lunedì 26 marzo 2012

Eredità





Ad Angelo Maria Ripellino
a ricordo degli anni passati
                  Ettore Lo Gatto
Roma, 15 settembre 1976


Pochi giorni fa vado in biblioteca, al mio amato DISSEUCO (Dipartimento di studi slavi e dell'Europa centro-orientale: capite bene, il Paradiso terrestre per uno slavista) per prendere qualche libro per l'articolo.
La ragazza trova tutti i libri che ho chiesto, me li porta. 
Firmo, ringrazio ed esco.
Fatto qualche passo apro uno dei testi, I miei incontri con la Russia di Ettore Lo Gatto, una magnifica carrellata di racconti privati, testimonianze, amicizie, aneddoti che il più grande slavista italiano di tutti i tempi, nonché fondatore della prima cattedra di lingua e letteratura russa in Sapienza (=la mia), ci regala. C'è molto anche sulla sua lunga amicizia con Muratov - ormai non devo più ricordarvi chi sia.
Sulla prima pagina trovo questa dedica, a penna, così come la vedete. 
Lo Gatto ha regalato il libro ad Angelo Maria Ripellino, suo successore alla cattedra nonché docente e maestro della mia attuale relatrice, con dedica. E io oggi, dopo quarant'anni, ci studio sopra.
Oggi, dopo quarant'anni, non mi accontento di studiare il testo, di scovare le informazioni che mi interessano. Io oggi ripasso le dita sulle stesse pagine che decenni fa i miei maestri hanno toccato, su cui hanno sudato, di cui ci sono ancora le sottolineature.
E' qualcosa di impensabile, di troppo grande per essere racchiuso in un solo pensiero.
Commozione e gratitudine allo stato puro.

5 commenti:

  1. la condivido tutta amedeo...bella emozione, unica quella di toccare oggetti toccati, appartenuti, amati. Passa osmoticamente cose importanti...amore, rispetto,anche un forte senso di vitalità e saggezza che ci attraversa come un sottile filo d'oro a volte visibile altre più sotterraneo..ma che continua ad esistere per chi lo vuole cercare

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  2. Sto pensando al libro elettronico... emozioni perdute.

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    1. Non voglio cadere nel luogo comune, né demonizzare le mitiche invenzioni.
      Ma sì: queste cose si perderanno. Ce ne saranno di sostitutive, e gli slavisti fra 100 anni studieranno le mail mie - perché io sarò un grande slavista! :D

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  3. Eh sì, che emozione eh? aprire un libro e trovare un appunto di mezzo secolo fa, un secolo fa, ma pure più: una delle prime cose che mi è capitata è stata trovare una nota a margine di Rodolfo Lanciani (cliccagogol) su un numero del Bullettino della Commissione Archeologica Comunale fine '800, alla BVE. Nella stessa biblioteca ho trovato, dentro un libro, un cedolino di richiesta del...1935, di Olga boh... pari pari a quelli attuali (vischosità delle pubbliche amministrazioni. Ma per me è normale. Chi fa archeologia lo fa anche perché rincorre le tracce materiali lasciate dagli altri esseri umani che ci hanno preceduto: ciò che ha consistenza materiale sopravvive alla scomparsa delle persone, al loro dileguarsi nel nulla, e l'oggetto materiale costruito dall'ingegno, grande o piccolo, di un essere umano, buca il tempo, e attraverso un tunnel vertiginoso arriva sparato fino a noi. Le parole hanno una vita mediata, talvolta, dalle successive operazioni di ricopiatura, ma ciò che è stato creato materialmente (e anche le parole, se ci mettiamo le iscrizioni, o i papiri e i codici) è un pezzo vero del passato che vive insieme a noi, in un'intersezione di passato e presente alla quale non pensiamo.

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