mercoledì 31 ottobre 2012

Li Manfroditi

Un altro mese è volato, e finito, e non c'è modo migliore di salutarlo che con un sonetto del Belli.
Come ci sono tornato?
Ieri, a Roma, si è tenuto un raffinato incontro sulla presentazione di un volume che raccoglie traduzioni in russo di quasi duecento sonetti di Giuseppe Gioachino Belli ad opera di Evgenij Solonovič, uno dei più colti e sopraffini italianisti russi.
Io ero in visibilio: un attore romano recitava il sonetto in romanesco - dire recitava è davvero riduttivo - e l'italianista, idolo di ogni aspirante traduttore letterario, recitava la sua versione in traduzione.
Un lavoro grandioso, il suo. Epocale e magistrale.
 Vi saluto con il sonetto che più mi ha fatto morire dal ridere.


Li Manfroditi

     Li manfroditi sò (ggià cche tte preme
de stillatte er ciarvello in st’antra bbega),
sò ppe ffattucchieria de quarche strega
ommini e ddonne appiccicati inzieme.
             
     Loro sò mmaschi e ffemmine medeme,
 e ssi jje viè er crapiccio d’annà in frega
cazzo e ffreggna je sta ccas’e bbottega
pe ddà ar bisogno e ppe rrisceve er zeme.
           
     Quer poté appiccicasse e ffà ll’amore
co cchiunque te capita d’avanti,
nun te pare un ber dono der Ziggnore?
           
     All’incontrario poi tanti e ppoi tanti,
gente lescit’e oneste e dde bbon core,
nun troveno a scopà mmanco li santi.



9 gennaio 1832 - Der medemo


martedì 23 ottobre 2012

Viktor Erofeev

La vita consiste nel distrarsi dalla morte.
                    V. Erofeev, Il buon Stalin



domenica 21 ottobre 2012

Cose che ti passano gli amici

Il corpo e i suoi interstizi.
Le sue mutevolezze.
Grotte.
Un coniglio fuori dal cappello.
Una forza straordinaria.
Sperimentazioni.
Moderno.




sabato 20 ottobre 2012

La felicità dei cittadini

A me ha commosso molto.
Ci vorrà pure poco a smontare la politica di Obama, ma il fatto che abbia reso felici dei cittadini, non soltanto delle persone nelle loro singole vite, a me non sembra affatto poco.




sabato 13 ottobre 2012

La mia WIN Conference



Latitanza assoluta. Mi dispiace.
Ma mi ritaglio una mezz'ora per darvi almeno qualche assaggio dell'esperienza di WIN a cui ho partecipato.

Arrivo all'hotel che ospita l'evento e mi viene il panico: ritrovarmi in un contesto così di lusso, laccato, lustrato, per bene, misurato, non mi lascia a mio agio.
Sono molto in anticipo, siamo ancora in pochi. Anzi, dovrei dire poche, visto che oltre a me l'unico maschio è un quarantenne americano che ho rincorso per tutte e tre le giornate. 
Strana sensazione, devo dire, ma resisto.

Nelle ore a seguire la hall si riempie. Centinaia di donne, tra i 25 e i 60 anni: chi in minigonna con tacchi vertiginosi, chi in vesti nazionali, indiane per la maggioranza, chi leopardate, chi in tailleur, chi alternativa: e già da lì capisci che sarà molto più complicato e meno monolitico di quanto non avessi immaginato.

Alle 13.00 tutto comincia: saluti, piccolo concerto di benvenuto, acclimatamento e poi uno strascico di workshop a non finire. 
Qui l'agenda dei tre giorni di incontro. (C'è anche il mio nome: ho partecipato al WIN YOUNG FORUM).
Credo ci sia poco da spiegare, ancora meno da raccontare. Non è, per quanto mi riguarda, un'esperienza narrabile.
Posso, però, provare a mettere in evidenza, per lasciarli aperti alla riflessione, alcuni punti.

Poche volte prima di allora mi ero ritrovato in situazioni collettive di 900 persone (!), di cui il 5% uomini e il resto donne. Mizzica se ti senti in minoranza! E mizzica se te ne stai buono! Non che abbia mai ricevuto opposizioni o reticenze, al contrario, eravamo davvero tutte e tutti uniti/e. Ma senti che il tuo essere presente non è scontato, non è quasi previsto. Sei il benvenuto, ma non necessario.
E' qualcosa di cui ho parlato anche con Rémy, ragazzo franco-iraqueno dipendente di Unilever, con cui è nato un bellissimo dialogo. Lui, eterosessuale, si sentiva esattamente come me.
E poi gli incontri, i sorrisi scambiati consapevoli che non ci si sarebbe mai più rivisti, probabilmente, ma felici proprio per questo di non mancare l'occasione.
Mara, Viviana, Maggy, Grethe, Kristin, Zeljka, Rémy, e molte altre - Lorella!: grazie.

Unica nota stonata, anche se si tratta di una valutazione del tutto legata al gusto, quasi al carattere singolo, direi: troppo americano. Stage, speaker con microfonino, discorsi di apertura delle giornate preparati e accattivanti, come in politica, a volte retorici, come in politica. 
Io preferisco ancora i piccoli discorsi, con meno pretese.
Ma gestire 1000 persone è impresa ardua, perciò capisco. Ci sto.
Non so se mi interesserà ripetere l'esperienza, ma farla una volta nella vita è d'obbligo.