mercoledì 31 ottobre 2012

Li Manfroditi

Un altro mese è volato, e finito, e non c'è modo migliore di salutarlo che con un sonetto del Belli.
Come ci sono tornato?
Ieri, a Roma, si è tenuto un raffinato incontro sulla presentazione di un volume che raccoglie traduzioni in russo di quasi duecento sonetti di Giuseppe Gioachino Belli ad opera di Evgenij Solonovič, uno dei più colti e sopraffini italianisti russi.
Io ero in visibilio: un attore romano recitava il sonetto in romanesco - dire recitava è davvero riduttivo - e l'italianista, idolo di ogni aspirante traduttore letterario, recitava la sua versione in traduzione.
Un lavoro grandioso, il suo. Epocale e magistrale.
 Vi saluto con il sonetto che più mi ha fatto morire dal ridere.


Li Manfroditi

     Li manfroditi sò (ggià cche tte preme
de stillatte er ciarvello in st’antra bbega),
sò ppe ffattucchieria de quarche strega
ommini e ddonne appiccicati inzieme.
             
     Loro sò mmaschi e ffemmine medeme,
 e ssi jje viè er crapiccio d’annà in frega
cazzo e ffreggna je sta ccas’e bbottega
pe ddà ar bisogno e ppe rrisceve er zeme.
           
     Quer poté appiccicasse e ffà ll’amore
co cchiunque te capita d’avanti,
nun te pare un ber dono der Ziggnore?
           
     All’incontrario poi tanti e ppoi tanti,
gente lescit’e oneste e dde bbon core,
nun troveno a scopà mmanco li santi.



9 gennaio 1832 - Der medemo


9 commenti:

  1. cioè... ma non è che prima che in russo magari li si potrebbe tradurre in italiano? O esitono già nella lingua ove il sì sona? anche se questo è capibile non lo saranno proprio tutti!

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    1. Insolente.
      Belli si starà rivoltando nella tomba ;-)

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    2. Ma no scusa, è romanesco, non italiano, chi non lo sa non lo capisce. è un'altra lingua: ci vuole il testo a fronte. Legitti questa:

      I bu, di Tonino Guerra.

      Andè a di acsè mi bu ch' i vaga véa,
      che quèl chi à fat i à fat,
      che adèss u s'èra préima se tratòur.

      E' pianz e' cór ma tótt, ènca mu mè,
      avdài ch'i à lavurè dal mièri d'an
      e adès i à d'andè véa a tèsta basa
      dri ma la córda lònga de mazèl.

      Non sarebbe più facile con il testo a fronte? :-P

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    3. Ma tu hai ragione!
      Tuttavia non so: temo che tradurre dal romanesco toglierebbe ogni coloritura al testo. La traduzione in russo, infatti, non prevedendo questa lingua varianti dialettali, compensa ricorrendo a registri più bassi e al MAT = linguaggio dell'osceno, parolacce, roba simile.
      Non lo so. Come compensare? O forse si potrebbe affiancare una traduzione interlineare in italiano corrente giusto per rendere il testo intellegibile.

      Della tua ho capito poco, in effetti XD

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  2. I buoi

    Andate a dire così (come se niente fosse) ai miei buoi che vadano via,
    che quel che hanno fatto hanno fatto,
    che adesso si ara prima col trattore (si va più veloce)

    Piange il cuore a tutti, anche a me
    a vederli che hanno lavorato delle migliaia di anni
    e adesso devono andare via a testa bassa
    dietro alla corda lunga del macello.

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  3. Però Marina io sostengo che chi ha studiato il latino è in grado di capire, con uno sforzo più o meno grande, tutti i dialetti della lingua italiana. E mi sembra una cosa bellissima! E un buon motivo per (far) studiare il latino. Tradurre i dialetti italiani in un'altra lingua, che non ha altrettanti e altrettali dialetti è un enorme problema :/ Per es., come si fa con l'inglese? C'è poco. Invece con il greco e suoi dialetti si potrebbe fare ahahah

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