giovedì 30 agosto 2012

La gonna di mio padre

So che avrei ancora un resoconto di viaggio da farvi, era previsto per oggi, ma c'è una notizia che  catalizza completamente la mia attenzione.
Qui il Corriere.
Germania. Un bambino di cinque anni si rifiuta di indossare abiti maschili, in particolare pantaloni, manifestando una preferenza per gonne e altri accessori da donna. Il padre, per solidarietà e responsabilità sociale, fa lo stesso. Si schiaffa una gonna rossa e passeggia con suo figlio per la città, destando sbigottimento, incredulità, talvolta consenso.

Prima di ogni altra cosa, ci tengo a mettere in evidenza l'attività intellettuale di Alessandro Dell'Orto, giornalista (!) del brillante e trasgressivo quotidiano Libero, che sull'argomento è riuscito a pubblicare questo.
Sintesi: i gay non sono gay ma recchioni. Recchione è male. L'esempio da seguire è Vito Catozzo, esilarante personaggio anni '80 di Drive In., che muoveva l'Italia al riso con bombe di comicità come «Se io saprei che mio figlio mi diventerebbe  un orecchione, porco il mondo cane che c’ho sotto i piedi, vivo me lo mangio, vivo me lo mangio».
Geniale, no?
La cosa più divertente è che il giornalista non si rende conto - forse nemmeno Faletti, ai tempi - che quel personaggio sarebbe risultato davvero sovversivo per un pubblico colto, educato al genere, alla sessualità, cosa che di certo gli italiani '80 non erano.

Mi chiedo sinceramente: questo padre è un buon esempio educativo?
Dubbi al riguardi ne ho, ammetto, per una sola ragione: per sperimentare con la propria identità, e quindi con tutti i simboli che la compongono, serve consapevolezza, e una certa dose di sfrontato coraggio, in molti casi. 
Mi domando se le azioni, benevole, di questo padre non rischino di gettare il bambino in un'arena. Se in situazioni meno eccentriche l'avrebbero probabilmente deriso, non è che così lo sbranano?
E' come dargli in mano un accendino per fargli osservare i giochi e i colori della fiamme senza avvertirlo che se troppo vicino al gas esplode.
Forse sarebbe meglio, per ora, garantirgli questa libertà di scelta, di gusti, di sperimentazione in casa, in situazioni familiari, protette, fargli prendere confidenza con i suoi desideri in modo più graduale. O forse no.
Mi ricorda molto questo, per ammirazione e perplessità.

In ogni caso mi sono commosso.
In ogni caso stimo profondamente questo padre. Il suo mi pare un vero gesto d'amore.
Resto convinto che per cambiare davvero le cose bisogna metterci la faccia, anche un po' la faccia da culo. Magari esistono percorsi meno violenti, o magari questo si rivelerà eccellente. L'importante è provare, tentare, rischiare, anche. 
Scardinare i simboli e le ideologie è la nostra unica possibilità di farci sentire nel mondo.

17 commenti:

  1. ciao Amedeo e bentornato. Perfettamente d'accordo con te. Giusto o sbagliato che sia, se il gesto non è stato dettato da esibizionismo, è comunque un bellissimo esempio d'amore. un saluto.
    Libero come al solito è vomitevole...ma questi sono i giornalisti che ci meritiamo.

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    1. Ciao Andrea!
      Appena ho un momento passo a leggere da te ;)

      Su Libero sono d'ccordo. Tuttavia, resto sempre basito nel pensare che questa attività scrittoria (giornalismo no, non ce la faccio) all'estero sarebbe da reclusione. E' una testata, mizzica!

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  2. mi chiedo se questo padre avesse avuto una figlia che chiedeva la "solita" Barbie gliel'avrebbe comprata oppure no perchè era "troppo tradizionale"?..comunque non sono affari miei, ognuno educa i propri figli come vuole anche se devo dire condivido le tue perplessità: forse sarebbe stato meglio iniziare in un ambiente più protetto
    Non so, la mia paura è che rendendo pubblica questa foto il bambino si trovi al centro di battaglie molto più grandi di lui e che andrebbero combattute da adulti o comunque quando si è più grandi. Ma magari mi sbaglio e va tutto bene

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    1. che Libero sia vergognoso va da sè

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    2. insomma se mia figlia piccola si mettesse per gioco i il rossetto e gli ombretti di sua madre certo non avrei niente da ridire ma non la farei uscire così. non sono abbastanza moderno?

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    3. Paolo, la storia è un'altra.
      Questo padre non ha deciso di proporre, né tantomeno imporre, a suo figlio una trasgressione che lui ha pensato, bensì si è limitato a seguire le richieste del bambino.
      L'esempio dei trucchi per una figlia non regge: se lei vuole giocarci va benissimo. L'importante è che se lei non ne vuole sapere e vuole rasarsi i genitori l'appoggino.

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    4. certo che se il bambino non ne vuole sapere di pantaloncini, meglio farlo uscire col prendisole che tenerlo in casa. spero che oltre a seguire le sue richieste gli spiegherà anche com'è la società in cui il bambino dovrà vivere e di cui presto si renderà conto

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    5. far giocare un bambino col rasoio non mi sembra prudente, ma ho capito cosa vuoi dire e per me non ci sono problemi, ma come fai notare anche tu è bene spiegargli che in casa è una cosa, fuori è un'altra, mi spiego: se il mio bambino insiste per vestirsi col prendisole io lo vesto, ma siccome siamo animali sociali e degli altri non possiamo fare a meno nel bene e nel male, vorrei anche prepararlo alle eventuali reazioni degli altri, in particolare dei coetanei

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  3. Bah, chi lo sa.

    Tu sai bene quanto io tenda al compromesso e alla moderazione (forse, alle volte, anche troppo in questioni di genere come queste), ad ogni modo non riesco a non attingere al mio retroterra, alla mia stessa storia e vedere che, tutto sommato, mia madre per molti versi ha agito nello stesso modo: si è limitata a seguire le richieste del suo bambino.
    Ora, io non so dire e non ho mai voluto indagare lo spirito che l'aveva spinta a lasciarmi uscire di casa con le scarpette di danza classica (Amedeo, smettila di ridere! Non immaginarmi ora...), con i capelli legati in tante code o treccioline fermate all'estremità da tante perline colorate [SIC!!] o, addirittura, con un nastro da ginnastica artistica la sera di Halloween, fatto sta che chi aveva da divorarmi mi avrebbe divorato lo stesso, chi aveva da ridere l'ha sempre fatto, e chi non l'ha mai fatto non l'ha fatto neppure in quelle occasioni. Chissà qual è, invece, la situazione di provenienza del bimbo.

    Mi sono spesso domandato - come già sai - se dei divieti relativi alla mia condotta mi avessero assicurato meno difficoltà. Spesso - e sai anche questo! - mi racconto e mi metto io stesso in celia per le cose che facevo e che mi venivano accordate quand'ero un bambino, e spesso mi chiedo dove fosse mia madre in tutto questo, come le saltasse in mento di lasciami uscire con le scarpette di danza classica per andare a fare la spesa. Voglio dire: mamma? hallo?

    Il tuo post mi fa riflettere.
    Per quanto la mia sia solo una constatazione soggettive e che si rifà a me in toto, direi che né allora né oggi rintraccio davvero un'aggravante in quelle scelte appoggiate da mia madre. Ho un bel ricordo delle mie giornate con le scarpette, sia in casa che fuori porta; ho un bel ricordo delle mie treccioline colorate, e anche un sensazione di essermi sentito un fico pazzesco agitando sconclusionatamente il nastro da ginnastica artistica in piazza, alla festa di paese di Halloween. :)

    Non so se mia madre fosse o meno consapevole della situazione in cui mi sarei potuto impantanare o delle etichette di cui mi sarei potuto inzaccherare nel tempo. Questo non lo so... ecco perché, forse, non parlerei di "esempio educativo", almeno nel mio caso.
    Come dici tu, certe cose, perché siano profondamente educative debbono essere comprese nella loro complessità, io non avevo certo i mezzi. Tuttavia, il buono che ne ho tratto è stata una prima vittoria verso quello che è il pregiudizio esterno e l'opinione altrui L'accordo della mia mamma è stata la mia forza nei giorni a seguire.

    Non penso sia educativo, ma penso sia corroborante e edificante. :)

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  4. Oddio, Ame... che noja! Scusa!! Il prossimo sarà più corto! Giuro! -.-"

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    1. Dario, quale noia e quale scusa?!
      Ti ringrazio molto della riflessione, davvero gradita. Ci sto pensando molto.
      Forse avete ragione voi.

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  5. Quanto adoro quelli senza figli che mi diventano tutti fini pedagoghi (un paio mi hanno fatta nera questo weekend, ma che je devo dì). il padre è un grande e sta facendo il suo dovere educativo, iniziare il figlio alle reazioni del mondo esterno senza forzarlo a farlo in pantaloni e asssociandosi a lui per fargli compagnia e sostenerlo mentre prende coscienza.
    Insomma condivido i tuoi elogi ma non le tue perplessità. E oi hai mai visto quanto sono bonazzi quei vigili dei mari del sud con la camicia inamidata, candida e gallonata all' inglese e sotto il sarong?
    Infine, ti sei letto l' ultimo post di Marco The Queen Father?

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    1. Meno male che ci siamo anche noi senza figli a parlare dei figli, perché sennò sai che palle tra voi! Intendo che sareste delle palle vere per i figli stessi. Come se sui froci parlassero solo i froci - la morte.
      Mi piace molto l'idea di iniziare un figlio alle reazioni. Forse è vero. Forse il bambino non ha bisogno, o non necessariamente, di essere messo in guardia, ma si mette in guardia da solo, quindi si emancipa.

      I bonazzi, con tutto lo sforzo amore mio, non li acchiappo nella mente. In ogni caso mi fido: il sarong fa proprio "alza la gonna (a ciccio de sellero!) e divertiamoci!"

      Vado a leggermi Marco, che ho trascurato ultimamente ;

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  6. Eh, appunto, Mammamsterdam ha colto il punto, che era anche quello de "Il cortegiano" di Baldassarre Castiglione: il quale esortava i lettori ad essere un po' conformisti, ad adattarsi ai costumi del paese in cui si trovavano, e ad evitare di ostentare costumi (acconciature, abiti, etc.) stranieri, e quindi strani, allo scopo di non sembrare irriguardosi nei confronti degli altri abitanti. Detto in altro modo: la prima cosa che mi è venuta in mente guardando quella foto è stata che per molto più tempo e in molti più luoghi gli uomini hanno portato le gonne, e non i pantaloni. Adesso attacco la sfilza dell'antichità euroafroasiatica, ma anche i medievali calzoni erano coperti da una gonna. E oggi? In Europa resiste il costume nazionale scozzese, altrove gonne a iosa, compreso il pareo da uomo che una mia ex-migliore amica mi portò dalle Maritius, per dire. Ma, appunto, banalità per banalità, essendo solo questione di contesto, è giusto esporre tuo figlio all'ostilità dei compaesani solo per vaccinarlo? Non so. Peraltro, io l'abitino rosa-barbie che mi sembra di vedere nella fotografia a una bambina non l'avrei messo, e nemmeno a un bambino. A proposito, nella mia infanzia, mi ricordo che nel soggiorno di mia nonna c'era uno stupendo ritratto bianconero di un bambino riccioluto di tre anni, vestito con un abitino a falpalà: era mio padre, e alla domanda perché mia nonna gli avesse fatto indossare una gonna, l'interlocutrice mi rispondeva: "perché allora usava così". Era il 1921.

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  7. Io lo trovo un grande.. Bambino fortunato..

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  8. Solo il padre ed il figlio conoscono la loro faccenda. Ed "ogni una" differisce dall'altra. Per dire che un esempio se cerca di diventare regola allontana anziche', ok?
    Tanto se non e' una gonna e' un atteggiamento.
    Nel frattempo, ok, bisogna anche conviverci, tra noi, ma non vuol dire per forza castrarsi e subire tutto e tutti.
    Quel padre e' a mio avviso cintura nera di palle e amore, chi non avverte prima quello della gonna mha'. Nell'amore non c'e' mai peccato se non negli occhi di chi guarda, per me.
    E poi 'sto mondo di regole inutili e conformismi ha scassato le palle, e' tempo di evolvere e senza provocazioni sane non ce la si fa. Domani gli fotto una gonna a mia moglie, che tanto (vedi il destino) pur potendo non le usa mai.

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    1. Ciao!

      Ti ringrazio per il commento, che apprezzo moltissimo.
      Cintura di palle e amore è perfettamente ciò che avevo in testa. Ciò che vedo per primo - e che continuo a vedere per ultimo, dopo qualunque tentativo di confutazione - in questa storia.
      Tanto coraggio e tanta voglia di contribuire al bene.

      Già, tua moglie è una vera ingrata. Può e non lo fa.
      Falle vedere tu quanto tragressivo sai essere! ;-)

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