giovedì 6 settembre 2012

Non siamo conniventi

Stasera è una di quelle sere in cui stare un paio d'ore in giro per i blog fissi mi rende felice.
Vedo che ci sono idee, informazioni, proposte, richieste, consigli, sfoghi che girano per il mondo, a cui anch'io posso partecipare, a cui anch'io posso contribuire.
Il post di oggi, che avrei scritto comunque, ha un significato più forte dopo tutti questi blogdibattiti.

Tardo pomeriggio.
Treno.
Sale una donna che chiede molto gentilmente: occupato? Sì, perché non so come funzioni nelle altre parti d'Italia e del mondo, ma sui treni regionali del Lazio è molto di moda occupare 2-3 posti per far sedere persone che magari sono ancora in metro o sono appena uscite da lavoro, così quando arrivano passano fiere davanti a te che sei arrivato 10 minuti fa sudato perché correvi per trovare un posto e si siedono.
L'ho fatto anch'io al primo anno di università. Anch'io ho peccato. Dopo aver ricevuto una lisciata da un signore ho smesso, e meno male.
La signora chiede, un ragazzo: è occupato.
Lei: Chi c'è?
Lui: Sta arrivando.
Lei: Chi?
Lui: Un'amica.
Lei: Dov'è? Qui fuori dal treno che fuma o dove?
Lui: In metro.
Lei: No, allora. Non si può fare. Io le do de minuti dopodiché mi siedo.
Lui: Ma scusi, so anni che viaggio, ho sempre fatto così mo arriva lei e se la prende proprio con me de tanti che lo fanno?
Lei, sempre educata ma risoluta, con voce forte: No, guardi, io me la prendo con tutti, pensi un po'. Ogni giorno litigo con qualcuno, e mi sta bene così.
Lui: Ma scusi, ma perché? Sta arrivando, vada più avanti e si cerchi un posto, no?!
Lei: Più avanti non c'è, non vede che questo treno è pieno come un uovo? E poi è principio: non è un Intercity, io arrivo io mi siedo. Punto.

Lui fa storie, lei si attacca con una che prova a lamentarsi. 
Passano i due minuti. Lei afferra lo zaino con cui il ragazzo occupava il posto, glielo schiaffa decisamente in mano e ringrazia.

Al momento di scendere, io e la donna ci troviamo fianco a fianco e io le dico che mi è molto piaciuta, che apprezzo molto il suo coraggio. Io, purtroppo, soffro molto della paura di venire attaccato, di arrossire e sudare come un maiale dall'ansia, perciò non faccio mai ciò che vorrei fare al suo posto.
Lei: Bisogna farlo, bisogna farlo. Se non ci si oppone alle piccole cose, se non si parte da qui, si finisce per diventare conniventi. Io non voglio.

9 commenti:

  1. Io non sarei stata così diplomatica, cavolo.

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    1. La sua forza è stata proprio lì, in realtà!

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  2. Straordinaria la signora! Ha fatto benissimo, essendo nel giusto. Hai ragione sulla possibilità o meno d'intervenire o meno. Dipende anche da chi hai di fronte.

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    1. Già.
      Parliamoci chiaro: a volte mi trovo di fronte dei santantoni che con uno schiaffo mi tirano giù dal treno - e dico schiaffo e non urla perché ce ne sono che prendono e picchiano, e lo sappiamo.
      Un occhio aperto va sempre bene.
      Tenaci e attenti. :-)

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  3. Ricordo quando una signora con valigioni teneva occupati due posti su un treno pienissimo. "è occupato?" "ci sono le valige" "gliele metto su" "no" "ha pagato il biglietto per le valigie?" "no, il mio" "ecco vede, io l'ho pagato, quindi ora prendo le valigie e le metto fuori dal vagone o su, scelga lei" "non riesco a tirarle giù e poi ci sono cose fragili" "non si preoccupi gliele metto giù io prima di scendere con garbo" "guardi che chiamo il capotreno, lei non può toccare le mie valigie!" "e lei non può occupare posti per cui non ha pagato" ho messo su le valigie e io e la mia amica ci siamo sedute

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    1. Allunga il racconto ché mi stavo appassionando!

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  4. Ha fatto bene, ha fatto benissimo. E capisco che a rompere le scatole agli altri non sempre si ha voglia, perché poi il malumore fa andare di traverso la giornata.

    Io mi sono impuntata sugli scontrini, e sai quando? Quando nell'ospedale universitario della mia città non ho potuto partorire con l'anestesia perché non c'erano abbastanza soldi per offrire il servizio, nemmeno a pagamento (dai 700 ai 1000 euro, per inciso). Nemmeno pagando, capito? E ho fatto 12 ore di travaglio patendo un dolore molto più grande di quello che potevo immaginarmi.

    Ecco, da allora ho pensato: io le tasse le pago. Ora le paghi anche tu.
    E ti dirò, la prima volta che l'ho chiesto mi vergognavo. Ora è routine, e soprattutto, di solito sono quelli che rispondo "oh, certo, ecco" che si vergognano un po'.

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    1. Ciao!
      Ti ringrazio molto per la testimonianza - mi ricorda un po' quella di mia sorella, madre di occhiblu quissù, che ha fatto un giorno di travaglio prima di sentirsi dire "ha l'utero troppo stretto, non si dilata. Cesareo".

      Anche il tuo mi pare un ottimo esempio di civiltà, nonché di sana incazzatura.
      Ti seguirò ;-)

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