sabato 13 ottobre 2012

La mia WIN Conference



Latitanza assoluta. Mi dispiace.
Ma mi ritaglio una mezz'ora per darvi almeno qualche assaggio dell'esperienza di WIN a cui ho partecipato.

Arrivo all'hotel che ospita l'evento e mi viene il panico: ritrovarmi in un contesto così di lusso, laccato, lustrato, per bene, misurato, non mi lascia a mio agio.
Sono molto in anticipo, siamo ancora in pochi. Anzi, dovrei dire poche, visto che oltre a me l'unico maschio è un quarantenne americano che ho rincorso per tutte e tre le giornate. 
Strana sensazione, devo dire, ma resisto.

Nelle ore a seguire la hall si riempie. Centinaia di donne, tra i 25 e i 60 anni: chi in minigonna con tacchi vertiginosi, chi in vesti nazionali, indiane per la maggioranza, chi leopardate, chi in tailleur, chi alternativa: e già da lì capisci che sarà molto più complicato e meno monolitico di quanto non avessi immaginato.

Alle 13.00 tutto comincia: saluti, piccolo concerto di benvenuto, acclimatamento e poi uno strascico di workshop a non finire. 
Qui l'agenda dei tre giorni di incontro. (C'è anche il mio nome: ho partecipato al WIN YOUNG FORUM).
Credo ci sia poco da spiegare, ancora meno da raccontare. Non è, per quanto mi riguarda, un'esperienza narrabile.
Posso, però, provare a mettere in evidenza, per lasciarli aperti alla riflessione, alcuni punti.

Poche volte prima di allora mi ero ritrovato in situazioni collettive di 900 persone (!), di cui il 5% uomini e il resto donne. Mizzica se ti senti in minoranza! E mizzica se te ne stai buono! Non che abbia mai ricevuto opposizioni o reticenze, al contrario, eravamo davvero tutte e tutti uniti/e. Ma senti che il tuo essere presente non è scontato, non è quasi previsto. Sei il benvenuto, ma non necessario.
E' qualcosa di cui ho parlato anche con Rémy, ragazzo franco-iraqueno dipendente di Unilever, con cui è nato un bellissimo dialogo. Lui, eterosessuale, si sentiva esattamente come me.
E poi gli incontri, i sorrisi scambiati consapevoli che non ci si sarebbe mai più rivisti, probabilmente, ma felici proprio per questo di non mancare l'occasione.
Mara, Viviana, Maggy, Grethe, Kristin, Zeljka, Rémy, e molte altre - Lorella!: grazie.

Unica nota stonata, anche se si tratta di una valutazione del tutto legata al gusto, quasi al carattere singolo, direi: troppo americano. Stage, speaker con microfonino, discorsi di apertura delle giornate preparati e accattivanti, come in politica, a volte retorici, come in politica. 
Io preferisco ancora i piccoli discorsi, con meno pretese.
Ma gestire 1000 persone è impresa ardua, perciò capisco. Ci sto.
Non so se mi interesserà ripetere l'esperienza, ma farla una volta nella vita è d'obbligo.

2 commenti:

  1. Risposte
    1. A te!
      Mi dispiace non essere in grado di farvi leggere un resoconto più dettagliato di questa esperienza, ma è qualcosa che ancora gira dentro di me.
      Diciamo che spero di farvene leggere i risultati :-)

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