domenica 6 maggio 2012

Non sprechiamo i saperi né le identità

Sono giorni che cerco di ritagliarmi una lingua di tempo per scrivere questo post, ma non ci riesco mai: ho delle giornate infinite, con infiniti impegni e infinite scadenze, tutte urgenti, tutte importanti ... Stasera cosa faccio: piscio, mangio un po' di marmellata o traduco per domani?
Ormai ho perso quelle parole, quei pensieri. Non avrebbe senso sforzarmi di recuperarle, faccio meglio a seguire un filo nuovo.

Che le donne vengano ammazzate non è una novità. Anche gli uomini vengono ammazzati.
Che le donne vengano ammazzate dai loro compagni, ex, mariti, padri, uomini di famiglia, ahimè, neanche questa è più una novità - e ormai iniziamo a considerarla come un fatto.
Che le donne vengano ammazzate in quanto donne non è una novità, ma sarebbe ora che iniziassimo a rifletterci. Magari anche ad incazzarci.
Più di 50 donne sono morte dall'inizio di quest'anno per mano degli uomini a loro più vicini.
In molti, in moltissimi hanno ancora o il coraggio o la profonda ignoranza di negare che si tratti di omicidi di genere, ovvero della scelta di un uomo di eliminare fisicamente - tu non devi esistere - non l'essere umano, ma la donna che gli sfugge, che gli si oppone, che non resta in silenzio, che decide della propria vita, che compie scelte di identità e non più di subalternità.
Questa volta sono d'accordo con Marina Terragni quando afferma che questi atti non sono altro che i colpi di coda del patriarcato: se non posso più tenerti zitta, se non posso più includerti nelle mie scelte, se non sei parte delle mie decisioni, non so più come percepirmi, il mio posto nella realtà dei rapporti è fuori fuoco, sballato. Ti elimino, e io resto posizionato.

Io non condanno questi uomini, detesto quando ne sento parlare con odio e disprezzo: loro sono i primi a dover essere accompagnati, perché se è vero che questa è una questione maschile e non delle donne, allora sono gli uomini a dover ricevere aiuto: se sono gli uomini a ritrovarsi senza nuovi occhi sulle realtà che cambiano - o che finalmente decidono di prendere parola - sono gli uomini ad avere bisogno di un nuovo sguardo. Si deve collaborare con loro, non sognarne la condanna all'ergastolo. Di questo sono convinto.

Le riflessioni in merito si sono moltiplicate negli ultimi giorni. 
Vi consiglio di leggere questo articolo di Barbara Spinelli, dove si spiega perché questo si chiama "femminicidio" e non "omicidio". E questo post: acuto.

Siamo sempre troppo certi che i femminicidi non arriveranno mai a toccare noi né le nostre care, ma temo che sia un'illusione. Credo davvero che il passo sia breve.
La mia amica che a 24 anni non va in Russia da sola - studia russo con me da 5 anni - perché senza il fidanzato - che lavora per un'impresa edile - i suoi non la mandano. Risultato: ha già rinunciato al sogno di dedicarsi alla slavistica come attività intellettuale, limitandosi a sperare di usare il russo in un lavoro di segretariato. Ed è una delle migliori intorno a me, accidenti.
La mia amica che sogna quanto sarebbe bello fare una vacanza con le amiche ... peccato, ormai è tardi: è fidanzata. 
Forse non verranno ammazzate, forse no. Ma questo è già sbarrare la strada, questo è giù impedire la crescita, lo sviluppo pieno e consapevole delle proprie risorse e delle proprie potenzialità.
Stiamo attenti, stiamo all'erta e garantiamo ad ognuna il suo posto nel mondo.

18 commenti:

  1. Nel caso di queste tue amiche, però, come di tante altre ragazze che ragionano così, la responsabilità è loro. Sono loro che scelgono di non partire per la Russia o di trascurare le amiche per stare col fidanzato. A meno che questi fidanzati non le minaccino o non le costringano (e dal tuo post non ho motivi per pensarlo), sono loro che scelgono di restare al palo. In questi casi, puoi anche "lavorare sugli uomini" finché vuoi, ma il problema resta. Inoltre c'è un altro punto che come donna mi preme: le scelte individuali vanno rispettate e più di tanto non si può (e credo non si debba) fare, anche quando non condividiamo tali scelte. Che ne pensi?

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    1. Sul secondo punto ti chiedo, se puoi, di essere più precisa - scusami, non capisco proprio a cosa ti riferisci.

      Riguardo al primo punto.
      Stiamo attenti a non commettere l'errore classico, in cui anch'io spesso cado: hanno scelto, tant'è. Siamo sicuri che queste ragazze abbiano scelto?
      NOn è vero che la mia amica sceglie di non partire per la Russia, e temo che non sia vero che la mia amica rinunci alle amiche con gioia per un senso di abnegazione verso il suo compagno: queste persone credono che queste siano le loro uniche opportunità. La scelta è tra più alternative, che nel loro sguardo su loro stesse mancano del tutto.
      E' vero, non vengono né minacciate né costrette, ma soltanto su un livello superficiale. Perché quando la tua amica ti racconta che se il suo ragazzo va a trovarla a casa lei non resta mai in una stanza da sola con lui a meno che i suoi non dormano perché "non c'è rispetto", quando ti chiede se secondo te è troppo sconcio se si toglie la maglietta di sopra e resta in magliettina ché sul treno si schiatta, quando si scandalizza perché qualcuna lascia che il marito o i figli maschi collaborino nelle faccende - e stiamo parlando di una persona che prende parte ai classici discorsi profemminismo e robe così, a parole - ecco, lì capisci che ci è diventata così, che è stat educata così, e ora le è difficile vedersi diversa.

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    2. Concordo abbastanza con Ilaria: tutti veniamo educati in un certo modo e prendiamo una strada: io, la tua amica, tu. Sta a noi cambiare, mettere in discussione ciò che ci è stato insegnato se vogliamo davvero farlo, se i valori che ci hanno trasmesso ci "stanno stretti". La tua amica è cresciuta con valori "tradizionali" evidentemente, tu puoi aiutarla a metterli in discussione ma sta a lei volerlo fare

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    3. Da una parte vi capisco, e concordo - non è la prima volta che mi sento dire "Dai troppa responsabilità al contesto e poca fiducia al soggetto". Da un'altra, però, non vi capisco.

      Per capire che alcuni valori ci stanno stretti bisogna che ci immergiamo in modo aperto, con ascolto, ad occhi aperti in possibilità più larghe. Bisogna vedere ed accettare che esistono posizioni più comode della nostra per scegliere di abbandonarla per la nuova, no? Ecco, io non trovo che sia così facile.
      SOno certo che in parte sia io a de-responabilizzare troppo le persone, ma dall'altra credo pure che non tutt* abbiamo la stessa forza di volontà, le stesse energie negli stessi momenti della vita; magari qualcun* arriverà a liberarsi da costrizioni solo nella vecchiaia, altr* fin dall'asdolescenza. E credo che non sia soltanto voglia, ma che si tratti anche di moti dello spirito che in un certo momento non riusciamo a seguire.
      Voglio dire: si tratta di persone che studiano, studiano ciò che amano, a Roma e non in un paesino, di realtà varie e variegate ne vedono. Eppure, se continuano a restare incastrate in alcune strettoie - soffrendone, si vede - vuol dire che una certa libertà di scelta gli manca. O, perlomeno, la sentono addosso.

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  2. "SOno certo che in parte sia io a de-responabilizzare troppo le persone, ma dall'altra credo pure che non tutt* abbiamo la stessa forza di volontà, le stesse energie negli stessi momenti della vita; magari qualcun* arriverà a liberarsi da costrizioni solo nella vecchiaia, altr* fin dall'asdolescenza. E credo che non sia soltanto voglia, ma che si tratti anche di moti dello spirito che in un certo momento non riusciamo a seguire." Amedeo

    Mi pare ovvio che sia così, ognuno di noi ha un temperamento diverso, una diversa inclinazione al rischio e un diverso atteggiamento rispetto al cambiamento. e ognuno nella vita fa (o non fa) il suo percorso. Ho fiducia che se davvero la tua amica inizia a vivere con sofferenza i valori tradizionali in cui è stata cresciuta prima o poi piano piano cambierà, tu puoi aiutarla ma il gran passo deve farlo lei se ha la forza e la volontà di farlo. Scusa se mi ripeto (magari compio l'errore opposto al tuo: dò troppa fiducia al soggetto, ma la vedo così)

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    1. Niente scuse: spiegato così suona molto meglio, sono d'accordo. :)

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    2. cioè: ognuno nella vita fa (o non fa) un certo percorso piuttosto che un altro, un percorso non sempre lineare, si possono avere paure, timori, ripensamenti, rimorsi, rimpianti..insomma è una cosa complessa. Spero di spiegarmi..non so

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  3. Io sono fortunata. E forte.
    Fortunata perché sono fidanzata con un uomo splendido, pieno di difetti meravigliosi. Sono partita in Erasmus per 9 mesi dopo 3 anni che stavamo insieme e in quei nove mesi ci siamo visti 9 giorni in tutto (per Natale e per San Valentino) e nei 4 di Natale avevo la varicella, quindi non contano quasi. Ora faccio un corso quasi tutti i finesettimana in un'altra città e spesso sono troppo stanca per vederlo. Anche lui lavora e tanto, anche nei finesettimana perché è un fotografo. Capita che non ci vediamo anche per una settimana anche se abitiamo a 10 km di distanza! E lui mi sprona mi dice di fare, di non perdere occasioni, di impegnarmi al massimo perché non vorrà mai sentirsi dire un giorno "non l'ho fatto per causa tua". Ci ridiamo sopra dicendo che siamo "single col fidanzato-a ". Rispetto e fiducia. Su questo ci basiamo e costruiamo il nostro futuro. E sono forte perché resisto a questa situazione senza abbattermi e senza cedere, è faticoso, lavoro tanto e studio e vorrei riposarmi, ma voglio dare il massimo adesso per me e per essere la nostra futura famiglia una donna piena e soddisfatta. Perché così saremo felici.

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    1. Che boccata d'aria fresca! Grazie! :)

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  4. Col mio secondo punto intendevo dire esprimere il mio "fastidio" per il fatto che si cerchi di imporre dei modelli visti come positivi in quanto contrapposti ai modelli tradizionali, come se la bontà o meno di uno stile di vita stesse nel modello e non in come la persona lo vive. Esempio: hai elogiato la situazione di Marina Marea e criticato invece la tua amica. La prima segue un modello che mi pare tu ritenga "liberatorio" per le donne, il modello della seconda è ritenuto tradizionale, retrogrado e castrante. Questi sono giudizi a senso unico. Io mi oppongo a questo. Rivendico che una persona (donna o uomo che sia) possa sentirsi meglio nel secondo modello senza che questo significhi necessariamente che è un poveretto/a che ripete acriticamente una dinamica tradizionale. Certo, a volte è così, ma non per forza. Oggi se una donna, magari laureata, colta, con un buon lavoro, sceglie di fare la casalinga, rischia di venire pesantemente criticata da persone che in buona fede ritengono di sapere meglio di lei quale sarebbe il suo bene, la giudicano come asservita a una cultura retrograda eccetera. Be', per me non è così. Prima la persona. Per il resto son d'accordo con Paolo.

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  5. Maddavvero? Non va da sola perché non la mandano se non con il fidanzato? a 24 annni? Non può uscire con le amiche perché ha il fidanzato? ma tutte tu le trovi :) o così indietro sono andate le ventenni?

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  6. @Paola
    Già, tutto vero. A parte il fatto che, precisazione, non è che non può uscire senza fidanzato ma evita di fare vacanze con amiche perché è qualcosa che solo le single fanno! Non sarebbe visto bene o.O
    E ti dirò: la mia amica è solo un esempio, ti assicuro che sento dire questo da molte ragazze. E' preoccupante, sì.

    @Ilaria
    Precisiamo un po' di cose, sennò non ci capiamo. :)
    1. Retrogrado sì, castrante sì, ma tradizionale no, non l'ho mai pensato. Non ce l'ho con la tradizione, anzi: mi sento molto a disagio quando a priori viene bandita, derisa, cancellata. Esempio pratico: la mia ultima storia è finita proprio perché il mio ex voleva impormi, o convincermi, che la coppia monogama è retrograda, passata, chiusa e schiava a priori (era molto più complessa e interessante, ma le conclusioni sottese queste erano). Mai avuto pensiero più lontano da questo, e per questo mi sono opposto, fino a lasciarlo.
    Credo che la tradizione, se intesa come buon senso e guida personale, sia straordinariamente utile. Siamo d'accordo.
    2. A te sfugge una cosa: io SO come la viva la mia amica, la cui realtà quotidiana osservo da anni. E ti garantisco che ne soffre, moltissimo - e trovo ingenua, scusatemi, la vostra affermazione: "Se le pesasse si ribellerebbe". Magari fossimo tutti così pronti e lesti!
    Lei se ne sente a disagio, ma non sa davvero da che parte cominciare.
    Ariesempio concreto: mia sorella lavora da più di dieci anni, e quasi due anni fa ha avuto un bambino. Non immagini quanto le sia pesato dover tornare a lavoro quando il figlio aveva 3 mesi, dice sempre: "Se potessi permettermelo mi prenderei qualche anno di stop, o forse non lavorerei proprio". E io sono felicissimo di sentirglielo dire: sento le passioni, i progetti non realizzati/realizzabili, le speranze, le tensioni che mia sorella nasconde dietro quelle parole. E soprattutto: intorno a lei ha persone che la sostengono in tutte le sue scelte.
    Qui parliamo di genitori che non permettono alla proprioa figlia di formarsi - cazzo, viaggerebbe per formazione, non per hobby! - e di conseguenza di costruirsi certezze, nonché una personalità gratificata, e non repressa.
    Per favore: non mi venite a dire che "forse le va bene così". Di certo non vado a smontarle a pezzi la vita, ma accettiamo che sia un ostacolo, visto che non è una scelta. Ma una non scelta. Per favore.

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  7. Be', proprio perché non conosco la tua amica, io ho fatto comunque un discorso generale, che non riguardasse solo lei (poi comunque se tu ne parli in un post, è normale che si possa commentare anche su quello).
    Ma soprattutto, io non dico che "le va bene così". Dico che se non le va bene, l'unica che può risolvere la sua situazione è lei. Per quanto si invochino cambiamenti culturali, adozioni di leggi a tutela di questo e quello, sta di fatto che tocca solo a ognuno/a di noi in prima persona decidere se restare in una situazione che ci opprime o se invece ribellarci pagando il prezzo che ci sarà da pagare. Ascoltando i racconti di mio padre, di mia madre, delle mie nonne questo fatto mi è sempre risultato chiaro: anche loro (ognuno e ognuna per cose diverse) hanno dovuto decidere se praticare o no strappi verso i genitori o verso altro; chi ha trovato in sé il coraggio di farlo, chi no. In questo, ognuno è artefice della propria vita e nessuno può prendere il suo posto. Sono d'accordo sul fatto che occorra comunque essere sempre in prima linea nel difendere o nel proporre nuovi diritti, nuovi modelli culturali e così via. Ma non accadrà mai (SPERO) che la società sceglierà per noi individualmente. Nel caso della tua amica, se lei non trova in sé la forza per ribellarsi (pur essendo colta e laureata, pur essendo maggiorenne ecc.), ne pagherà purtroppo le conseguenze; non puoi incolpare la società e neanche i suoi genitori. I suoi genitori hanno tutto il diritto di pensarla così; lei essendo maggiorenne potrebbe partire lo stesso, nessuno potrebbe fermarla. Non dico che sia facile, sarebbe molto difficile; dico solo che potrebbe; se non lo fa è comunque una sua scelta. Non possiamo pretendere di avere una società in cui fare delle scelte esistenziali non comporti dei prezzi, secondo me. E' sempre stato così e così deve essere. Poi questa è semplicemente la mia opinione, posso anche sbagliare ma io la vedo così.

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    1. sono d'accordo, Ilaria. Non voglio risultare antipatico ma ci sono state epoche e ci sono Paesi e ci sono ancora oggi delle situazioni familiari in cui i figli e le figlie "ribelli" corrono rischi altissimi (violenze fisiche, in qualche caso la morte)..credo e spero che l'amica di Amedeo non sia in una di queste situazioni..la cosa peggiore che può capitarle è, immagino, un brutto litigio coi suoi genitori, sta a lei trovare il coraggio di affrontarlo. Comunque una cosa su questo: "ma evita di fare vacanze con amiche perché è qualcosa che solo le single fanno! Non sarebbe visto bene"..bè si può anche dividere le ferie in due: un pezzo col ragazzo, un altro con le amiche. Fermo restando che ognuno si gestisce le ferie come gli pare

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  8. @Ilaria
    Mi sono riletto il mio post e non mi pare di aver mai scritto di volere né di essere in diritto di scegliere per lei, né tantomeno di intromettermi nelle sue decisioni - fatto salvo per consigli sinceri, ma questo è essere amici, e siamo d'accordo.
    Certo che è lei l'unica a poter dare una sterzata, ma come suo amico, ma prima ancora come cittadino, io mi devo chiedere perché qualcosa succede o non succede. Io mi devo chiedere da cosa dipenda la scelta di una ragazza apparentemente libera, colta, davvero in gamba, di non puntare i piedi e andare a visitare il paese a cui dedica ogni suo giorno di studio perché i genitori la affidano, letteralmente, al fidanzato. Trovo la tua interpretazione del libero arbitrio un po' ingenua.
    Come trovo ingenuo, @Paolo, il tuo raffronto con paesi che stanno peggio. Posso dire: chissenefrega? Io non posso farmi andare bene né sminuire una dipendenza di una persona libera - che libera dovrebbe essere, da come voi parlate - solo perché qui, male che vada, non si realizza, mentre altrove verrebbe lapidata! Io non voglio accettarlo.
    E non parlo delle singole scelte, quelle sì che le accetto, a cuore stretto ma le accetto; parlo del vostro tentativo di convincermi che "le regole del gioco sono queste, ci penserà lei se avrà la forza".
    Il mondo non può essere una giungla.

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    1. Forse la tua amica ha semplicemente paura di litigare coi suoi (escludendo che condivida i loro "valori"). Ma perdona la curiosità: il suo fidanzato in tutto questo cosa fa? se vede che la sua amata è infelice spetterebbe a lui il compito di incoraggiarla ad affermarsi, di aiutarla (persino accompagnandola in Russia se on c'è altro modo magari in estate..avrà delle ferie anche lui o no?) prima ancora che a te

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    2. Ottima domanda, la cui risposta ti permetterà di capire.
      Il suo fidanzato è una persona molto buona, ma esageratamente all'antica. Umile, semplice fino all'osso, lavora come un ossesso e una delle uniche due vacanze insieme che loro hanno fatto (in 6 anni) è stata con i capi di lui = età media 60. E non 60 anni interessanti, ma 60 anni di imprenditori magnaccia senza un filo di interessi. Lui è proprio l'ultimo a vedere dei problemi: studi, ti sposerai con me, se proprio vorrai lavorerai sennò meglio te ne stai al focolare con i nostri figli: non sei felice?
      Proprio per questo io dicevo a te e ad Ilaria che non è così facile dire "se vorrà ...", perché VOLERE, quando si è immersi in un contesto così degenerante e compatto nel dirti "QUesto è. Punto. ALtro non ce n'è", è dura.
      Ma vabbè, di sicuro avete ragiione a dire che solo lei puà agire, questo è certo. L'importante è continuare a farle vedere altro.

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  9. Bè Amedeo il contesto che mi racconti è veramente difficile: i vacanza coi tuoi datori di lavoro??? Mi vengono i brividi solo a pensarci. (anche se il fatto che lei si sia innamorata di un ragazzo all'antica mi fa pensare che lei tutto sommato certi valori, che potremmo definire in maniera forse troppo spregiativa "piccoloborghesi", li ritenga "giusti" o comunque non se ne voglia distaccare), tu continua a mostrarle altro..mi sa che di più non si può fare

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