lunedì 19 marzo 2012

La treccia di Isabella

Un paio di ore fa, di ritorno da Roma, sale sul treno una donna sulla cinquantina, piuttosto affascinante, con una treccia lunghissima fino al sedere color prugna. Carica di valige, dice scusi, permesso e grazie mille a chiunque incontri sul suo cammino alla ricerca di un posto libero in carrozza.
Mi passa accanto e non mi nota proprio. Io sì, ma lei mi supera.

Immerso nelle mie letture, me la ritrovo davanti al momento di scendere. Scende anche lei!
Vedo che mi osserva, poi prende coraggio e mi dice, col suo accento veneto - poi si scoprirà veneziano: "Bellissimi i tuoi anelli. Davvero. E la collana non è da meno."
La ringrazio felice di esserci notati, mentre un ragazzo forse indiano prova ad inserirsi carinamente nella conversazione in un pessimo italiano.
Mi chiede dove abbia preso i miei splendidi gioielli, le spiego di tutta risposta dove si trovi il negozio. Entusiasta, promette che ci farà un salto.
"Sai, all'inizio non li avevo notati. Ad un tratto, lo sguardo mi è caduto sul brillare degli anelli e non ho resistito. Ti ho scrutato." Sorride.
Si chiacchiera ancora un po'. Mi racconta di avere un figlio, 32 anni, in Australia da uno: qui lavorava come bagnino tutti i giorni, lì ora ne lavora soltanto tre e prende di più, curando così anche la passione della fotografia e del surf. Restare o partire? Lei, però, parla di tutto questo con un sorriso pienissimo di speranza e ottimismo. Era bellissima. 
"Non si vive mica solo di lavoro, caro mio".
Torna agli anelli, e mi dice di aver notato il simbolo celtico: lavora come guida in Irlanda 4 mesi all'anno, il resto li passa a Latina, col suo compagno che vuole lasciarla perché non accetta la sue continue partenze. Sorride ancora.

Scesi, le chiedo se vuole un passaggio, visto che è piena di valige e il lamentevole uomo le ha detto di arrangiarsi anche per tornare, visto che è così autonoma. Stava quasi per accettare, ma poi opta per un taxi e io non insisto.
Ci stringiamo la mano, ci facciamo un reciproco in bocca al lupo e sottolineiamo il piacere.
"Piacere, Isabella".
"Piacere mio, Amedeo".
"No, non ci credo. Come mio marito".

7 commenti:

  1. In realta` sei suo marito e ci hai preso tutti in giro per piu` di un anno!XPPP...scherzo!

    Seya

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo ammetto, me derelitto.
      Una donna mi ha incastrato :)
      (tjè, un po' de sessimo ve lo beccate pure da me!)

      Elimina
  2. i casi della vita! ^_^

    il tuo blog è pieno di riflessioni acute. Grazie per condividerle con la rete.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a te di passare a leggermi! Benvenuta!

      Elimina
  3. Che dolce, mi è sembrato di vederla davanti a me, per un attimo. Nel mio treno ci sono solo pendolari grigi, sembrano tanti pinguini tristi :-(

    RispondiElimina
    Risposte
    1. (Sei Matteo di villa, vero?)

      E sai che l'ho rincontrata due giorni dopo alla stazione e ci siamo abbracciati? :)

      Elimina