domenica 29 luglio 2012

Gopak

Quante cose devo recuperare in queste vacanze ...
Gopak, danza popolare ucraina.


sabato 28 luglio 2012

domenica 22 luglio 2012

Estate sudata, breve, ma arrivata

La mia breve estate ha finalmente avuto inizio.
Ieri. Dopo aver deciso che rimanderò l'ultimo esame.
Ebbene sì. Confesso. Ho peccato.

Non mi ero neppure posto la domanda "Ce la farò in così pochi giorni a preparare qualcosa di decente?", fin quando, confrontandomi al telefono con un'amica di corso, non ho realizzato che di quello che stavo scrivendo non avevo capito nemmeno l'inizio.
Proprio, sai, le basi-basi. Avevo fatto buone traduzioni, trattandosi di testi di linguistica, quindi una volta acquisito il lessico giusto non è nulla di troppo complesso, anzi, è abbastanza meccanico, ma il resto del dossier da consegnare sarebbe stata una totale improvvisazione. 
A questo punto, mi sono detto, perché angosciarmi così, perdere quell'ultimo filo di energie rimastomi e rischiare di fare una pessima figura? No, aspetterò settembre e lo sosterrò con altri due esami.
Quindi: vacanza!

E quanto è vero che ho le occhiaie, trascorrerò questi giorni a leggere. Da due mesi a questo parte non ho fatto altro che leggere per esami, ricerche, test, documenti universitari, studiare, studiare e studiare. Ho un mesetto per recuperare tutti i miei libri abbandonati. Aria, finalmente.

Voi cosa farete in estate? Cioè, nell'agosto rimasto?
I miei programmi sono questi:
- finché sarò a casa, leggere leggere leggere dormire dormire dormire. Un paio di giorni di mare per togliere il pallore. Vedere gli amici che mi chiamano per chiedermi se sono già partito oppure morto. -.-"
- 1-7 agosto: Marsiglia. Io e amica andiamo a trovare un amico erasmus marsigliese. Mi girerò un po' di Provenza, non dovrebbe essere niente male.
- tornato, salirò su a Pordenone/Trieste/Slovenia con Darietto mio. Qualche giorno solo per noi.

Sì, mi piace. Confermo.

mercoledì 18 luglio 2012

Tagli e parrucche

Due giorni fa mia nonna è morta.
Ad 84 anni, dopo questi ultimi anni felici e questi ultimi mesi ferma nel letto. Siamo tutti sollevati, tutti sereni.
Devo ad Andrea se oggi ho partecipato al suo funerale, se non ho preso a fare la mia solita analisi pidocchiosa di tutti i comportamenti dei presenti, ad accettare in maniera più morbida anche le brutte facce, le indiscrezioni, le ignoranze, le cose che avrebbero potuto evitare in molti. Perché ho sfruttato l'occasione per osservare e confermare che tutti, tutti abbiamo bisogno di riti. 

Riti che ci uniscono, che ci fanno sentire un collettivo che spesso non c'è, o non c'è più.
Riti di ogni genere.

Mi è venuto su un grande sorriso quando, pochi minuti prima di chiudere la bara della nonna, mia madre, sua sorella e qualche altro parente erano lì, accanto a lei, evidentemente a sostenerla, ad accompagnarla. Aspettavano che lei arrivasse da qualche parte, e nel frattempo si intrattenevano, forse dimentichi di dove fossero.

Non provo dolore, soltanto dispiacere per non poterla vedere più.
Impressionante e inaspettata la sensazione provata nel momento in cui mi hanno comunicato della sua morte: nessun palpito, nessuna ansia, ho solo sentito e visto uno zac, un crac, un filo che si spezzava. In totale pace e serenità, uno dei miei lampioni si era spento. Io vedevo lo stesso, ma distinguevo benissimo quello spazio vuoto. Un altro sorriso.

Sono convinto che se si spegne, spezza o rompe qualcosa da una parte, bisogna presto creare altrove. Nonna muore? Allora io mi taglio i capelli, accetto la borsa ad Irkutsk e faccio un altro tentativo di recuperare con mia madre, tiè! Oggi so' matto.

Ciao, nonnina. E chi ti si scorda così?


domenica 8 luglio 2012

Le pieghe

Qualche giorno fa, con poche parole, mi sono chiarito un pezzo di infelicità degli ultimi mesi.
Mi sentirei un ingrato a definire questo un periodo infelice, triste, un brutto periodo, insomma - ho talmente tanto tra le mani che soltanto per riorganizzarlo e capirlo impegnerei mesi. 
Ma sicuramente ho dei buchi neri, un paio di vuoti cosmici che talvolta mi capita di sfiorare e che allora mi fanno precipitare in quella mezza giornata nera. Poi passa, ma ora comincio ad essere stanco, cominciano a succhiarmi via energie che vorrei impegnare in altro. 
Un cerotto qui, un massaggio lì, una cura lì, un palliativo lì, alla fine non sarò mica tutto rotto?

Eppure è bastato poco a dare un senso a tutto. Perché la cosa è questa, poi: l'importante non è mica tanto stare bene sempre e subito, ma almeno capire cosa ci succede, saperlo indagare, saperci porre le domande giuste. Le risposte - mah.
Ho conosciuto molte persone negli ultimi tempi, moltissime. Alcuni sono ormai cari amici, altri sono interlocutori interessanti e saltuari, altri semplici conoscenti, altri innamoramenti flash e intensissimi, altri ottimi amanti. Ma pochi tra questi sono riusciti a problematizzarmi, con pochi sono riuscito a problematizzare il mondo.

Ho scoperto un piccolo segreto di me che viveva nel buio. Desidero che le persone che mi sono vicine mi articolino, mi rendano complesso. Che mi rendano complesse le situazioni, le scelte, gli sguardi, che li moltiplichino, li ammorbidiscano, li edifichino. 
Complesso come un'orchestra, un buffet, una poesia. Ordinato e ragionato, ricco ma non affettato. Corposo. 
Vorrei parlare con ogni piega di ognuno, e vorrei srotolare tutte le mie.
E quando parlo di pieghe non smette di venirmi in mente questa: