): "Sì. Sì."
Mia madre lo manda a cagare - appunto, e ve ne risparmio le parole - e tutti torniamo a mangiare.

Io ero ghiacciato.
Non tanto per il dispiacere provato per mia madre - grande, ma parliamoci chiaro: a una come mia madre, sentirsi svalutare perché grassa non fa né caldo né freddo, tanto che sull'uscita pessima di suo marito non ha fatto una piega, avrebbe ben altri problemi da risolvere - quanto per la delusione arrivata da mio padre.
Lui, che mi ha sempre insegnato a rispettare tutti e tutte, anche coloro che odio di più, senza fare pettegolezzi, sparlare qua e là, offendere, né tantomeno ostacolare: se qualcuno non ti piace, lo eviti, ma se ha bisogno di aiuto, non si nega a nessuno. 
Lui, che non ha mai fatto differenza alcuna tra le persone in base a come erano vestite, ai loro modi, alla loro cultura, alla loro avvenenza - magari faceva tra di noi la battutazza infelice sulla bruttona o il bruttone, ma finiva lì, si vedeva che non dava alcun peso alla cosa.
Lui, che è sempre rimasto intatto, dall'etica forte, incorrotto.
Lui, dolce papà, si è ritrovato a 59 anni, con una moglie bella, invecchiata e pressoché insopportabile, due figli ormai adulti, la vecchiaia che incombe, amici vari - e i simbol di questi uomini ci rapresentano - che lasciano tutto per fuggire con belle ragazze, questa televisione che gli fa credere di essere ancora figo, di potersi scopare ancora tutte quelle che vuole, basta chiedere, non è riuscito a restare indenne. E' stato travolto.
E' rimasto la grande persona che è sempre stato, ma subendo le pressioni da cui si era sempre svincolato. 
Quel "Sì. Sì." gli è proprio uscito dal cuore, non è riuscito a trattenersi, intendeva dire: "Sì, se proprio lo vuoi sapere sì, tanto che fai la simpatica."
Mi ha rattristato molto, moltissimo.
Se questo sistema stritola persone come lui, il lavoro da fare è più grande di quello che temevo.

Continuo a pensare, però, che ce la faremo a migliorare. Ne sono certo.
Vi lascio questo video. Dura un po', ma è gustoso e fa riflettere. Ridendo.


lunedì 6 febbraio 2012

Elena Gianini Belotti


Leggere Elena Gianini Belotti richiede sempre la concentrazione massima.
Non che manchi di ironia, tutto il contrario, regala sempre dei passaggi esilaranti, di critica pungente; né di agilità - la sua scrittura è estremamente consapevole, conosce bene ogni parola che usa, la sceglie, compone frasi lunghissime ma cucite con spiccata capapcità di controllo. Tutto ha un ordine, tutto rientra in quest'ordine. E' una grande narratrice, oltre che un'ottima teorica.

Leggere Elena Gianini Belotti fa sempre bene, anche quando ti lascia una strisciata di amaro. 
Le sue riflessioni sono del tutto attuali - nessuno se ne stupirà, no? - e aprono immancabilmente delle parentesi di pensiero.

Dopo Dalla parte delle bambine, dopo anni di vane ricerche, sono riuscito a trovare Prima le donne e i bambini in una vecchia libreria indipendente di Roma. Prezzo stracciato, forse pure qualche pagina, ma ora è sulla mia mensola, che culo!

Sarebbero tantissimi i frammenti che vorrei postare, che vorrei regalarvi per convincervi a cercare questo bellissimo testo e tenerlo con voi, nella vostra biografia libresca.
Mi limiterò a quelli irrinunciabili.

Mentre siamo molto cauti al primo incontro con un adulto, quando incontriamo un bambino per la prima volta ci comportiamo come se lo conoscessimo da sempre, bruciando seduta stante tutti i tempi graduali indispensabili per non renderci invasivi, che invece contraddistinguono il primo incontro tra due adulti. 
Gli dimostriamo una cordialità e una familiarità eccessive, presumendo che sia sempre e comunque disposto a entrare in comunicazione con noi, che il suo consenso non sia affatto indispensabile ma automatico, e ci aspettiamo che ci butti immediatamente le braccia al collo.
[...] proprio a causa della disparità di potere tra noi e il bambino, gli abbiamo imposto una serie di violenze varcando la "soglia dell'intimità" senza attendere i segnali di consenso. Se avessimo rispettato le sequenze previste e gli avessimo lasciato il tempo, è quasi certo che gli approcci verso di noi li avrebbe fatti il bambino stesso a modo suo.


Lei, inoltre, verbalizza la mia convinzione della comunanza tra impegno delle persone gay e impegno delle donne:
Le posizioni difensive costringono a comportamenti e percorsi obbligati, a una perenne sorveglianza su se stessi per non uscire, neppure involontariamente, dal sentiero della norma e del costume che limita ma comunque protegge, a un'attenzione alle reazioni degli altri e a indovinare le intenzioni degli altri, a una mimetizzazione costante nell'ambito di un certo comportamento che l'esperienza propria e altri conferma che è pericoloso valicare.

venerdì 3 febbraio 2012

30 giorni di libri

Avevo in mente un altro post: rimandato. 
Non ho potuto resistere a questa sorta di autointervista (come del resto non resisto ai test, tipo quelli di Cioè), di quelle interviste che non mi hanno mai fatto, un po' come fa Matteo B Bianchi sul suo blog. Stavolta, però, copio l'idea da Seya (The Butler Domain), che a sua volta l'ha presa da qui.
Per conoscersi (considerando che le risposte che scriverò qui sotto potrebbero cambiare domani, ma va bene così).

1. Il tuo libro preferito. Non credo sia possibile rispondere. Per nessuno.
2. La tua citazione preferita. Perché se si vuole paragonare la vita a qualcosa bisogna paragonarla a una corsa in metropolitana a ottanta chilometri all'ora - al termine della quale ci si ritrova al capolinea senza più forcine nei capelli! (V. Woolf, Il segno sul muro)
3. Il tuo personaggio preferito di un libro che hai letto. Uccia di Madre, Patria di Bożena Keff.
4. Il libro più brutto che tu abbia mai letto. Due di due di Andrea De Carlo.
5. Il libro più lungo che tu abbia mai letto. Io uccido di Giorgio Faletti.
6. Il libro più corto che tu abbia mai letto. Elogio dell'antropologia di Claude Lévy-Strauss.
7. Il libro che ti descrive. La locandiera di Carlo Goldoni. Ricordo che lo leggevo ed ero felice.
8. Un libro che consiglieresti. Essere maschi di Stefano Ciccone.
9. Un libro che ti ha fatto crescere. Sul tradurre. Esperienze e divagazioni militanti di Susanna Basso.
10. Un libro di un tuo autore preferito. Esperimenti di felicità provvisoria di Matteo B Bianchi.
11. Un libro che prima amavi e che ora odi.  La filosofia di Andy Warhol di Andy Warhol.
12. Un libro che non ti stancherai mai di rileggere. La corsa del tempo di Anna Achmatova.
13. Il libro che in questo momento hai sulla scrivania. (Sempre se ne hai uno :3)
Un cuore meccanico di Paola Buoncristiano.
14. Il libro che stai leggendo in questo periodo. Il movimento gay in Italia di Gianni Rossi Barilli.
15. Apri il primo libro che ti capita tra le mani ad una pag
ina a caso e inserisci la foto e la prima frase che ti salta agli occhi. Robivecchi ambulanti, gli "handrlata" con un sacco in spalla giravano di casa in casaa comprare stracci e rottami (Praga magica Angelo Maria Ripellino). 
16. La tua copertina preferita. Quando eravamo froci di Andrea Pini. 
17. Il personaggio con cui ti vorresti scambiare di posto per un giorno. Margherita de Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov.  
18. Il primo libro che hai letto. I miei primi libri: le letture.  
19. Un libro il cui film ti ha deluso. Il profumo di Patrick Süskind.
20. Un libro dove hai ritrovato un personaggio che ti rappresentasse. Matrimoni gay di Piergiorgio Paterlini.
21. Un libro che ti ha consigliato una persona importante per te.
La volontà di sapere di Michel Foucault. 
22. Un libro che hai letto da piccolo. Il talismano dell'Adriatico di Joan Manuel Gisbert. 
23. Un libro che credevi fosse come la gente ne parlava e invece sei rimasto o deluso o colpito. Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
24. Il libro che ti fa fuggire dal mondo. Sinceramente nessuno, tutti i libri che amo nel mondo mi ci buttano. 
25. Un libro che hai scoperto da poco. La confusione è precisa in amore di Vittorio Lingiardi. 
26. Un libro che conosci da sempre. Piccole donne di Louisa May Alcott.
27. Un libro che vorresti aver scritto. Lolita di Vladimir Nabokov. 
28. Un libro che farai leggere ai tuoi figli. Obrazy Italii di Pavel Muratov. 
29. Un libro che devi ancora leggere. Rovine e macerie. Il senso del tempo di Marc Augé. 
30. Un libro che ti ha commosso. Tutto sull'amore di bell hooks.